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Livorno, escalation di violenza in ospedale: paziente picchia sanitari e poliziotti
È stato denunciato, la direttrice generale Asl. Casani: «Troppa aggressività»
LIVORNO. Quasi 20 segnalazioni di episodi violenti negli ultimi tre anni. L’ultimo, fra l’altro, domenica scorsa: un trentacinquenne livornese, dopo aver dato in escandescenze aggredendo il personale del pronto soccorso, se l’è presa pure con i poliziotti. Motivo per il quale è stato denunciato per lesioni, interruzione di pubblico servizio e danneggiamento.
Sono alcuni dei dati presentati ieri in ospedale dall’Asl e dal Nas dei carabinieri. «Solo in Toscana, rispetto a un totale di circa 55.000 operatori del servizio sanitario – spiegano dall’azienda – sono state registrate, nel 2020, 752 aggressioni (561 verbali, 191 fisiche). Nel 2021, invece, 817: 591 verbali e 226 fisiche, mentre nel 2022 il dato si conferma in leggera crescita. In considerazione dell’aumento esponenziale l’azienda si è dotata, fra le prime in Italia – spiega Luca Cei, il direttore del dipartimento affari legali dell’Asl Toscana nord ovest – di uno strumento, redatto in collaborazione con il comando Nas di Livorno, in grado di garantire il tempestivo avvio delle procedure a tutela dei suoi dipendenti. Da parte nostra sono partite sette segnalazioni nel 2021, sei nel 2022, mentre nell’anno in corso siamo a quattro segnalazioni e 11 intimazioni a rimuovere post per minacce pubblicate sui social. Questo trend è dovuto sicuramente anche all’aumento di attività di sensibilizzazione all’interno delle aziende sanitarie per favorire l’emersione del fenomeno, ma non dobbiamo sottovalutare quanto sta accadendo. Esistono sicuramente reparti esposti a un rischio maggiore, basti pensare che quelli che trattano pazienti psichiatrici (26% del totale) e il pronto soccorso (35%) raccolgono assieme oltre la metà dei casi. Ed è proprio alla luce dell’entità del fenomeno che l’applicazione della procedura operativa risulta essere determinante per contrastare episodi di violenza».
«Con questa iniziativa – spiega Maria Letizia Casani, direttrice generale dell’azienda – vogliamo prima di tutto mandare un messaggio chiaro ai nostri operatori, che non devono mai sentirsi soli davanti a un qualsiasi episodio di violenza. Siamo consapevoli che si trovano spesso a lavorare in una condizione di aggressività diffusa dovuta ad una pluralità di fattori, ma devono anche sapere che da parte della direzione aziendale c’è il massimo sforzo per mettere in campo azioni di tutela. Lo dobbiamo a ciascuno di loro e lo dobbiamo alla collega Barbara Capovani, tragicamente scomparsa, il cui ricordo non ci lascerà mai».
«Alla base dei comportamenti molesti contro il personale sanitario – conferma il comandante dei carabinieri del nucleo antisofisticazione e sanità, il tenente colonnello Michele Cataneo – c’è soprattutto la mancata comprensione dell'importanza del lavoro svolto da medici e infermieri magari accompagnata da una buona dose di maleducazione. Chi svolge professioni sanitarie deve poter lavorare con serenità al fine di svolgere al meglio il suo lavoro nell’interesso suo ancora di più del paziente assistito. Per questo è fondamentale colpire questo genere di comportamenti magari anche sentendo spesso il punto di vista degli operatori con i quali ci confrontiamo spesso all’interno dei reparti».
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