Il Tirreno

Livorno

L'inchiesta

Moby Prince, l’ennesima beffa: ai familiari anche le spese legali

di Claudia Guarino
Moby Prince, l’ennesima beffa: ai familiari anche le spese legali

Diritto al risarcimento dichiarato prescritto. I parenti delle vittime: «Ora la commissione d’inchiesta»

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LIVORNO. «Sin dalle prime ricostruzioni in sede penale della vicenda gli appellanti avevano a disposizione tutti gli elementi per poter ricondurre il danno ai comportamenti di cui asseriscono di aver avuto conoscenza della presunta illiceità soltanto con la pubblicazione della relazione della commissione parlamentare (d’inchiesta, nel 2018, ndr)». È questa la motivazione cardine in base a cui Corte d’Appello ha respinto il ricorso in sede civile dei familiari delle vittime del Moby Prince ritenendo corretto che il tribunale abbia ritenuto, in primo grado, «non condivisibile la tesi sostenuta dagli attori (i familiari delle vittime, ndr) secondo cui l’exordium praescriptionis (l’avvio della prescrizione del diritto al risarcimento, ndr) andrebbe individuato nel gennaio del 2018». In sostanza il diritto dei familiari a richiedere il risarcimento al ministero dei Trasporti e a quello della Difesa per presunte responsabilità nel disastro del 1991 è prescritto perché è stato presentato nel 2019, cioè quando «è decorso il termine di due anni dalla data in cui la sentenza penale della Corte d’Appello di Firenze (del 1998, ndr) è diventata irrevocabile». E oltre a vedersi respingere l’Appello i familiari – seguiti dagli avvocati Stefano Taddia, Paola Bernando, Ugo Milazzo e Sabrina Peron – sono stati anche condannati in solido a pagare 14.900 euro di spese processuali. «Siamo amareggiati dalla sentenza della Corte d’Appello di Firenze che ha respinto nuovamente la nostra richiesta di risarcimento – a dirlo sono Luchino Chessa (presidente associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince) e Nicola Rosetti (presidente associazione 140 –. Rispettiamo questa pronuncia ma ci rimane difficile comprenderne la motivazione e la fondatezza». Perché, secondo loro, ci sono elementi resi noti solo dalla commissione d’inchiesta del 2018 «quali i tempi di sopravvivenza dei nostri cari a bordo della Moby Prince, i soccorsi che non sono mai stati attivati verso il traghetto ma solo nei confronti della petroliera di Eni, Agip Abruzzo, e la assenza di nebbia nella rada di Livorno. Sulla base delle sentenze penali, che escludevano questi fatti, non era in alcun modo possibile attivare una richiesta di risarcimento nei confronti dei ministeri della Difesa e dei Trasporti. Ci amareggia inoltre molto la condanna alle spese legali a favore dei due Ministeri. Ed è per noi incomprensibile che la commissione di inchiesta approvata due mesi fa dall’Aula di Montecitorio non sia ancora operativa». La deputata Chiara Tenerini, responsabile del Dipartimento Lavoro di Forza Italia, condivide «l’appello dei parenti delle vittime. È indispensabile che la commissione di inchiesta sul disastro della Moby Prince parta al più presto e come Forza Italia ci impegneremo in tal senso».l


 

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