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Inceneritore spento per un guasto: i rifiuti di Livorno trasferiti altrove
L’impianto è stato chiuso per problemi ai tubi della caldaia
Livorno Un altro guasto alla caldaia e stop: impianto chiuso. Per quanto tempo non è chiaro. Per il tempo necessario a sistemare tutto, probabilmente. Nel frattempo i rifiuti vanno in trasferta a Massarosa. Anche se, c’è da dirlo, nell’agenda dell’inceneritore c’era già un fermo pianificato: quello per manutenzione. Il tutto, lo ricordiamo, a conferenza dei servizi in corso e in attesa di sapere il futuro dell’impianto. Perché se è vero che si va verso una proroga dell’autorizzazione è anche vero che manca il suggello della Regione. Ecco dunque che è stata convocata un’altra conferenza dei servizi per il 22 gennaio. Nel frattempo l’impianto resta chiuso per guasto.
Il guasto
Il motivo è presto detto. Aamps, contattata ieri pomeriggio dal Tirreno, fa sapere che si è verificato un guasto «alle tubazioni del generatore di vapore della linea 1» dunque l'inceneritore è stato spento. La linea 2, d’altra parte, «risultava già ferma per opere manutentive». Era già ferma anche perché il mese scorso c’era stato un altro guasto che aveva interessato proprio la caldaia a servizio della linea 2. Ad ogni modo adesso è tutto fermo. E dunque i rifiuti che normalmente vengono bruciati al Picchianti sono stati indirizzati altrove. Ed esattamente, su indicazione dell'Ato Toscana Costa, all'impianto di trattamento rifiuti di Ersu in località Pioppogatto, a Massarosa. Al momento conoscere le tempistiche di riaccensione è impossibile. Soprattutto perché i tecnici di Aamps «attendono il raffreddamento dell'impianto per poi andare a verificare l'effettiva entità del danno registrato. A seguire potranno essere effettuate le opportune valutazioni, sia di carattere tecnico-operativo sia di quantificazione dei costi da sostenere per la riparazione del guasto». Una volta raffreddato tutto, insomma, l’azienda farà il sopralluogo per capire che cosa esattamente si è rotto e quanto costerà riparare il tutto.
L’autorizzazione
Questo guasto, d’altra parte, si presenta in un periodo particolare per l’inceneritore. La sua autorizzazione a bruciare indifferenziato, come sappiamo, è scaduta a ottobre e adesso può incenerire fin tanto che in Regione si deciderà se prorogare o meno il permesso. È stata, infatti, depositata istanza di riesame e le varie pratiche sono passate al vaglio della conferenza dei servizi. Una prima riunione per decidere un possibile rinnovo c’era stata il 31 maggio scorso. E in quel contesto era stata chiesta un’integrazione ai documenti, dunque la seduta si è aggiornata. Nel frattempo è stata realizzata una relazione in cui si analizzano vari scenari. Innanzitutto per poter tenere aperto l’inceneritore bisogna che l’impianto sia adeguato alle Bat, le migliori tecniche possibili imposte dalla normativa europea. Dunque servono interventi – da circa 15 milioni – in grado di ammodernare gli impianti esistenti.
Le integrazioni
Il 15 novembre è stata convocata una nuova seduta della conferenza dei servizi durante la quale sono stati analizzati i contributi inviati dai vari enti e il progetto di Aamps. Cioè il piano in cui si definiscono nel dettaglio prospettive di intervento per ammodernare l’impianto, costi e possibilità. I presenti hanno espresso pareri tendenzialmente favorevoli al prosieguo dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale), ma sono stati proposti tutta una serie di aggiustamenti di natura tecnica. Sono state richieste cioè ulteriori integrazioni legate a efficienza energetica e rispetto di limiti sulle emissioni. E, soprattutto, viene chiesto di presentare un elaborato Bat aggiornato con gli interventi proposti di adeguamento. Tutti documenti, questi, a cui l’azienda sta lavorando in vista della prossima riunione convocata dalla Regione, che è prevista per il 22 gennaio. Il Comune, da parte sua, ritiene che «il processo di dismissione dell’impianto si debba concludere definitivamente entro e non oltre il 31 dicembre 2027 (quando dovrebbe entrare il vigore l’impianto di Peccioli, ndr)». Insomma, secondo il Comune l’inceneritore è comunque destinato a morire. Adesso comunque spetta a RetiAmbiente il compito di valutare la fattibilità economica degli investimenti di revamping (ammodernamento dell’impianto) alla luce delle ulteriori integrazioni richieste in Regione e del tempo di fermo. Per l’inceneritore, infatti, era in ogni caso previsto un periodo di stop per le manutenzioni. Che, evidentemente, è stato preceduto da un paio di guasti su entrambe le linee che hanno causato il blocco forzato della combustione. l
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