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Valerio Mazzoni, lo scienziato di Livorno che depista gli insetti e salva i vigneti: «Disturbiamo i parassiti con le vibrazioni»

di Claudio Marmugi
Valerio Mazzoni in mezzo alla vigna
Valerio Mazzoni in mezzo alla vigna

Il ricercatore entomologo inventa la disciplina della Biotremologia. «Nel 2017 il primo apparecchio: tecnica oggi usata in tutto il mondo»

27 dicembre 2023
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LIVORNO. Il mondo degli insetti vibra. E comunica attraverso le vibrazioni. Questo è uno degli sviluppi futuri della scienza e al centro di questa nuova branca dell’evoluzione scientifica, la biotremologia, c’è uno scienziato livornese, il dottor Valerio Mazzoni, classe 1975.

In pratica, tutti sanno che gli insetti emettono feromoni; Mazzoni, invece, sta dietro ai “ferodoni” (da “donisi”, “vibrare” in greco), un nuovo lemma che sta nascendo proprio in questi mesi frutto del suo lavoro (ci sta lavorando un panel di 15 esperti provenienti da tutto il mondo, messo insieme proprio dallo stesso Mazzoni).

Per capire l’uso infinito degli studi dello scienziato livornese e del suo pool, oggi è possibile coltivare un vigneto senza pesticidi o sostanze chimiche tenendo lontano i parassiti disturbandoli, emettendo delle microvibrazioni percettibili solo da loro, che confondono i loro segnali di aggregazione e accoppiamento.

È facile comprendere come in un mondo sempre più “green” questo sia il futuro, anzi lo è già. Un futuro, quello di Mazzoni, conquistato passo dopo passo: dopo una laurea in scienze agrarie, si è perfezionato prima presso il Museo di Storia Naturale di San Pietroburgo e dopo presso l’Istituto Nazionale di Biologia di Lubiana. Nel 2009 è approdato alla Fondazione “Edmund Mach” di San Michele all’Adige, a pochi chilometri da Trento, dove, nel 2017, è diventato responsabile dell’Unità di Entomologia Agraria e nel 2022 dell’Unità di Difesa delle Piante. Proprio in Trentino ha organizzato i primi due convegni mondiali di biotremologia, la disciplina che studia la comunicazione vibrazionale nel regno animale e che è stata riconosciuta disciplina a sé stante nel 2016. Nel 2017 e nel 2022, due innovazioni tecniche ispirate dalla biotremologia hanno ricevuto il premio europeo “Bernard Blum Biocontrol Product of the Year” quali migliore innovazione nel campo del controllo dei parassiti agrari, lo shaker “Tremos” per la confusione vibrazionale della cicalina della flavescenza dorata e la “Shindo Trap” per la cattura bimodale (feromoni+vibrazioni) della cimice asiatica.

Dottor Mazzoni, come si fa a diventare come lei?

«È quasi per un caso che sono diventato quello che sono diventato. Sono laureato in agraria, ho studiato e fatto il dottorato a Pisa, specializzandomi in “Faunistica dei vigneti”. Poi è successa una cosa che, di fatto, mi ha cambiato la vita, intorno al 2005. Nel mio percorso di studi andai a fare uno stage in Slovenia e vidi cosa facevano con le “vibrazioni”. I colleghi sloveni effettuavano degli esperimenti sulla comunicazione degli insetti – non esisteva nemmeno il nome della materia, e la tecnologia si stava appena sviluppando. Per captare, registrare queste vibrazioni necessiti di un accelerometro ad alta intensività o di un laser vibrometro e l’unico laboratorio adeguatamente attrezzato in Europa era in Slovenia, appunto. Raccoglievano questi dati ma non avevano ancora capito bene come usarli. Come ho trasformato questi esperimenti in una nuova scienza? Tornato in Italia partecipai ad un convegno, a Boario Terme, e uno dei miei docenti, il professor Lucchi, mi disse: “Perché non illustri al mio collega svizzero, il professor Cesare Gessler, i dati che hai raccolto sulla comunicazione degli insetti tramite le vibrazioni?”. Non appena mostrai i dati, Gessler mi guardò e mi disse: “Vuoi lavorare per me?”. La sua base era in Trentino, a San Michele all’Adige, in quella che adesso è diventata la Fondazione Mach percui lavoro. In pratica, mi sono trasferito lì e non sono più tornato indietro».

Ha compiuto i suoi esperimenti in Trentino?

«No, non subito. Nell’immediato, tornai in Slovenia e andai ad approfondire gli esperimenti avviati. Lì scoprii le strategie degli insetti per l’accoppiamento e, in particolare, le tattiche usate dai rivali in amore per sottrarsi la “preda”. Una di queste strategie consisteva nel “confondere” l’avversario, mandare interferenze al rivale, giocando con le frequenze. Questa tattica mi illuminò. Provai a sparare quella frequenza ad un gruppo di insetti su una pianta e vidi che s’immobilizzavano qualunque cosa stessero facendo. Mi si apriva un mondo. Con i risultati di questo primo studio fui assunto».

In cosa consiste il suo lavoro?

«La cosa più ovvia da fare con le vibrazioni è disturbare i parassiti. Non li facciamo accoppiare e quindi replicare. Era un processo già in uso con i feromoni, ma con le vibrazioni non ci aveva mai pensato nessuno. Abbiamo iniziato a lavorare a questa tecnologia nel 2009, nel 2012 siamo usciti con la prima pubblicazione su rivista scientifica internazionale. Nel 2016 la mia materia è diventata una disciplina. Nel 2017 abbiamo costruito il primo apparecchio e oggi ci sono più di 30 ettari nel nord Italia che sono gestiti in questa maniera. Adesso tutto il mondo inizia a guardare con interesse a questa tecnologia – Australia, Nuova Zelanda, America, Francia, Sudafrica, Giappone, tutte le zone dei grandi vini. Perché con gli strumenti che ci sono adesso e i progressi tecnologici generali sta diventando relativamente semplice».

Perché lassù e non qui?

«In Trentino investivano su questo tipo di ricerca, di fatto l’idea è nata qui, studiavo a Pisa quando è cominciato il mio percorso. Nel 2008 il Trentino era una regione ricca, a livello dello standard europeo. Ora si sta ancora bene, ma la crisi si è fatta sentire anche lì».

Quali sono gli sviluppi del suo lavoro?

«La cosa interessante oggi è che abbiamo attirato l’attenzione delle aziende che vogliono costruire nuovi strumenti tecnologici per aprire mercati nuovi. Pensate che quando ho cominciato sparavamo le frequenze sul vigneto con un altoparlante attaccato alla vite col fil di ferro. Oggi, grazie ad un lavoro multidisciplinare con ingegneri, informatici, programmatori, abbiamo sviluppato dei trasduttori meccanici che noi chiamiamo “emettitori” collegati ad un piccolissimo pannello solare che li alimenta e sul quale puoi scegliere la frequenza da trasmettere per i tuoi scopi. Dieci anni fa sarebbe servito un pannello solare grande come una finestra d’appartamento, oggi è tutto miniaturizzato».

Quanto le ha cambiato la vita girare il mondo?

«Abbastanza, direi. Mia moglie Karen è californiana e l’ho conosciuta quando ero andato là per un periodo di sei mesi a spiegare agli americani le tecnologie che stavo affinando. Anche mia figlia è nata negli Stati Uniti».

Lei vive in Trentino da 15 anni, come si sente lì?

«La verità è che mi manca il mare. Intendo l’acqua proprio, non lo stare al sole, sugli scogli o in spiaggia. Però mi sono ambientato bene tra le montagne. Sono Ambasciatore del Trentino per i Congressi e sono stato, per un mandato, segretario della Sat che è la Società degli Alpinisti Tridentini, è l’unico Cai italiano che non si chiama Cai, ora sono consigliere, quindi direi di essere bene inserito. Tuttavia, ogni volta che torno a Livorno mi sento veramente a casa e non posso fare a meno di un “5 e 5” anche se ci sono 40 gradi. Oltre alla mia famiglia qui ho tanti amici con cui tengo ancora stretti contatti».

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