Gioco
"Banda delle ville", truffato anche un ingegnere genovese «Mi hanno fatto perdere un sacco di soldi»
Livorno: il professionista, in affari per la vendita e le gestione di un hotel ligure, avrebbe pagato oltre 100.000 euro e ha poi denunciato il raggiro
LIVORNO. Ha sborsato 100.000 euro nella speranza di vendere l’hotel che aveva da poco finito di costruire in Liguria. Ma alla fine non solo non ha concluso l’affare perdendoci i soldi, ma ci ha rimesso pure «altre decine di migliaia di euro di spese di commercialista».
Durante il processo sulla cosiddetta “Banda delle ville” ha parlato uno degli imprenditori raggirati, un ingegnere di Genova che aveva concluso un accordo per vendere l’albergo da poco edificato per 13 milioni. L’acquirente doveva essere Nicola Calderini che per rassicurare l’interlocutore sui ritardi dell’operazione andata avanti dal 2019 al 2020 e l’esborso finalizzato al nulla, secondo la testimonianza dell’imprenditore, prima lo avrebbe rassicurato, anche attraverso alcuni sodali, di essere figlio di una famiglia attiva nel settore dei rimorchiatori labronici. «È un imprenditore serio». Stesse rassicurazioni perfino dopo l’arresto, nel maggio 2020, di Calderini. Con l’affare che si sarebbe comunque concluso. «Le persone con le quali mi stavo relazionando da mesi – le parole dell’imprenditore – mi avevano detto che avrebbero comunque acquistato l’albergo. Mi hanno perfino parlare al telefono col padre di Calderini, sostenendo che avrebbe pagato tutto lui, ma dall’altra parte della cornetta mi è sembrata una persona inconsapevole di ciò che stava accadendo».
L’intesa prevedeva la vendita dell’hotel e, allo stesso tempo, la gestione da parte della società dell’ingegnere che avrebbe poi dovuto versare una percentuale agli acquirenti. «Prima ho versato 52. 000 euro su un conto di Sharm el-Sheikh per costituire una società inglese che sarebbe stata propedeutica alla vendita – ha sottolineato l’imprenditore – poi siccome i soldi in Egitto non arrivavano, per problemi non riconducibili a me, mi hanno convinto a fare un altro bonifico di 25. 000 su un conto italiano. Soldi che, dopo l’accredito di Sharm, mi avrebbero dovuto restituire e che non mi hanno mai ridato. Anzi, mi hanno fatto costituire un’altra società con la promessa del reso. Poi ho versato altri soldi, fino ad arrivare a quasi 100.000 euro, gli ultimi dei quali 18.000 necessari per ricevere un assegno di 200.000 che però non ho mai ricevuto, anzi: Calderini, facendo delle foto all’assegno, mi ha mostrato l’immagine di un documento da 200.000 dollari canadesi, cioè 120.000 euro, che poi in mano non ho mai avuto. Ogniqualvolta si avvicinava la data di chiusura c’era un problema. Queste persone mi hanno fatto perdere un sacco di soldi, riunioni su riunioni fra Milano, Livorno e Genova, avevamo pure preso l’impegno per ammobiliare l’hotel per due milioni, ma il mobiliere se non gli venivano anticipati almeno 300.000 euro non partiva. Hanno proposto a me di anticiparli, ma non l’ho fatto». l
S.T.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=bbe6574)