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L'intervista

Livorno, l'ex direttore del carcere Mazzerbo: «Candidato? Perché no. Torni a votare chi non lo fa più»

di Juna Goti
Livorno, l'ex direttore del carcere Mazzerbo: «Candidato? Perché no. Torni a votare chi non lo fa più»<br>

Prospettiva Livorno: «Serve un nome nuovo per essere credibili»

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Livorno Fino al primo luglio di due anni fa, quando è andato in pensione, è stato l’uomo che per una vita ha diretto le carceri: Livorno, Porto Azzurro, Massa Marittima, la Gorgona, con il suo modello di isola-carcere. Tre figli, 66 anni, catanese di origine e livornese di adozione, oggi Carlo Mazzerbo è uno dei volti di punta di Prospettiva Livorno, la lista che vede impegnati dal presidente di Reset Pino Pera all’ex assessore Giovanni De Peppo. È diplomatico quando c’è da parlare della sua candidatura a sindaco o della rottura ormai plateale con 5 Stelle e Buongiorno: fa quello che fino all’ultimo, con Prospettiva, proverà a tenere la porta aperta, per la serie non abbiamo rotto noi. Ma c’è una condizione chiara: programma e nome nuovi, di rottura col passato. E su questo l’intesa a oggi non c’è.

Mazzerbo oggi parliamo di politica, ma lei per molti anni ha fatto un altro mestiere: come si è avvicinato a Prospettiva?

«Non ci pensavo minimamente alla politica. Mi hanno avvicinato prima Giovanni (De Peppo), che era il garante dei detenuti, poi Pino (Giuseppe Pera) che mi aveva chiesto di partecipare come istituzione alle iniziative dell’associazione Reset. Avevo apprezzato questa idea di coinvolgere gli ultimi, i detenuti. Mandavamo i nostri ragazzi a fare volontariato con Pino e alcuni continuano a farlo anche dopo aver scontato la pena. Ho potuto apprezzare non solo il lavoro, ma la persona: un sognatore concreto, che sa che bisogna lavorare tutti i giorni perché i sogni si possano realizzare, con perseveranza e fiducia. Poi ho conosciuto tutto il gruppo, persone con cui è bello incontrarsi, ed è nata questa idea della lista civica».

Senza girarci tanto intorno: sarà lei il candidato sindaco? Ora si può dire ufficialmente?

«Quando sono andato in pensione non mi sono avvicinato con questa idea, né Pino me l’aveva proposto. Ma chiaramente a Prospettiva se io fossi il candidato starebbe molto bene, c’è fiducia. Prima però lavoriamo al programma, vogliamo fare qualcosa di nuovo, di originale per Livorno. Altrimenti sarebbe l’ennesimo movimento, partitino o lista di cui non c’è bisogno».

Capisco la diplomazia, ma il suo nome ormai è dato per scontato in vari ambienti, sta partecipando in prima persona a incontri e dibatti, nessuno lo ha mai smentito.

«Sì, Prospettiva vede in me un possibile referente. Poi se il nostro programma è condiviso con gli altri, vediamo di scegliere insieme il nome. Ma deve essere una persona nuova, appassionata, che abbia una storia significativa».

Lei comunque accetterebbe?

«Sì, perché mi piace il programma. Dopo 39 anni di lavoro mi stavo godendo la pensione, ma non sono uno che se ne sta a casa a lamentarmi, non sono fatto così. Se si crea una bella squadra perché no, proviamoci. Diceva un saggio: tu mi dai la luna, male che vada sei stato tra le stelle, non nel deserto».

Prima ha citato “gli altri”, ma chi? A oggi Prospettiva non fa parte dell’alleanza M5S-Buongiorno-sinistra: quella strada non è chiusa?

«Io mi auguro di no, sarebbe un peccato. Credo che sia opportuno confrontarsi sul programma, sgombrare il campo da nomi, pregiudizi, preclusioni. Noi siamo disponibili a farlo: l’unica condizione è che vorremmo che il candidato, così come il programma, fosse una grande novità, un segnale di forte discontinuità col passato».

E Valentina Barale, capogruppo di Bl, non lo sarebbe?

«Non lo so. Per carità, io l’apprezzo. Ma ho sempre detto che ci vuole discontinuità anche per attrarre chi ormai si è allontanato dalla politica. Chi ha fatto politica in questi anni ha un valore, è prezioso, ma credo che dovrebbe dare un contributo diverso. Poi questa è una mia opinione personale».

Si dice che agli ultimi incontri ci siano state discussioni anche accese con 5 Stelle e alleati. L’intesa finora è saltata per il nome del candidato o c’è anche altro?

«Io non c’ero agli ultimi incontri, però c’è anche dell’altro e secondo me sono cose facilmente superabili. A volte si fa l’errore di metterla su un piano personale, invece noi dobbiamo uscire da questa logica, parlare di cosa serve alla città, se tutti partiamo dal presupposto che chi ha amministrato non è di nostro gradimento e vogliamo riproporre qualcosa di nuovo, dobbiamo unirci tutti insieme, altrimenti facciamo un favore a Salvetti e a Guarducci».

Quindi?

«Quindi speriamo sempre di non essere soli, insieme si va più lenti ma si va sempre più lontani».

Senta perché i livornesi dovrebbero votare Prospettiva Livorno? Da quali battaglie partirete?

«Partiamo dalla volontà di cambiare il paradigma di fare politica in città, puntando su cultura, partecipazione, quartieri, apertura degli spazi, valorizzazione e gestione dei beni comuni. Abbiamo gente che in questo ha un’esperienza che non è di parole, ma di fatti: forse in Comune neanche sanno quanti beni di proprietà abbandonati hanno, mettiamoli a posto, riconsegniamoli ad associazioni, giovani, così si fa cultura, si tolgono spazi alla delinquenza. Chi governa dovrebbe coinvolgere i cittadini, per esempio facendo finalmente gestire dai quartieri una parte del bilancio. I cittadini non dovrebbero dover arrivare a protestare per fare politica».

Ha detto che anche lei è un sognatore: da candidato che sogno avrebbe per la città?

«Per esempio Livorno può diventare la città del volontariato, non come qualcosa che supplisce le manchevolezze del pubblico, ma come forza motrice, valore aggiunto».

La vostra è una forza civica che di fatto si troverà davanti tutti candidati sindaci di stampo civico, dal centrosinistra al centrodestra: Luca Salvetti non ha tessere, Alessandro Guarducci non ha tessere, Valentina Barale, se sarà lei la candidata, non è ancora ufficiale, ha la tessera di Bl che comunque non è un partito. Si complica anche la carta del civismo…

«Della serie tutti civici?»

Già.

«Non mi spaventa, sa perché? Perché in molti casi – non parlo della Barale che è un’altra storia – il candidato civico è solo un escamotage dei partiti per attrarre di più. Noi siamo persone che amano questa città, che ci mettono cura, passione, tempo, non abbiamo ambizioni di carriera o di posti. La nostra è un’esperienza che nasce dalla volontà di decentrare, di partecipare».

Vuol dire che secondo lei gli ultimi quattro anni e mezzo di amministrazione Salvetti non hanno risposto a questa necessità di partecipazione?

«La nascita dei comitati lo dice. Sui fumi delle navi non si può far finta di nulla. E mi devono spiegare perché fanno il Cubone in un’area verde e non in una già cementificata come l’ex Labrogarden».

Con i comitati, che si sono anche riuniti in un coordinamento, potreste tentare un percorso comune?

«A breve uscirà il nostro programma, mi auguro che sia condiviso da molti. È l’ora che questa città dia uno spazio attivo ai cittadini, di energie ce ne sarebbero tantissime».

Realisticamente a quanto puntate in termini elettorali?

«Da sognatori puntiamo in alto. I luoghi speciali, come la Gorgona dove ho avuto la fortuna di lavorare, e come la città di Livorno, meritano progetti ambiziosi».

In alto cosa vuol dire?

«Intanto riuscire a fare una bella squadra insieme agli altri...».

La devo interrompere: insiste con “gli altri”, ma non siete alleati, da fuori si ha l’impressione che siate al muro contro muro sul candidato sindaco con la compagine 5 Stelle-Buongiorno-Pap.

«Con il rispetto di tutti, noi siamo convinti che un programma nuovo, rivoluzionario, vada interpretato – avvalendosi dell’apporto di tutti – da persone che lo sentono loro e che sono una forte novità. Ho sempre detto che io faccio non uno, ma due passi indietro se c’è una persona che ha queste caratteristiche. Però, ripeto, possiamo davvero avere credibilità solo se siamo una novità a tutto tondo».

Non avete paura di portarvi via voti a vicenda con i 5 stelle se non correte insieme? Del resto dentro Prospettiva ci sono anche volti della giunta Nogarin, come l’ex assessora Paola Baldari.

«Sicuramente non è la cosa più intelligente che si possa fare, sono il primo a dirlo. Comunque il nostro primo obiettivo è ampliare il bacino e riportare a votare chi non lo fa da anni perché non ci crede più. Io stesso sono tra quelli che ogni volta hanno mille dubbi e poi si turano il naso e votano. Ma se ci fosse un movimento, un gruppo, che ha intenzione di applicare il bilancio partecipato, di aprire gli spazi abbandonati, di far vivere la città, vorrei almeno conoscerlo, provarci. Questo è il bacino che ci interessa, da lì bisogna ripartire». l

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