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Livorno, stop ai combustibili inquinanti da due miglia al largo del porto
Fumi delle navi: il Comune chiede alla capitaneria la prima ordinanza
LIVORNO. Per le città che vivono intorno al loro porto, come Livorno, il tema è entrato nell’agenda del non più rimandabile da tempo. Vuoi perché i fumi che escono dalle ciminiere delle grandi navi ferme a banchina (nel mediceo soprattutto traghetti e crociere) sono ormai una certezza; vuoi perché la sensibilità sul tema dell’inquinamento navale è cresciuta, come dimostrano il fiorire di comitati e i progetti delle istituzioni.
A Livorno negli ultimi mesi sono finiti al centro del dibattito la campagna del Comune per misurare l’inquinamento che arriva dal mare e il progetto da 52 milioni dell’Autorità portuale per elettrificare le banchine (il cold ironing, finanziato col Pnrr). Ogni volta accompagnati dal pungolo dell’associazione Porto pulito. Ma la novità oggi è un’altra. Con una delibera ad hoc, e dopo un lungo percorso di confronto con vari enti a cominciare da Arpat e Asl, il Comune per la prima volta ha chiesto ufficialmente alla capitaneria di porto di emanare un’ordinanza che obblighi le navi a passare all’utilizzo di un combustibile meno inquinante non solo quando sono ferme a banchina, ma già prima di entrare nello specchio d’acqua della città, quando sono a due miglia dall’imboccatura del porto o comunque a un’ora di navigazione. Lo dice l’atto 803 varato da sindaco e assessori: chiede alla Capitaneria, «in linea con il principio di precauzione ambientale e sanitaria secondo quanto previsto dall’articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea» e «sulla base dei due pareri rilasciati dagli organi di controllo sanitario e ambientale», «l’emanazione di una specifica ordinanza che prescriva la procedura del cambio di combustibile con tenore di zolfo inferiore allo 0,1 per cento» almeno «a due miglia dall’imboccatura del porto o in alternativa ad un’ora di navigazione».
Cosa vuol dire? Provando a semplificare, già da tempo le navi quando sono “parcheggiate” in porto devono far andare i motori con un tenore massimo di zolfo inferiore allo 0,10 per cento. Ma questo non vale quando sono in navigazione, quindi anche per le manovre di avvicinamento e di ingresso. Va detto che su questo fronte la situazione è migliorata dal 2020, ovvero da quando, dopo un lungo percorso di trattative a livello internazionale, le navi che viaggiano da una terra all’altra devono usare olio combustibile con un contenuto di zolfo ridotto rispetto al passato, quando era permesso un contenuto fino al 3,5.
Quello che chiede oggi il Comune è di estendere quel limite dello 0,10 per cento di zolfo anche alle acque che precedono l’ingresso al porto, per poco più di 3 chilometri. Anticipando così di fatto uno scenario che dovrebbe già diventare realtà dal 2025, quando tutto il Mediterraneo dovrebbe diventare area Seca (di controllo delle emissioni di zolfo).
La dice così l’assessora Giovanna Cepparello: «L’amministrazione ha preso sul serio le segnalazioni dei cittadini e ha avviato la prima campagna di monitoraggio dell’inquinamento da traffico navale con le tre stazioni in piazza Covour, Grande e Mercatino Americano. Abbiamo però deciso di tentare una strada un po’ più incisiva che abbiamo costruito nell’ambito del tavolo del Blue Agreement con l’assessora Barbara Bonciani e in un rapporto molto collaborativo con la capitaneria. L’obiettivo è rendere il porto più sostenibile, il tenore dello zolfo nel combustibile è un punto cruciale. Così abbiamo chiesto di fare un’azione che di fatto anticipa un mondo che è già realtà per esempio nei mari del nord».«Va detto – sottolinea – che la campagna che abbiamo finanziato ad oggi non presenta sforamenti sul fronte dell’inquinamento, ma questo non significa che dobbiamo starcene con le mani in mano, perché l’Organizzazione mondiale della sanità ci dice che i limiti che impone oggi la legge non sono sufficienti a tutelare la salute. L’ordinanza che abbiamo proposto si basa proprio su questo: su un principio di precauzione».
Vedremo cosa accadrà, se l’ordinanza sarà firmata e come sarà, questo ovviamente compete alla capitaneria. Si sa che la capitaneria, guidata dall’ammiraglio Gaetano Angora, ha seguito a latere gli studi fatti da Asl e Arpat, e conosce bene l’iniziativa (l’ultimo incontro con il Comune è stato due giorni fa). Prematuro però chiedere oggi posizioni ufficiali, anche perché prima dovranno essere fatti approfondimenti di carattere tecnico e di opportunità. Per esempio lo switch di carburante non è affatto semplice in navigazione per le navi più vecchie, che devono quasi fermarsi. A Livorno un’ordinanza così potrebbe riguardare qualche nave da crociera e molti traghetti Moby per le isole. Non, invece, il Moby di ultimissima generazione, il più grande del mondo, che viaggia già sotto il limite citato. Virtuose in questo senso risultano pure navi merci come le eco di Grimaldi e le Ferries che già raggiungono la Corsica. l
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