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Scuola: la storia

Cento di questi anni caro Liceo Enriques di Livorno: "Segreti e aneddoti di una scuola che ha fatto storia”

di Franco Marianelli
Cento di questi anni caro Liceo Enriques di Livorno: "Segreti e aneddoti di una scuola che ha fatto storia”

Le ricerche di Roberto Idà e Paolo Voglini dalla nascita a oggi: tanti cambi di sede, quella volta che gli alunni per martedì grasso murarono la sede

30 novembre 2023
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Livorno Cento anni li ha compiuti quest’anno ma la pensione per il Liceo Scientifico Federigo Enriques non è ancora arrivata, per la fortuna di tutti quei ragazzi che desidereranno ancora formarsi tra le mura della storica scuola livornese.

E pensare che dal 1923, anno di nascita in Italia dei licei scientifici, il Liceo non si chiamava così ( allo scienziato fu intestato nel 1957) ma era intitolato, manco a dirlo, al gerarca fascista Costanzo Ciano: non c’era opera a Livorno, dalla Terrazza (poi diventata Mascagni) al Civico Ospedale che non portasse il suo nome (con l’interessato peraltro ancora in vita).La cosa curiosa è che nel 1923 (con la riforma Gentile dal nome del ministro della Pubblica Istruzione dell’epoca) il Liceo Scientifico non nacque a Livorno di parto naturale ma da una filiazione dell’Istituto Nautico che “trasformò” alcuni corsi di quelli dell’attuale Cappellini in classi dell’allora Liceo Ciano. La sede fu il Palazzo Granducale, l’edificio che attualmente ospita l’Amministrazione Provinciale.

Ad aver compiuto una meritoria opera di ricerca a favore della storia dei Licei Scientifici (in Italia e specificamente a Livorno) sono stati due ex illustri studenti dell’Enriques. Il primo è Roberto Idà, noto architetto cittadino, già presidente dell’Ordine con un passato politico che lo ha visto vice segretario provinciale del Psi negli anni 80 e candidato sindaco alle primarie per il centrosinistra per le amministrative 2014. Il secondo è Paolo Voglini, già cancelliere presso il Tribunale di Livorno.

«La scelta del 1923 -raccontano i due “ricercatori” – nasceva dalla necessità di offrire uno sbocco scolastico, appunto scientifico, che allora mancava tra le scuole superiori. Livorno fu una delle sole 37 sedi di licei inaugurati nel paese. Nel 2000 diventeranno 839. 59 i primi studenti a Livorno divisi in 23 nella prima, 30 nella seconda e solo 6 nella terza classe», proseguono i due ex liceali.

Curiosa la classificazione sociale, che allora al Provveditorato ritennero di compilare, in merito alle famiglie degli studenti: 42 erano figli di impiegati, 14 di commercianti e poi a seguire con l’ultimo studente classificato come “figlio di mestierante” e non è dato sapere cosa si intendesse allora con questo termine .

«La qualità dell’insegnamento, almeno a Livorno - aggiungono Idà e Voglini - inizialmente fu di basso livello e le iscrizioni scarseggiavano». Il primo preside fu tale Francesco Bianchi. In seguito al 1923 per essere ammessi al liceo necessitava provenire dal ginnasio . In caso di precedente frequentazione di scuole diverse dl ginnasio per l’ammissione allo Scientifico era necessario superare test integrativi in materia di italiano, matematica, lingua straniera e, udite, udite, “disegno ornato” (si presume per le ragazze) oppure disegno geometrico per gli uomini.

«L’adesione delle donne al liceo sino agli anni sessanta si dimostrò comunque molto bassa, – proseguono i due ricercatori. Successive sedi della scuola un immobile nell’attuale Viale degli Avvalorati per trasferirsi nel 1929 poi in quello strano cubone “ante litteram” in Piazza Vigo, tra via Francesco Crispi e via Chiarini.

«Il gerarca che pur indirettamente si era intitolato il liceo -raccontano ancora - salutò l’evento con toni omerici: “Un istituto consacrato a Minerva sapiens”. Ma il luogo scelto per il liceo non piaceva più di tanto all’allora preside Alberto Razzani». Il quale, visti peraltro i ragazzi di buona famiglia che frequentavano quelle aule, ebbe a dire: “Ci sono qua attorno palazzi di 4 o 5 piani (probabilmente questa cosa pareva al preside indice d precarietà morale ndr) frequentata da popolazione miserabile (sic) dedita ai turpiloqui e alle bestemmie”.

Fra i nomi illustri di diplomati dal Liceo Guido Torrigiani, scienziato e pubblico amministratore. I due ricercatori rivolgono inoltre un omaggio ad Alessandro Faedo, poi rettore Università di Pisa collaboratore di Enriques prima delle promulgazione delle leggi razziali. Curiosando tra le foto del lavoro di Idà e Voglini spiccano le pagelle dello schermidore Aldo Montano, trisavolo del celebre omonimo e del medico ospedaliero Pierino Del Corso. «Nel 1946 - proseguono nel racconto -uno strano sciopero (per quei tempi) degli studenti dopo che a Roma qualcuno aveva paventato la possibilità che potessero accedere alle Università anche di diplomati di scuole “non nobili”».

Gli anni sessanta sono anni di agitazione per l’Enriques non solo per i moti studenteschi ma soprattutto per una certa irrequietezza immobiliare:il liceo si sposta in via Nado Nadi (dietro alle poste di via Cairoli), poi in via del Platano (zona Gesuiti). Fra i presidi storici da ricordare Angelo Burlacchini, Francesco Elia, mentre l’attuale preside è Ersilio Castorina.

Il liceo negli anni a venire cambia ancora sede prima in via Nado Nadi (dietro le Poste) poi in via del Platano (Gesuiti), una sessione sul viale Italia, sino alla stessa via Francesco Crispi che ospitò il Liceo sino all’attuale sede (dal 1973) invia della Bassata.

Intanto nasceva in città un secondo liceo scientifico intitolato ad Adriano Cecioni. Goliardia e contestazione ebbero i loro momenti di celebrità: «Il Granducato Goliardico dei 4 Mori – racconta Idà - richiese al preside di “far festa” per un martedì grasso ma il docente rispose picche. Il problema fu risolto in maniera pratica:durante la notte “qualcuno” murò l’ingresso del liceo. E festa fu».

Idà, ma lei ha forse qualche idea su chi fosse quel “qualcuno” ? L’architetto comprende come sia subdola la domanda e deciso risponde di no. Ma aggiunge:«Magari ne ho fatte di altre, di sapore politico, ma quella porta -sorride-non l’ho murata io».l

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