Gioco
Livorno, per sindaco e assessori scatta il terzo aumento di stipendio
Per il primo cittadino si sale per legge fino a 11.040 euro lordi al mese
Livorno La sezione “amministrazione trasparente” del sito del Comune per ora riporta correttamente quanto sindaco e assessori hanno riscosso nell’ultimo anno: a Luca Salvetti sono spettati 9.778,45 euro lordi al mese, alla vicesindaca Libera Camici 7.333,84 euro e agli assessori 5.867,07 euro, sempre considerando l’indennità mensile lorda. Ma da questo mese per la giunta livornese, come per gli altri amministratori dei comuni italiani, scatta il terzo aumento di stipendio previsto dalla legge di bilancio dello Stato di due anni fa. Quindi per il sindaco l’indennità di funzione sale definitivamente a 11.040 euro lordi al mese, ovvero l’80 per cento di quanto prende il presidente della Regione (in termini di retribuzione netta fanno circa 6.600 euro). Per gli assessori si passa dai 3.124 euro lordi di inizio mandato ai circa 6.600 euro lordi al mese di questo inizio 2024 (nel frattempo, nel gennaio del 2023, anche per gli assessori c’era stato il secondo scatto a 5.867,07 euro, ovvero circa 3.800 euro netti).
Riassumendo: fino al 2021 al primo cittadino spettavano 5.206 euro lordi al mese (intorno ai 4.400 netti) e dopo l’aumento a scaglioni, negli ultimi sei mesi di mandato andrà a prenderne 11.040 lordi (circa 6.600 netti al mese); la vicesindaca passerà a 8.280 euro lordi, poco più di 4.300 netti; gli assessori a 6.624 euro lordi, ma in questo caso le cifre nette oscillano in media tra i 3.500 e i 4.200 euro al mese, considerando che per esempio gli assessori che hanno la tessera del Pd prendono meno perché versano il 20 per cento della loro indennità al partito. Si aggiunge il presidente del consiglio comunale, Pietro Caruso, al quale in questi ultimi sei mesi di mandato spetteranno 3.312 euro lordi, circa 1.500 netti, quota dimezzata visto che nel 2019 ha deciso di mantenere il proprio lavoro senza prendere l’aspettativa.
Come dicevamo, il terzo scatto è per tutti gli amministratori italiani che nel 2022 avevano deciso di rinunciare all’aumento tutto d’un colpo previsto dallo Stato: i Comuni con i conti in ordine avevano infatti potuto scegliere se portare da subito al massimo le indennità o se optare per un aumento graduale, in tre step. E su questo Salvetti aveva fatto leva in mezzo allo scontro che si era acceso a suo tempo con le opposizioni, rivendicando di avere insieme agli assessori «rinunciato agli aumenti immediati, lasciando così nelle casse comunali in 24 mesi complessivamente oltre 350 mila euro».
«L’aumento delle indennità – torna a dire oggi il sindaco – è una cosa che non ho certo deciso io, è una legge fatta dallo Stato e applicata a tutti gli amministratori italiani. Ogni comune che ha i conti in ordine poteva però scegliere di aumentare lo stipendio sin da subito ai livelli massimi che entrano in vigore da questo gennaio. Noi abbiamo deciso di rinunciare a questa opzione. Si tratta di risorse che sono rimaste nelle casse comunali a disposizioni di servizi per i cittadini e opere per la città. Una decisione che abbiamo preso con tutta la giunta in tre minuti e che rivendichiamo». «Di fatto il sottoscritto – aggiunge poi – in due anni ha deciso di non riscuotere quasi 40mila euro in più».
Certo è che oggi chi si candida alla carica di sindaco, o ambisce alla poltrona di assessore, sa di poter contare, se viene eletto o nominato, su cifre ben diverse da quelle previste nel 2019 e nelle precedenti tornate elettorali.
È vero: era nello spirito della legge riconoscere le responsabilità crescenti degli amministratori locali. E coloro che hanno intenzione di candidarsi forse ribatterebbero tutti, a turno, di non volerlo fare per i soldi. Ma a sei mesi dalle elezioni comunali, la corsa si fa comunque più appetibile per tutti. l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
