Il Tirreno

Livorno

Scuola: la storia

Cecioni nel cuore e il preside Castelli come pilastro: Livorno festeggia il mezzo secolo del suo liceo sperimentale

Cecioni nel cuore e il preside Castelli come pilastro: Livorno festeggia il mezzo secolo del suo liceo sperimentale<br>

Aneddoti e storia: il libro per i 50 anni ricorda eventi, i prof e i dirigenti. Rino Bucci: "Ecco perché siamo unici nel nostro genere"

4 MINUTI DI LETTURA





i Franco Marianelli

Livorno “Cinque assi in una mano”. Così si pubblicizzava nel 2015 quel villaggio scolastico di oltre 2mila studenti che è, oggi, il liceo Francesco Cecioni. Proprio quell’istituto che ricorda il suo pilastro, Luciano Castelli, quel preside che nel biennio 1974/1975 raggiunse un traguardo storico per la scuola: smettere di essere un “doppione” dell’Enriques e lanciare la sperimentazione globale che oggi contraddistingue la scuola. Quel villaggio scolastico, con i suoi cinque indirizzi che si appresta a festeggiare il suo mezzo secolo. Che si racconta nel libro” Cecioni nel cuore”.

«Scientifico, Artistico, Socio-pedagogico, Scienze applicate e Linguistico sono infatti gli indirizzi della scuola di via Galilei – spiega il neo dirigente Rino Bucci – e la specificità di questa scuola è che, al di là dell’indirizzo scelto, ruotano nelle classi anche insegnanti di altri indirizzi per far sì che il ciclo scolastico sia il più vario e vasto possibile».

Il Tirreno racconta in anteprima questo volume di eccellenza, ricordi, tappe e traguardi storici. E ancora dirigenti che non ci sono più, prof e racconti che, oggi, fanno storia. La cerimonia ufficiale ci sarà il 15 dicembre alle 16 nella sede del liceo: Bucci e la sua vice Cristina Licco introducono alla cerimonia per il festeggiamento dei cinquanta della scuola intitolata appunto al matematico concittadino Francesco Cecioni. «Anche se a noi piace ricordare più che il 1973 data di nascita ufficiale della scuola, il biennio 1974/1975 biennio del quale, grazie all’opera dell’allora preside Luciano Castelli, il liceo smise di essere un “doppione” dell’Enriques attuando da quell’anno quella sperimentazione globale che oggi contraddistingue la scuola», afferma Anna Maria Citi che assieme alle colleghe Gabriella Luise e Maria Conti Alasso (tutte ex prof della scuola) ha redatto il libro “Cecioni nel cuore”, appunto.

Nel libro la figura di Castelli è centrale. «Non fu solo un letterato, un uomo di scuola, un esperto di didattica e di pedagogia, un abile sindacalista e un coraggioso riformatore . Prima ancora fu in cittadino impegnato politicamente (un cattolico antifascista che ventenne fu rastrellato casualmente e portato in un campo di lavoro in Germania) nella ricostruzione culturale del suo paese e della sua città. E inoltre un grande artista (pittore) – proseguono nello scrivere le insegnanti nel libro – un uomo eclettico, geniale che un classicista non esiterebbe a definire, dal multiforme ingegno».

Sfogliare il libro, decenni che si raccontano. Si raccontano anche le sue abili arti diplomatiche nell’affrontare alcuni commissari mandati da Roma dal Ministero della Pubblica Istruzione ad indagare su un liceo che per qualcuno a Roma si innovava forse in tempi un po' troppo rivoluzionari.

Oggi 2.050 studenti, 250 insegnanti per un totale di 91 classi il liceo si trova invia Galilei dopo una breve sosta negli edifici già occupati a suo tempo dell’Enriques in via Crispi e in piazza Vigo. L’ex vice preside Gabriella Luise definisce quella che per lei è “l’essenza del Cecioni” e lo fa parlando della sua esperienza di studentessa di questa scuola nonché sorella di un fratello nello stesso liceo, poi insegnante e vice preside nella stessa scuola e infine madre di figli diplomati in via Galilei. «Non avrei voluto studiare e insegnare in alcun altra scuola al mondo che non fosse stata il Cecioni. È stata la mia vita».

I nomi di alcuni studenti illustri: il sindaco Luca Salvetti, lo showman Dario Ballantini, la giornalista Eva Giovannini, il musicista-artista Federico Maria Sardelli.

Pagina dopo pagina salta fuori la storia di un giovane prof che univa alla passione per la didattica quella per gli scacchi. «Erano gli anni della sfida mondiale tra il russo Spassky e l’americano Fisher e il gioco godeva di un quarto d’ora di celebrità mondiale. Ebbene – ricordano le insegnati nel libro – gli studenti vollero sfidare il professore schierando 40 scacchiere contro di lui. Vinse tutti gli incontri salvo uno». L’occasione fu propizia per organizzare una sorta di terzo tempo rugbystico ovvero il momento postpartita nel quale si beve assieme (nel rugby) mentre al Cecioni si consumarono dopo gli scacchi “paste” arrivate da una vicina pasticceria. «I tornei di scacchi non ci sono più stati – ricordano le insegnanti– la Festa della Torte (così fu battezzata) resiste ancora». La festa delle torte non si fermò neppure nei giorni nei quali la scuola “godeva” delle visite degli ispettori ministeriali. Capitolo a parte la tradizione che riguarda le annuali sfide a calcio tra insegnanti e prof. La prima nel campo del Rombolino in un freddo 22 dicembre nei lontani anni ottanta.«Quattro a tre per i ragazzi con il quarto gol realizzato dopo una mischia nel fango», raccontano le insegnanti. Gli scaltri studenti capirono però in quella occasione come convenisse loro giocare sulla loro tenuta atletica ovviamente maggiore, vista l’età, di quella degli insegnanti. l



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web