Gioco
Il vescovo di Livorno: «Per le piccole cose basta la confessione-aspirina, per le grandi c’è l’esorcismo»
E sui riti satanici ipotizzati nel bosco alla Valle Benedetta il vescovo è chiaro: «Sono frequenti, ma non a Livorno»
LIVORNO. Se l’ipotesi che le ossa trovate nel bosco siano “uscite” dal camposanto convince il vescovo Simone Giusti, la stessa cosa non si può dire della presunta presenza di riti satanici nei boschi della Valle Benedetta. «In Toscana sono frequenti purtroppo, ma non mi risulta che ce ne siano nei boschi delle colline livornesi».
Monsignor Simone Giusti, che idea si è fatto dello scheletro trovato nel bosco alla Valle Benedetta?
«La cosa più probabile – l’ho domandato al parroco – è che venga da un cedimento dei terreni del vecchio cimitero. Prima che arrivasse don Cristian il cimitero era piuttosto abbandonato, fatto sta che quando ho mandato il nuovo parroco gli ho raccomandato di risistemare il cimitero, cosa che ha fatto. Ma allora mi segnalò che diverse bare, a causa dei cedimenti del terreno, si erano smarrite. Quindi anche il parroco ritiene che con ogni probabilità si tratti dello scheletro di uno dei vecchi defunti».
C’è chi ha ipotizzato una provenienza, per così dire, satanica di quelle ossa
«I riti satanici sono una tragica realtà e ho notizie certe che in Toscana, per esempio nel Pistoiese, siano diffusi. Ma a quanto mi risulta non avvengono nei boschi delle colline livornesi. Questi riti, comunque, lasciano profonde tracce nei partecipanti. Ad ogni modo si può riconoscere una persona che ha avuto a che fare col maligno dai sintomi che sviluppa».
Cioè?
«Per esempio paralisi notturne, ma non solo. Una ragazza mi ha detto che appena entrava in chiesa le veniva il mal di testa, un’altra che sentiva lo stimolo del vomito. Mi ritrovai una volta con una coppia di medici che mi raccontarono alcuni fenomeni singolarissimi che in genere potremmo definire paranormali».
E sono riconducibili alla presenza del maligno?
«Se uno prende il mal di gola è perché ha preso un virus o ha preso freddo. Se uno ha una determinata sintomatologia spirituale è segno che qualcosa ha fatto. Ed è per questo che la chiesa fa esorcismi».
Ne fa molti?
«Nel 99,9% dei casi la gente fa piccole cose e se la cava con confessione e comunione. Tipo aspirina spirituale. Ma ci sono persone che vanno troppo oltre e c’è l’esorcista».
Come lavora l’esorcista?
«Il primo esorcista di una diocesi è il vescovo, che delega un suo sacerdote debitamente formato che si basa su un libro liturgico apposito fatto dalla chiesa».
Sono le persone che si rivolgono direttamente all’esorcista?
«Il singolo dice che ha dei sintomi. Vista la sintomatologia si fa l’anamnesi, ci facciamo raccontare la storia e quando vediamo che non è un malato psichiatrico andiamo a capire quali scelte hanno aperto le porte al demonio. Purtroppo ci sono delle persone che fanno consapevolmente del male tremendo e ci godono, diventando sadici. E l’esorcismo più grande è la comunione. Se uno è pronto ad aprire il cuore a Dio allora Dio è più forte. Per questo si consiglia di andare a messa la domenica e di fare la comunione. Perché è come aver fatto il vaccino. Col vaccino il Covid non ti fa nulla. Bene, l’eucarestia è il grande vaccino».
E se non funziona?
«Se non funziona bisogna capire come mai. Sono casi singolari e ci vuole lo specialista: l’esorcista. È come il Sani (primario del reparto di malattie infettive, ndr)per chi ha un Covid un po’ serio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
