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Cadavere senza testa, viaggio al cimitero della Valle Benedetta tra le tombe distrutte: «Macché riti satanici» – Video

di Flavio Lombardi
Cadavere senza testa, viaggio al cimitero della Valle Benedetta tra le tombe distrutte: «Macché riti satanici» – Video

Livorno, la testimonianza di Don Cristian: «Tante volte ho trovato ossa umane qui intorno». E sul video del corpo dice: «Irrispettoso»

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LIVORNO. Tre giorni dopo il macabro ritrovamento alla valle Benedetta, spunta anche un video del cadavere senza testa e del cranio ritrovati da un cercatore di funghi, tra le sterpaglie vicino al cimitero della frazione.

Le immagini fanno impressione. La testa è ridotta un teschio. Del corpo invece si vedono bene gli arti inferiori, i pantaloni a brandelli, a quadri grigi, e i calzini, color viola.

La conferma che il video sia stato girato nei boschi della Valle e che si tratta del cadavere incriminato la dà al Tirreno don Cristian Leonardelli, il parroco della collina.

«Quante ossa ritrovate»

È quasi l’una, quando ci presentiamo alla porta. Non è orario di messa, piuttosto, invece, quella del pranzo. Nella corte, passato il cancellino in legno, ecco a sinistra un uscio che indica l’abitazione del prete. Don Leonardelli apre. La visita del Tirreno, lo coglie di sorpresa mentre era in cucina a spadellare. «Un giornalista? Ma con voi ho già parlato, così come ho detto quel che dovevo dire agli inquirenti». Accetta però, disponibile le domande. Cortese al punto che, distratto dal parlare, “sbruciacchia” un po’ il suo pranzo, spegnendo poi veloce il fornello. «La mia idea l’ho già esposta. Ma se fa piacere, la ribadisco».

Zuccotto di lana in testa, felpa blu, pantaloni dello stesso colore, piedi scalzi e sandali di ordinanza. Che ha sempre portato, sin dai tempi in cui era sacerdote più giovane alla chiesa delle Sorgenti appena arrivato dalla Val di Sole, terra sua d’origine e quando la notte di Natale a fine messa, offriva il vin brûlé a tutti secondo usanza delle sue parti. Circondato da un sacco di giovani. Espone la sua versione, don Cristian. «Qui, fino almeno agli anni ‘70, con un cimitero molto piccolo come questo, vicino alla chiesa, è accaduto che quando dovevano far posto ad una salma da inumare e pensando che ormai dopo un tot anni un’altra fosse pronta per andare nell’ossario comune o negli ossari piccoli o nella zona dove si conservano le urne cinerarie dopo la cremazione, si riscontrasse che invece il corpo prelevato dalla fossa non fosse completamente indecomposto. E, secondo racconti che ho raccolto, qualcuno si è preso la briga di sotterrarli di nuovo, al di fuori del muro di cinta del cimitero. Il tempo, l’acidità del terreno, avrebbero poi dato vita poi ad un corso naturale. Il problema è che probabilmente alcune di queste salme, sono rimaste lì. Senza sapere, nel tempo, chi fossero. Non immaginate in dieci anni, nel fare pulizia nel terreno circostante quante volte sono emerse ossa umane che ho regolarmente preso e posato nell’ossario comune».

«Macché riti satanici»

C’è chi ha ipotizzato pure che qualcuno possa aver trafugato una salma a caso per consumare riti satanici. «Ma non diciamo fesserie, mai ho sentito parlare di queste robe – risponde –. Qui di misteri non ce ne sono. Si tratta semplicemente del ritrovamento di un povero Cristo sotterrato fuori del cimitero per una consuetudine che qui c’è stata per un periodo mi auguro comunque limitato e che dovrà, quando saranno terminate le indagini, ritrovare la pace che merita».

«Video irrispettoso»

Non conosce il nome del fungaiolo che ha fatto il ritrovamento nel bosco scosceso, ma dissente sul suo comportamento a proposito del video. «Poco rispetto per un morto, non è stato filmato il rinvenimento dei resti di un uomo primitivo o della mummia di Nefertiti. Se pensava si trattasse di qualcosa di importante, di dare un nome ad una persona eventualmente scomparsa finita negli archivi di “chi l’ha visto?”, avrebbe dovuto chiamare la polizia senza far tanto clamore».

Lapidi distrutte ovunque

Ormai, è talmente preso dal voler dimostrare la validità della sua tesi, don Cristian, che si dimentica di mangiare. «Ti porto al cimitero e ti faccio vedere». Prende un ombrello per trovare riparo dalla pioggia e prende il passo spedito. Dopo aver attraversato la strada, si sale la scalinata e già si individuano evidenti e fresche tracce di colpi di grugno dei cinghiali. Che scavano in cerca di radici. Varcato l’ingresso del piccolo cimitero, non si nota nulla che non sia in ordine. Nessuna buca recente, lapidi ben salde a terra. In mezzo, verso la fine, la botola dell’ossario comune, dove il prete, quando ha trovato resti fuori dal recinto murario, ha caritatevolmente sempre inteso dare degna sepoltura. Si va adesso fuori, notando che li è tutto formato a strati, a terrazzamento. Spuntano in quantità industriale, pezzi di granito, di marmo, un “97” su pietra che lascia intuire l’anno di un decesso. «Qui si è verificato un misto di discarica cimiteriale e salme sotterrate di nuovo dopo una prima sepoltura in cimitero. Quando sono arrivato, era tutto in abbandono. Fra vegetazione spontanea e spazzatura gettata da incivili. Piano piano, ho fatto pulizia. Vangando o zappando, spesso ho trovato ossa umane».

La seconda sepoltura

Ma come è possibile che un corpo intero, inumato una seconda volta in una zona non idonea, sia stato scavato e poi ritrovato a cielo aperto, con ancora i vestiti? Giovane o anziano, ce lo diranno poi gli esami. Forse, il tipo di abbigliamento potrebbe aiutare, chissà. Calzettoni viola, pantaloni grigi, maglia azzurra. Non sembra a prima vista tipico di tempi troppo recenti. «I cinghiali hanno un eccellente olfatto, e forse il terreno smosso con le ultime piogge, ha fatto il resto. Per me, non c’è nessun giallo da risolvere. Ma sono solo un prete, e certe cose rispondono ad una semplice opinione personale, mettendo solo insieme testimonianze di vecchi abitanti su certe usanze consumate in un luogo isolato di sepoltura, dove forse qualcuno ha fatto un po’ troppo come gli pareva, infischiandosene di leggi e di senso cristiano».

Scenario horror

Certo è che vedere spuntare dal terreno tutti quei resti in pietra, marmo e granito, può fare effetto. Uno facilmente impressionabile, di notte, da solo, non ci resterebbe più di un minuto. Anche sul retro del cimitero, il panorama è identico. Salvo che dopo pochi passi di pianura, lo sguardo si tuffa nel pendio dove i resti dell’uomo sono stati trovati. Basterebbe scendere di una trentina di metri fra alberi e foglie per individuare il punto esatto. Non serve. Basta l’indicazione di don Cristian per capire.

La soluzione del giallo

Il caso è in alto mare e si indaga. Forse, per risalire all’identità potrebbe essere utile la visualizzazione anatomica 3D, ovvero la scansione delle ossa usata dagli studiosi per ricostruire le sembianze di persone e animali antichi. Una tecnica permessa dai progressi della scienza e della tecnologia, attraverso la quale si può risalire accuratamente alle fattezze. Unico modo per dare un volto a questa persona e scoprire con certezza se si tratta di un delitto, di una morte accidentale risalente a tanto tempo fa, o di barbara e macabra usanza per fortuna abbandonata.
 

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