Gioco
Livorno piange Alberto Paoletti, il pediatra artigiano tra i fondatori dell’Atletica Livorno
Costruttore di barche per passione, è stato direttore sanitario dell’Enpas
LIVORNO Prima di diventare il direttore sanitario dell’Enpas di Livorno – l’allora Ente nazionale previdenza e assistenza ai dipendenti statali – da cardiologo e pediatra ha assistito generazioni di ragazzi e bambini. Poi, quando usciva dall’ambulatorio e varcava la soglia della sua officina-rimessaggio in Banditella, costruiva lance in vetroresina e barche per le regate: «Mio padre ha riempito il mare di imbarcazioni, non solo ad Antignano, anche nell’Arcipelago toscano. Ancora oggi, quando vado in giro, le riconosco. Per me è una grande emozione», dice la figlia Susanna.
Sono in lutto i tanti che hanno avuto modo di conoscere e apprezzare Alberto Paoletti, 92 anni, medico, artigiano e sportivo di prim’ordine con un passato da mezzofondista e da socio fondatore dell’Atletica Livorno, che abitava sul viale di Antignano. Lascia la moglie, tre figli e sei nipoti, che lo hanno assistito fino all’ultimo istante della sua vita. La passione per lo sport l’ha trasmessa anche a Cecilia e Susanna, le sue due ragazze. Quest’ultima, maestra e campionessa italiana di tennis, ha insegnato a giocare nientepopodimeno che al nipote Filippo Volandri, il capitano non giocatore dell’Italia che domenica scorsa ha trionfato in Coppa Davis, a 47 anni dall’ultimo trofeo, insieme a Jannik Sinner e compagni. «Nostro padre è stato un esempio sia per me, che per mia sorella e mio fratello Franco – racconta Susanna – quest’ultimo ha infatti intrapreso la carriera medica, noi altre quella tennistica, visto che anche mia sorella è una grande sportiva».
Socio dei circoli tennistici di Villa Lloyd e Banditella, fra le sua grandi passioni anche la vela. Alberto, infatti, amava il mare più di ogni altra cosa. «Prima di iniziare a vendere le barche che costruiva con le sue mani – racconta ancora la figlia Susanna – le fabbricava per se stesso. Amava infatti le regate, era un uomo di mare, poi come costruttore si è dedicato anche al commercio e alle canoa. Ha riempito veramente il mare di barche, tantissime sue creazioni si possono ancora ammirare nei circoli velici livornesi, in Capraia, all’Elba e al Giglio. Ci si è dedicato soprattutto negli anni Settanta-Ottanta, quindi se ne trovano ancora. Lui non riusciva a stare fermo un attimo».
«Aveva registrato il brevetto per le sue barche in vetroresina – prosegue la sorella di Susanna, Cecilia Paoletti – e come persona lo ricordo come un uomo molto attivo, bravissimo, partecipe. Nonché un bravissimo medico, anche sportivo, che per 30 anni ha fatto il direttore all’allora Enpas di via delle Galere, in centro. Livorno è la città dove è nato e cresciuto, in medicina si era laureato all’Università di Pisa. La vela, per lui, era un hobby, così come costruire le barche. In molti lo conoscono per quest’ultima passione, perché ha veramente riempito il mare con le sue creazioni artigianali sopraffini».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
