Gioco
Scheletro alla Valle Benedetta, i residenti: «Non viene dal cimitero»
Livorno: gli abitanti sono convinti che le ossa trovate nel bosco non siano collegabili al paese. Poi insorgono contro il parroco: «Deve scusarsi, non è andata come dice lui»
LIVORNO. Gli abitanti della Valle si conoscono tutti. Del loro paese, del resto, tengono in mente a menadito ogni vicolo. Così come ognuna delle storie che, nel tempo, sono state tramandate di generazione in generazione. Quelle sulle apparizioni e quelle – meno frequenti – su ipotetici riti satanici organizzati nei boschi. E adesso tutti insieme condividono ciò che considerano essere una certezza: «Lo scheletro non è in alcun modo collegato a noi o al cimitero. È arrivato da fuori e il parroco dovrebbe chiederci scusa pubblicamente per ciò che ha detto». Lo sostengono a una voce, i residenti della Valle Benedetta, il cui paese è finito sotto i riflettori dopo che il campione di tennis Marzio Martelli in versione fungaiolo ha trovato in un dirupo l’ormai noto scheletro decapitato. «Non gettiamo le ossa dei nostri cari nel bosco – dicono –. E affermarlo è una mancanza di rispetto nei nostri confronti». I residenti parlano dalla Valle senza voler comparire in foto. Tanto meno con i propri nomi e cognomi. «Non abbiamo intenzione di farci pubblicità – spiegano –. Ne abbiamo già avuta abbastanza in questi giorni». Ma facciamo un passo indietro.
Il ritrovamento
La mattina dell’8 dicembre scorso Martelli e la sua mamma Rossana Coppini vanno nel bosco lungo la strada che collega Livorno a Colognole. Ma invece dei funghi trovano un cadavere. O meglio, il tennista passando in un dirupo avvista un cranio tra le foglie. E, a poca distanza, il resto di un corpo ormai scheletrizzato. Dopo aver girato un video avvisa quindi la madre – che si trova sul sentiero poco distante – e poi la polizia. Il bosco si popola. Alla Valle arrivano agenti, pompieri. Scientifica, onoranze funebri. E lo scheletro viene portato all’obitorio per le analisi del medico legale. Scatta così la corsa per risolvere il mistero. Di chi è quello scheletro? Da quanto tempo è nel bosco e come è finito laggiù nel dirupo con la testa staccata dal corpo?
Le parole del prete
Il parroco della Valle Benedetta, don Cristian Leonardelli ha esternato subito quella che ha ritenuto essere l’ipotesi più plausibile. «Sa quante volte ho trovato resti ossei proprio lì? Tantissime – ha detto al Tirreno il religioso – proprio perché, prima del mio arrivo, c’erano stati dei problemi sulle riesumazioni, che io chiaramente ho sistemato. Può darsi, comunque, che qualche resto in passato non sia stato sistemato a regola d’arte. Un tempo, ad esempio, le riesumazioni venivano svolte direttamente dai parenti delle vittime, che sotterravano il proprio caro nei terreni cimiteriali. Negli anni è capitato che siano affiorati, ma li abbiamo sempre sotterrati. Io non penso che qualcuno abbia trafugato una tomba, dico semplicemente che per far posto a un’altra salma nel secolo scorso potrebbe essere stato fatto un lavoro non corretto e che poi, gli animali, abbiano trascinato giù nel dirupo i resti ossei». Apriti cielo. Queste parole non sono piaciute affatto agli abitanti della Valle Benedetta. Perché, in sostanza, si sono sentiti tirati in ballo e pure accusati, direttamente o attraverso gli avi, di non aver disseppellito a regola d’arte i rispettivi antenati. «Pare che siamo stati noi a gettare le ossa nel bosco». E questo proprio non va loro giù. «Non è assolutamente vero. E le cose non sono andate così come ha detto il parroco». Ed ecco la loro spiegazione.
«Il prete si scusi»
«Prima riesumavamo noi i cadaveri (quelli sepolti da tanto tempo, ndr) per liberare posto a terra e riscavare le fosse. Un servizio, questo, di cui adesso si occupa una ditta incaricata. Ad ogni modo le ossa (recuperate dalle sepolture, ndr) sono sempre state sistemate correttamente nell’ossario. Sempre. E don Leonardelli, con le sue frasi, manca di rispetto a noi e ai nostri morti». Per questo i residenti chiedono che il parroco «ci porga pubbliche scuse per quello che ha detto. Peraltro sostiene di aver trovato altre ossa nel tempo. Intanto potrebbero essere state ossa di animali. E, ad ogni modo, se lui riteneva fossero resti umani avrebbe dovuto segnalarli alla polizia. Così come è stato fatto per lo scheletro trovato l’8 dicembre». Sul cui ritrovamento sono ancora in corso le indagini della squadra Mobile della polizia di Stato che sta aspettando gli esiti degli ulteriori accertamenti tecnici disposti dal sostituto procuratore. L’idea è quella di risalire all’identità di ciò che rimane del corpo attraverso le analisi del dna. Il primo esame esterno non ha dato riscontri su evidenti segni di violenza, ma è anche vero che del corpo erano rimaste solo le ossa. Dunque sono in corso altri esami. Nel frattempo gli abitanti della Valle escludono l’opzione della provenienza autoctona delle ossa trovate nel bosco legata a cattive riesumazioni in tempi passati.
«Corpo esterno»
Che dire, invece, dell’ipotesi secondo cui potrebbe essere stato il cedimento del terreno al camposanto a rendere possibile la presenza di ossa in giro? «Non è possibile – dicono –. Se fosse ceduto il terreno sarebbe venuto giù anche il muretto. Cosa che non è accaduta». E sulla provenienza dello scheletro trovato nel dirupo i residenti – che per inciso chiedono un incontro al vescovo – non hanno dubbi: «Non è collegato al nostro cimitero o agli abitanti della Valle dato che qui di scomparsi non ce ne sono». Per loro, insomma, parte del mistero è risolto. Perché dicono di non avere dubbi sul fatto che le ossa trovate nel dirupo il giorno dell’8 dicembre «sono di qualcuno che veniva da fuori».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
