Gioco
Livorno, la Valle Benedetta e la messa con i Templari
Don Cristian risponde ai fedeli dopo le polemiche per il ritrovamento dello scheletro: «Se il corpo proviene dal cimitero la responsabilità è solo del parroco»
Livorno «Pater noster». Uno dopo l’altro, vestito bianco e mantello sulle spalle, si radunano di fronte all’altare. «Sanctificetur nomen tuum». Un bisbiglio collettivo si arrampica sul marmo gelido di colonne antiche. «Nos inducas in tentationem». La messa di domenica 17 dicembre è finita quando i cavalieri templari pregano rivolti alla croce. «Libera nos a malo». Tutti insieme, in latino. «Libera nos a malo». Poi, il silenzio. Don Cristian Leonardelli è in canonica a fare il conto delle offerte. I fedeli, alla spicciolata, scendono le scale della Valle Benedetta per riprendere le loro vite. «Oggi alla messa ci sono tanti volti nuovi», si sente dire nella parrocchia della Valle Benedetta. Il parroco non fa diretta menzione di ciò che è accaduto nell’ultima settimana. Almeno non apertamente. Ma alcune delle frasi da lui pronunciate durante l’omelia hanno un po’ il sapore della puntualizzazione.
I templari
Sono le 11 di una fredda domenica di dicembre e la salita che conduce alla parrocchia di San Giovanni Gualberto comincia a popolarsi. La piccola chiesa pian piano si riempie, ma degli abitanti insorti nei giorni scorsi contro il parroco se ne vedono pochi. I fedeli prendono posto sulle sedute sistemate a ferro di cavallo. E dietro alla panche una decina di templari vestiti delle loro croci rosse vigila sulla messa. «Siete in tanti, oggi», dice una signora rivolgendosi ai cavalieri, che aspettano l’inizio della funzione in religioso silenzio.
La messa
Don Cristian Leonardelli dice messa accompagnato da cori, schitarrate e preghiere degli scout. Commentando i passi delle scritture che, come di consueto, vengono rapportati alla vita. Cioè, per fare un esempio, all’importanza di cogliere le possibilità e di uscire dalla propria zona di comfort. Durante la sua omelia non tocca direttamente la polemica che sta tenendo banco in questi giorni. Non parla dello scheletro trovato a due passi dal cimitero il giorno dell’Immacolata. Il vescovo ha detto che «la cosa più probabile – l’ho domandato al parroco – è che (lo scheletro, ndr) venga da un cedimento dei terreni del vecchio cimitero. Con ogni probabilità si tratta dello scheletro di uno dei vecchi defunti». Una versione, questa, che non convince molti abitanti della Valle Benedetta. «Quel corpo non viene dal cimitero – hanno detto nei giorni scorsi – e non è riconducibile alla Valle. È di qualcuno venuto da fuori». Dopodiché i residenti sono insorti contro don Cristian sentendosi tirati in ballo nel momento in cui ha parlato di problemi con le esumazioni del passato.
«Prete responsabile»
Niente di tutto ciò è stato al centro dell’omelia di ieri. Ad eccezion fatta di un passaggio. «Il prete è il legale rappresentante della parrocchia – ha detto don Cristian durante la messa –. E se qualcosa, eventualmente, non va basta dare la colpa al prete, che serve anche a questo». Come a dire: il parroco è responsabile della parrocchia e del cimitero. Dunque se qualcosa va storto è lui che ne risponde ed, eventualmente, ne paga le conseguenze. «Non i parrocchiani – ha detto a margine della messa –, è il prete che prende la croce su di sé tutelando gli altri». Un concetto, questo, che dovrebbe quindi valere anche per le esumazioni. Quindi se qualcosa non dovesse essere andato per il verso giusto durante una qualche esumazione del passato, la responsabilità sarebbe del prete di allora e non degli avi dei parrocchiani. Alcuni abitanti della Valle, comunque, avevano chiesto anche un incontro al vescovo per discutere temi vari ed eventuali. Altri, invece, ieri erano in chiesa per la messa delle 11.
I rintocchi
Accompagnata da cori, preghiere e segni di pace. Poi, a mezzogiorno, «la messa è finita, andate in pace». E pian piano i fedeli discendono la collinetta boscosa ai margini della città, confondendosi con il centinaio di militari della Marina che evidentemente hanno scelto la Valle Benedetta per un’esercitazione, un ritrovo o qualcosa del genere. E la chiesa, in quel momento, diventa dei templari. Due minuti di preghiera sottovoce. Chiedendo alla croce e al Signore di liberare il mondo dal male. «Libera nos a malo». l
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