Il Tirreno

Livorno

Il derby di basket

Qui Libertas: «Queste sfide sono la nostra storia, la squadra lotti in campo per noi»

di Fabrizio Pucci
Qui Libertas: «Queste sfide sono la nostra storia, la squadra lotti in campo per noi»

Parlano i tifosi amaranto durante la stracittadina: «Noi squadra forte, puntiamo sul talento di Tozzi, Allinei e Buca»

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LIVORNO. Dal lunedì al sabato Cristiano Spadoni è un valente avvocato. La domenica, però, i codici civile e penale restano nel cassetto da cui invece spunta la bandiera amaranto con la doppia L. E sui gradoni del palasport il pathos eguaglia, se non supera quello delle sue migliori arringhe. Spadoni regala subito un incipit da titolo: «Il derby non si gioca, si vince».
 
Ma siccome in questo gioco non è contemplato il pareggio, c’è anche la possibilità che non vada bene. Per Cristiano sarebbe comunque un ko di veloce metabolizzazione perché...«in ogni caso - afferma con orgoglio - i Libertassini hanno vinto quando hanno scelto e sono andati o, nel mio caso sono stati condotti dai genitori, nella parte giusta del palazzetto». Sergio Crocetti, 54 anni da compiere il prossimo 7 marzo è uno della vecchia guardia: «Che cosa mi aspetto da questo derby? In primis che vinca lo sport. Mi piacerebbe che la nostra città andasse sui tg nazionali per far vedere a tutto il Paese la rinascita della passione per questo sport e la voglia di basket che c’è a Livorno. Rivivere il derby in serie A sarebbe ancora più bello. Come tifoso sfegatato della Libertas mi auguro naturalmente di poter rivivere quella apoteosi del +39 andata in scena il 4 gennaio 1987 quando ancora studiavo al liceo. Confido molto sulla tenacia e la saggezza della nostra squadra quest’anno arricchita a mio avviso da tre giovani talentuosi Tozzi, Allinei e Buca». Federica Tani è una lady amaranto. Per lei la Libertas è un amore mai sopito. Il suo nome figura tra quello dei fondatori della new wave della società di via Pera: «Mi aspetto senza dubbio di vedere una buonissima pallacanestro da parte dei ’miei ragazzi’. Sono certa che useranno testa e cuore per portare a casa il derby. Io sarò lì, al loro fianco. Come sempre, perché la Libertas è un valore assoluto, da rispettare e da tramandare di generazione in generazione». Chi vive un derby nel derby è Alberto Nassi: «Mio padre Riccardo è tifoso della Pielle. Ovviamente spero di vincere per sovvertire per una sera le gerarchie familiari. Il bello della stracittadina è proprio questo: arrivare insieme fino alla porta del Modigliani Forum e dividerci per andare ognuno nella propria curva. E dopo ritrovarsi a casa, tra sfottò e abbracci. Di certo domenica sera uno sarà più allegro. E quello spero - con tutto l’amore che ho per mio padre - di essere io. Forza Libertas!»
 
Invece Stefano Rocchi prima di parlare del derby spiega perché ha il cuore amaranto: «La mia fede libertassina nasce nel 1983 quando mi ritrovo in una prima classe dell’IPC Colombo di via San Gaetano con tutti quanti i compagni tifosi piellini. Io da unico "straniero" visto che ero di Collesalvetti, per carattere da sempre in antitesi con il volere della massa, scelgo di difendere da solo la causa Libertas. Dal derby mi aspetto il consolidamento della crescita della mentalità dei tifosi Libertas e Pielle affinché possa fungere da amplificazione di cassa di risonanza in tutto il panorama cestistico nazionale. Al di là della propria fede sarà la festa di Livorno basket-city. Da tifoso LL mi auguro che si possa puntellare nuovamente la chiesa al centro del villaggio come veniva spesso fatto negli anni 80». La chiusura è con Andrea Luti, uno dei tifosi libertassini più conosciuti visto che è sempre stato in prima linea al fianco di questa maglia. Il 27 maggio 1989, giorno dello scippo dello scudetto firmato dall’Olimpia Milano, era alla balaustra. Quello scempio a cui ha assistito all’età di 20 anni, però, non solo non gli ha fatto perdere di vista i valori veri dello sport, ma li ha addirittura consolidati. Così ci regala una lettura assolutamente da condividere perché questo è lo spirito vero del derby. Chi la pensa diversamente è fuori strada: «Mi aspetto tanto sudore e rispetto in campo e tanti bambini e ragazzi giovani sugli spalti. Sarebbe davvero un bello spot per la Livorno del basket». l© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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