Il Tirreno

Livorno

L'intervista

Maltempo a Livorno, il ristoratore che ha stasato i tombini da sé: «Non mi ha aiutato nessuno»

di Stefano Taglione
La situazione sul controviale della Ballena sabato 2 dicembre (foto Franco Silvi)
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La situazione sul controviale della Ballena sabato 2 dicembre (foto Franco Silvi)

La sua pizzeria “A Go-Go” ha riaperto la sera stessa: «Grazie a me che ho pure liberato dai detriti le griglie vicino all'acquario»

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LIVORNO. «Se ho potuto riaprire subito, facendo intervenire le squadre dell’Enel per riattaccarmi l’energia elettrica, devo ringraziare solo me stesso. Ho passato l’intera giornata di sabato scorso a fare dentro e fuori dal locale per togliere l’acqua dai vari ambienti e soprattutto provando a stasare i tombini del controviale. Ma è possibile che debba pensarci io a mettere in sicurezza una strada pubblica? In tutte quelle ore nessuno mi ha dato una mano, del Comune non ho visto anima viva. Mi dispiace essere polemico, ma sto dicendo la verità».

Andrea Pagni è il titolare della pizzeria “A Go-Go” di viale Italia 26, proprio accanto al danneggiatissimo ristorante “Kalypso” di Daniele Fabbrizi, e anche due giorni fa ha subìto importanti danni dall’ondata di maltempo che con il fortissimo libeccio fino a 60 nodi e la violenta mareggiata ha nuovamente devastato la Terrazza Mascagni e il lungomare: «Il 3 novembre scorso sono rimasto per tre giorni senza elettricità – racconta il ristoratore livornese – ma mi è servito da lezione, perché ho capito che nessuno in certe situazioni ti dà una mano. Ho quindi improvvisato delle paratie per difendermi dall’innalzamento delle acque e stasato i tombini pieni di ogni detrito con le mie mani, dalla mattina fino alle 16,30 di sabato scorso. Asciugato tutto ho, quindi, chiamato il personale reperibile dell’Enel, che alle 15,40 è intervenuto con una squadra di emergenza per rialimentare l’utenza. Del resto, se le cabine elettriche sono sott’acqua, loro cosa possono fare? Mica riattaccare tutto... Non ce l’ho assolutamente con gli elettricisti, loro sono incolpevoli oggi, come lo erano la volta scorsa, ma ho dovuto fare da me. Lo ripeto: nessuno mi ha dato una mano nei momenti più concitati dell’emergenza e non capisco perché, dato che i problemi maggiori erano proprio dove sono, nella parte nord della Terrazza Mascagni. Ormai, qui, quando c’è mare agitato e vento forte si allaga tutto. E chi ne fa le spese siamo noi imprenditori, che ogni volta dobbiamo togliere l’acqua e sperare che tutto si risolva per il meglio».

Ha deciso, in un certo senso, di ribellarsi Andrea. Perché nel primo pomeriggio di sabato scorso, sotto gli occhi del giornalista e del fotoreporter del Tirreno, era da solo che provava a combattere la forza delle acque camminando con gli stivali sopra centimetri di liquidi marroni, misti al fango e ai liquami fognari. Un fiume in piena, infatti, dalla zona dell’acquario si è riversato sul controviale, rientrando in mare più avanti. Un giro incredibile, con gran parte del mare che oltre a invadere la Terrazza Mascagni, dove c’è l’acquario e il Surfer Joe, si è infiltrato nella sua pizzeria e nel ristorante “Kalypso”, l’attività vicina. «Non mi sono limitato a stasare i tombini del controviale – prosegue Pagni – ma sono andato anche verso l’acquario, dove l’acqua era più alta, per pulire pure quelli. Purtroppo le foglie e qualsiasi altro detrito impedivano il regolare deflusso dei liquami, quindi ho dovuto stasarli. Mi chiedo, nuovamente, se debba farlo io. Va bene risolvere gli allagamenti dentro la mia pizzeria, perché è un luogo privato e operare è compito mio, ma perché devo farmi carico anche di una strada pubblica che dovrebbe essere responsabilità della collettività, degli enti pubblici? Io ho fatto questo: mi sono occupato di liberare i tombini. E non potevo fare altrimenti, perché se l’acqua non fosse defluita un minimo, avrebbe ulteriormente allagato il mio ristorante. In questo modo, facendo così e piazzando queste paratie, sono riuscito a salvare la giornata e di pomeriggio ho potuto riaprire per la sera. Non abbiamo chiuso nemmeno un’ora, siamo riusciti a lavorare regolarmente – conclude – ma se non fosse stato per me sarei rimasto senza elettricità per altri tre giorni e di nuovo chiuso al pubblico». l

S.T.

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