Il Tirreno

Livorno

Il derby di basket

«Sugli spalti vinciamo sempre noi»: il popolo Pielle è già in clima-partita

di Alessandro Lazzerini
Coach Cardani durante un time out (foto Nucci)
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Coach Cardani durante un time out (foto Nucci)

Tra riti scaramantici e programmi minuziosi parlano i tifosi biancoblù: «L’attesa è snervante e il tempo non passa mai» 

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Livorno Il derby è attesa, tensione e rivalità. Il derby è mille sfumature diverse che chi non è di Livorno non può capire. Due tifoserie, così opposte per fede sportiva quanto uguali per le sensazioni che vivono durante la giornata più attesa. «La tensione per la stracittadina comincia da quando escono i calendari – esordisce Eleonora Catastini, volto delle Rebels Girls -. L’attesa è snervante e le ore sembrano non passare mai. Seguo la PL da quando avevo 3 anni e ricordo il Pala Allende stracolmo di gente. Andavo con mio babbo, mentre io oggi porto le mie due figlie di 16 e 7 anni. Ecco vedere le tre generazioni insieme in curva è la mia emozione più bella. Un pronostico? In campo è difficile sbilanciarsi, sugli spalti non c’è storia: come sempre vinciamo noi».

Sulla stessa lunghezza d’onda l’amica e “compagna di balaustra” Veronica D’Andrea. «Il derby non è una partita, è la partita. Nel giorno della partita si azzera tutto e sembra di vivere in una bolla in cui tutto va a rilento, la palla a due non arriva mai. Ho tantissimi ricordi legati a questa sfida e mi basta vedere una foto per tornare indietro con la mente a ogni partita. Riti scaramantici? Non ne ho di particolari, ma mi piace indossare sempre gli stessi calzini azzurri con le stelle bianche, i colori del mio cuore».

C’è chi ha organizzato la giornata in modo minuzioso per esserci il prima possibile, anche magari a partita in corso. E’ il caso di Davide Seminara, calciatore del Ghiviborgo che in Serie D ha una partita alle 14.30. «Ho organizzato tutto minuziosamente. I miei genitori vengono a vedere la partita portando la mia macchina, perché tornando con il pullman non potrei mai arrivare in orario. Non appena finita la partita, salirò in macchina in direzione Modì. In una giornata così esserci è troppo importante. Un nome che può deciderla? Per noi dico Lo Biondo».

Vacanza organizzata ad hoc per l’ex guardalinee di Serie A Giorgio Niccolai, fino a ieri a Marrakech e tornato giusto in tempo per il derby. «Ho portato con me la sciarpa della Sud che mi accompagna in ogni vacanza, come in estate sul centrale di Wimbledon. Sarà un duello pazzesco che avrà eco in tutta Italia, con uno spettacolo fantastico di 8mila spettatori. Questa è la dimostrazione di come Basketcity sia tornata. Il merito va a chi anche negli anni scorsi ha avuto la forza, l’amore e il coraggio per il basket e per queste due società. Un nome? Per noi punto su Chiarini e ovviamente forza PL». Sugli spalti ci sarà grande attesa per il supporto delle due tifoserie. La Sud in settimana si è riunita per organizzare al meglio coreografie e tutto il resto. «Perché la PL? Ci giocavo da ragazzo ed è stato amore a prima vista – dice Andrea Catania dei South Steps-. Mi sono innamorato di quel dna battagliero, grintoso che incarna al meglio la mentalità di noi livornesi. Su ogni palla vagante si lotta con cuore e orgoglio, questi sono i valori dei colori biancoblù. Siamo pronti a sostenere i nostri ragazzi. Grinta e voglia di lottare per un popolo che tra società, squadra e tifosi è diventato una cosa sola».

Non è derby senza sfottò, senza quella sana rivalità che anima questo confronto epico. Se dovesse spiegare a un “forestiero” la differenza tra le due fazioni Gianluca Lomi, pilastro dei Rebels, non avrebbe dubbi. «La Libertas è una moda, la PL è una fede. Noi siamo quelli del popolo, quelli di scoglio, loro hanno la puzza sotto il naso. Sui gradoni del Forum alzeremo forte il nostro coro, il nostro vanto di essere piellini. Amaranto? Solo il Livorno». l

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