Il Tirreno

Livorno

L'intervista

Rocco Papaleo e l'omaggio a Livorno: «Per un anno ho vissuto in casa di Virzì»

di Francesca Suggi
Rocco Papaleo e l'omaggio a Livorno: «Per un anno ho vissuto in casa di Virzì»

Il “cantautore del cinema” tra carriera e aneddoti sul palco Goldoni: Giorgio Algranti, Barresi, Bobo i miei cari amici livornesi

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Livorno «Per gran parte della mia vita, sembra incredibile, ma le cose che ho fatto e che faccio, tante e differenti tra loro, sono capitate casualmente e per colpi di fortuna, così l’incontro con Giovanni Veronesi, quello con Pieraccioni e con entrambi il sodalizio continua», discrezione, umiltà, piedi per terra. Sono le "buone regole" che si porta avanti in oltre 30 anni di carriera Rocco Papaleo, martedì 12 dicembre alle 21 sul palco del teatro Goldoni nei panni de “L’ispettore generale”, uno dei più grandi capolavori della drammaturgia russa.

Sono un po’ le caratteristiche della sua Basilicata. Quella dove è nato e quella Coast to coast (il suo primo film da regista è Basilicata Coast to coast)).

Papaleo racconta al Tirreno la sua anima multiforme, camaleontica che lo porta a essere oggi un pilastro di cinema, tv, teatro, canzone. Svela il suo feeling con la Toscana e i toscani.

E omaggia pure la città di Livorno dove ha amici stretti lui che, oggi 65enne, ha praticamente abbracciato quasi tutti i settori dello spettacolo e della musica. Doppiatore, sceneggiatore, regista e attore e una escalation di traguardi raggiunti e di esperienze formative immagazzinate che ne hanno fatto un attore amato ed apprezzato dal grande pubblico e dalla critica.

Diretto da registi del calibro di Placido, Pieraccioni, Archibugi, Virzì, Veronesi e De Leo vanta al suo attivo riconoscimenti e premi quali il David di Donatello e candidature all’Oscar nel 1997 anno in cui debutta nel settore musicale con pubblicando l’album discografico “Che non si sappia in giro”, edito da Bmg Ricordi, nel quale è anche autore di musiche e testi.

Fedele alla sua amata passione per la musica è vincitore nel 2005 del premio della critica al Festival teatro canzone Giorgio Gaber. Il film vince il David di Donatello 2011 nella categoria “Miglior regista esordiente”. Nel 2012 affianca Gianni Morandi nella conduzione della 62ª edizione del Festival di Sanremo.

Che dire poi di Che bella giornata con Checco Zalone e Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno. Insomma, il suo viso e la sua voce sono popolarissimi.

Lei e Paolo Virzì avete addirittura vissuto un anno insieme a Roma.

«Con Paolo Virzi c è una grande amicizia: per un anno ho abitato in casa sua a Roma e insieme abbiamo fatto il film Ferie d’Agosto. Un grande regista».

Stasera sarà in teatro a Livorno, città in cui a parte Paolo Virzì, ha anche altri amici stretti

«È sempre un piacere venire a Livorno, a parte Paolo Virzi altri buoni amici sono Emanuele Barresi con cui ho fatto pure nel 2008 il film “Non c’è più niente da fare” e ancora Giorgio Algranti, sono stato pure ospite a casa sua».

Livorno città di attori e uomini di teatro che lei stima, ma qui a Livorno c è un suo idolo della musica.

«Bobo Rondelli è letteralmente un mio idolo. Ci conosciamo e ha un grande talento: per la musica è vitale, ho scritto decine e decine di canzoni e tra gli altri sono una fan di Giorgia».

Livorno e in generale la Toscana. Per lei i legami sono forti: parliamo di Pieraccioni e del film I Laureati. Oppure di Giovanni Veronesi con cui va avanti il suo sodalizio.

«Leonardo Pieraccioni è uno di quegli artisti che nasce ogni tanto, proprio come Troisi, Benigni, Nuti, Zalone, Paola Cortellesi: sono artisti che ottengono l’unanimità, sono unici sulla piazza e io ho avuto la fortuna di incrociarli sulla mia strada e far parte del loro umorismo, mi sono messo a servizio del loro stile».

E invece qual’è il suo stile?

«Difficile dirlo dall’interno, ma posso dire che mi piace l’umorismo e la risata malinconica, con un retrogusto amaro».

Quanto incide la sua “lucanità” col suo stile?

«Molto: sento profondamente che la discrezione e l’umiltà che, generalizzando fanno parte dello spirito lucano, sono una mia caratteristica in tutto quello che faccio».

Lei torna a teatro dopo il suo ultimo film da regista, Scordato, in cui è riuscito a tirare dentro anche la cantante Giorgia di cui è fan.

«Questo film è stata una gran bella esperienza: ho mischiato varie discipline e posso dire che su Giorgia non mi sono sbagliato. Sono da sempre un suo fan, provo molta empatia ma oltre al suo talento musicale in lei ho sempre visto altro, un talento anche come attrice e ho avuto ragione»

Papaleo attore, regista, uomo di cinema, tv, cantante. Oggi all’ età di 65 anni ha ancora sogni da realizzare?

«Se così si può dire, oggi un’ambizione ce l’ho: mi manca di occuparmi e di fare una regia teatrale per poter approfondire il lavoro con gli attori. Il cinema è più estemporaneo. In questo momento sto anche lavorando a un libro ma non ne voglio parlare».

Sul palco del teatro Goldoni interpreta L’ispettore generale di Gogol in cui si denuncia la corruzione nella Russia degli Zar. Si vede in questi panni?

«Diciamo che questo progetto per me è una sfida, l’ho accettato come tale: anche questa volta esco dalla mia comfort zone con la consapevolezza della maturità».

Nella sua biografia si parla di ingegnere mancato. Si può dire che lei ha scommesso col caso per arrivare fino a qui?

«Ho studiato ingegneria e poi matematica, ma non mi sono mai laureato perché una mia amica casualmente mi iscrisse a una scuola di scuola di recitazione e frequentandola mi sono innamorato del teatro».

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