Il Tirreno

Livorno

Il caso

Livorno, è stato un campione dello sport a ritrovare il cadavere senza testa

di Claudia Guarino
Rossana Coppini, madre dell'ex tennista Marzio Martelli
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Rossana Coppini, madre dell'ex tennista Marzio Martelli

L’ex tennista era con la madre Rossana nei boschi vicino a casa a cercare funghi: «A un certo punto ha gridato a Marzio: “Guarda cosa ho trovato”»

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LIVORNO. Cadaveri se ne erano già visti nella zona della Valle Benedetta ma la signora Rossana, nelle sue uscite per funghi, non si era mai imbattuta in uno scheletro come quello che ha scovato il giorno dell’Immacolata. «Se ho avuto paura? Certo che no. Mi fanno più paura le persone vive. Quando qualcuno mi chiama all’improvviso nel silenzio del bosco. Lì sì che trasalisco. I morti sono morti, non fanno paura».

Rossana Coppini racconta questa storia mentre siede alla tavola della sua casa alla Valle Benedetta, crocicchio boscoso dove da anni è di casa. Qui il tempo sembra essersi fermato. Gatti sornioni scrutano le auto di passaggio appostati tra i fili d’erba a bordo strada. Volgendo i baffi verso la vicina trattoria, che a mezzogiorno profuma di pranzo. «Vado spesso a fare funghi – dice Rossana –. Mi piace. Qualche volta anche da sola, nonostante mi brontolino». Venerdì scorso era nel bosco vicino al cimitero con uno dei suoi figli, Marzio Martelli, il grande tennista livornese, uno che ha calcato l’erba di Wimbledon e la terra del Roland Garros giocando negli Slam contro Agassi e Ivanisevic, ma anche in Coppa Davis con i colori azzurri contro Carlos Moya e arrivando ad essere il numero 96 del mondo.

«Io, avendo una certa età, sono passata per un viottolo mentre lui cercava dall’interno (attraversando un dirupo, ndr). A un certo punto ha gridato a Marzio: “Guarda cosa ho trovato”». Non un fungo. Ma un cadavere. Ed esattamente un cranio e, qualche metro più avanti, il resto del corpo ormai ridotto a scheletro vestito con maglia, pantaloni e calzini.

«Era difficile da vedere perché si trovava in uno strapiombo. Da sopra non si notava. Comunque appena mio figlio l’ha scorto abbiamo chiamato la polizia».

Ed ecco che la Valle Benedetta si è riempita dell’eco luminoso di auto lampeggianti. Sono arrivate volanti, camion dei pompieri, scientifica. Medico legale, squadra Mobile, onoranze funebri. Il corpo è stato recuperato dal dirupo e trasferito all’obitorio dei Lupi per le analisi del caso. Come è finito nel bosco? Da quanto tempo era lì? E di chi è quello scheletro? Ecco le domande che ancora attendono risposte.

«Mio figlio ha detto che la scorsa estate passando da quel punto del bosco aveva sentito uno strano odore però non poteva certo pensare che nel dirupo ci fosse un corpo».

Ma la signora Rossana non ha avuto un po’ di timore nell’appurare che nello strapiombo accanto a suo figlio c’era un cadavere? «No, non mi ha fatto impressione. Sono rimasta sorpresa, quello sì. Di certo è qualcosa che non ci si aspetta».

Rossana Coppini, per il resto, si domanda ciò che ci stiamo chiedendo tutti in questi giorni. Cioè come sia finito lì quel cadavere. «Da un certo punto di vista speriamo che quella persona non sia caduta nel dirupo. Si immagina come potrebbe essere morto, poverino».

In questi giorni si è parlato anche di riesumazioni fatte non proprio a regola d’arte e di una salma che potrebbe essere finita giù dal camposanto magari trascinata da qualche animale.

Coppini non è d’accordo con l’ipotesi del parroco don Cristian Leonardelli, ma del resto ancora la verità non è venuta a galla. Delle indagini si sta occupando la squadra Mobile della polizia che, al momento, non è giunta ad alcuna conclusione definitiva pur non escludendo la possibilità che il cadavere, in effetti, possa provenire dal vicino cimitero. L’attesa, comunque, è per gli esiti delle analisi scientifiche che sono ancora in corso. Dopo un primo esame esterno, infatti, ne sono stati disposti altri e la speranza è che possano contribuire a definire l’identità del cadavere ridotto a scheletro trovato in un dirupo il giorno dell’Immacolata.


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