Gioco
Gli studenti di Livorno e il pupazzo Giovanni il senzatetto per promuovere solidarietà
Alle medie Pazzini l’installazione e la raccolta di generi alimentari: come partecipare
Livorno Lo hanno fatto con le loro mani quel clochard-installazione. E gli hanno dato un nome, Giovanni. Rappresenta per gli studenti delle scuole medie Pazzini di via San Gaetano tutte le persone senza fissa dimora. È a loro che è dedicata l’opera realizzata in occasione del Natale dall’istituto comprensivo “De Amicis”. E accanto a “Giovanni” c’è un carrello vuoto. Sì, perché l’idea di base di questo gesto che riscalda il cuore è quella di una raccolta di generi alimentari da destinare alla parrocchia della Beata Seton e alla comunità di S. Egidio, per le loro attività dedicate ai senza fissa dimora e ai poveri in generale. «Prima della raccolta, gli alunni della scuola hanno realizzato una installazione dedicata ai clochard accanto alla quale è stato posizionato un carrello della spesa vuoto, che verrà riempito nei prossimi gironi con generi alimentari portati dai ragazzi e dai docenti», dicono dalla scuola.
L’installazione che rimarrà visibile fino al Natale, è costituita dalla sagoma di un uomo steso su un cartone e circondato da scatolette vuote e bottiglie di plastica. I ragazzi hanno anche scritto la storia di Giovanni. “Mi chiamo Giovanni, ma nessuno mi chiama più per nome da tanto tempo. Ho 48 anni e questa è la storia di come sono finito per strada. All'età di 42 anni ero un uomo d'affari con una moglie, di nome Barbara e due figli: iniziai a spendere sempre più soldi per i bambini, visto che mia moglie era incinta e per l'affitto visto che era aumentato, in più l'azienda stava fallendo. Quando Barbara vide che stavamo andando in bancarotta si infuriò e fui costretto a dirle la verità sull'azienda”. Chissà quanti Giovanni esistono intorno a noiu. “Barbara mi ignorò completamente e siccome la situazione andò sempre peggio, chiese il divorzio e la custodia dei bambini – va avanti – Spesi tutti i miei soldi per il divorzio e non riuscii ad ottenere la custodia dei miei figli, non potendo pagare le bollette e l'affitto finii per strada e andai in depressione. Ora che sono in strada da 6 anni e la mia routine è questa: mi sveglio, se sono fortunato su una panchina, sennò all'angolo di una strada; subito dopo cerco delle fontanelle per lavarmi e bere. Di mattina chiedo l'elemosina, mentre a mezzogiorno vado a mangiare alla mensa della Caritas. A fine giornata cerco un posto per dormire e la mattina seguente ricomincia tutto”.l
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