Il Tirreno

Livorno

Il lutto

Livorno piange Giorgio Allori, generale simbolo della Resistenza che si ribellò ai nazisti

di Stefano Taglione
Giorgio Allori al Tirreno (foto Franco Silvi)
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Giorgio Allori al Tirreno (foto Franco Silvi)

Medaglia d'oro e commendatore della Repubblica, aveva 101 anni: celebre (e premiata) la copertina de "L'Espresso" con le sue mani

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LIVORNO. Appena uscito dall’Accademia militare di Modena, dopo l’8 settembre del 1943, ha detto no alla Repubblica di Salò, venendo fatto prigioniero e internato per due anni nei lager nazisti. Coraggio, rettitudine, coerenza, sempre pronto ad aiutare i più deboli: anche questo era Giorgio Allori, il generale simbolo dei partigiani che nella notte fra lunedì scorso e ieri, alle porte di Roma dove abitava, è venuto a mancare a 101 anni.

Livornese doc, nato nella vecchia via della Costanza, il 4 febbraio avrebbe festeggiato 102 anni. La cifra tonda, nel 2022, l’aveva celebrata circondato dal grande amore dei suoi familiari con una visita al museo degli Uffizi, accompagnato dal direttore Eike Schmidt, che lo aveva accolto a Firenze pieno di gioia per celebrare insieme a lui quel traguardo così importante. Pochi mesi prima la foto delle sue mani scattata dalla nipote Laura Lezza, in un numero dal titolo “La resistenza” pubblicato in occasione del settantacinquesimo anniversario della Liberazione, è stata la copertina de “L’Espresso”, e per la sua bellezza è stata anche premiata come la migliore dell’anno. «Sono molto contenta di questa copertina preferita del 2020 – furono le parole della fotoreporter livornese dopo il premio ricevuto, un grande omaggio soprattutto per nonno Giorgio – Lo sono per il nonno, perché è la storia di un prigioniero di guerra che come gli altri 650mila sono stati per 75 anni quasi ignorati e non conosciuti. Lo sono perché con il nonno, Marco Damilano, ha colto una nuova idea di Resistenza. E una Resistenza che riguarda anche tutti noi. Io grazie a quelle parole ho capito che la Resistenza è la capacità di sopravvivere quando si è in solitudine, quando si è lasciati soli, inventandosi questa capacità di sopravvivere. E infine perché porterò con me il ricordo di un reportage al mio stesso nonno, in giorni difficili e di paura. Mi è sembrata una cosa unica poter avere una copertina con il mio nonno davvero straordinario, una persona che nella mia vita ha un ruolo speciale».

Proprio Marco Damilano, nel suo ultimo libro “La mia piccola patria”, ricorda Giorgio. È il primo personaggio affrontato nel volume uscito pochi giorni fa. Mentre l’anno scorso, il generale medaglia d’oro della Repubblica nominato commendatore dal presidente Mattarella, è stato direttore del Tirreno per un giorno. «Durante il liceo venivo a fare le ricerche sulla Treccani al Telegrafo», aveva ricordato parlando con il nostro Mauro Zucchelli, «direi il suo biografo», così ne parla la nipote Laura Lezza, alla quale nonno Giorgio, in pensione da quando lei aveva tre anni, ha insegnato molto, trasmettendole la passione per il bello, quella per la fotografia, regalandole anche la prima macchina per immortalare il mondo e insegnandole, da appassionato qual era, anche qualche segreto del mestiere che poi lei, nel corso della sua vita, ha approfondito con gli eccellenti risultati che tutti noi conosciamo.

«L’ultima cosa che facevo a Livorno prima di raggiungerlo a Cesano, in provincia di Roma dove viveva, era comprare Il Tirreno», racconta Laura. Perché nonostante vivesse alle porte della Capitale, dove aveva tantissimi amici ed ex colleghi dell’esercito vicino, Giorgio non dimenticava mai Livorno. Ci veniva spesso, anche dopo aver festeggiato i suoi cent’anni. E la custodiva gelosamente nell’anima, avendo girato l’Italia (e il mondo, in questo caso da appassionato viaggiatore) per la sua gloriosa carriera militare, ripartita dopo che era riuscito a sopravvivere al campo di prigionia. «Per me la guerra non è finita davvero nella primavera ’45: ho potuto far ritorno a casa solo l’8 settembre ‘45», amava ripetere Allori, ricordando il terribile periodo di prigionia nazista. Il funerale verrà celebrato oggi alle 15,30 nella chiesa di San Sebastiano di Cesano di Roma, poi la sepoltura nella cappella di famiglia al cimitero della Misericordia, «fra Mascagni e Ciampi», ricorda la nipote Laura. 

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