Gioco
Violenza sulle donne, a Livorno quattro episodi a settimana per stalking o percosse: «Non esitate a denunciare»
Oggi alle 17.30 fiaccolata silenziosa in piazza Grande. I consigli dei carabinieri e dei consultori alle vittime. L’anno scorso 603 accessi ai codici rosa dei pronto soccorso dell’Asl
LIVORNO. Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Dalle 17.30 alle 18.30 una fiaccolata silenziosa “accenderà” piazza Grande per puntare i riflettori sulla carneficina di donne e ragazze che non ha registrato negli anni battute di arresto.
Ad organizzarla è l’amministrazione comunale che con la vicesindaca Libera Camici invita la cittadinanza e i giovani di tutte le età a essere presenti, fisicamente e con il cuore. La Protezione Civile comunale sarà di supporto e distribuirà le fiaccole.
Il tema è quanto mai attuale non soltanto alla luce dell’uccisione di Giulia Cecchettin e dei ripetuti femminicidi che la cronaca racconta, ma ci sono anche altre situazioni, solo in apparenza meno gravi, che insidiano quotidianamente le donne, tra questi il fenomeno comunemente denominato stalking, che corrisponde al reato di atti persecutori, ma anche i casi di maltrattamenti in famiglia e percosse.
23 arresti da gennaio
I numeri anche a Livorno e provincia sono impressionanti: solo i carabinieri nell’anno in corso hanno eseguito 23 arresti di cui 11 in flagranza di reato e 12 in esecuzione di provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, registrando 188 denunce in stato di libertà (4 a settimana). A cui si sommano 6 allontanamenti dalla casa familiare e 20 provvedimenti di divieto di avvicinamento alla persona offesa ed ai luoghi da lei abitualmente frequentati.
Dati terribili (che praticamente raddoppiano con chi si rivolge alla questura) resi ancora più preoccupanti da un report dell’Asl: nel 2022 gli accessi per codice rosa registrati nei pronto soccorso di tutta la Nord Ovest sono stati 603 di cui la maggior parte di donne, ben 420 ovvero circa il 70 per cento. Si sono presentate persone soprattutto di nazionalità italiana (75%) e di tutte le fasce d'età anche se principalmente comprese tra i 18 e i 49 anni e con un impressionante 14% costituito da minori. I motivi che portano all’attivazione del codice rosa sono nel 93% per maltrattamento e nel restante 7% per abusi sessuali.
I consultori
«Si tratta principalmente di donne di tutte le età e appartenenti a tutte le fasce sociali – spiega Rosa Maranto, direttrice delle Attività Consultoriali dell’Asl –: spesso subiscono abusi per mano di padri, partner, fratelli, figli, ex mariti o ex fidanzati, persone con le quali avevano o hanno un legame affettivo. In caso di violenza, ogni nostro contesto è un luogo ove è possibile riconoscere i segnali manifesti e soprattutto nominare la violenza, in molti casi per la prima volta e così far emergere il sommerso. Nei servizi si può essere accolti ed essere aiutati a pensare alla possibilità di soluzioni alternative al subire. È importante rompere la solitudine e l’isolamento dell’esperienza di abuso o maltrattamento e, il solo fatto di poterne parlare, può essere il primo passo per uscire da una situazione di chiusura, isolamento e vergogna».
Denunciare
Anche l’invito delle forze dell’ordine è da sempre quello di non subire. «Rivolgetevi alla caserma più vicina non solo per denunciare tutti quei fenomeni che possono avere i connotati della violenza, in qualunque forma venga espressa, senza attendere che questa divenga fonte di disagio, paura o addirittura pericolo, ma anche per un confronto su come gestire una situazione che si sta vivendo ma che non si riesce a comprendere a pieno», è il messaggio dei carabinieri.
«La funzione sociale del carabiniere è anche quella di offrire un consiglio ma, se necessario, un aiuto concreto, senza esitare né rimandare, ogni qualvolta si venga aggrediti o minacciati di aggressione fisica, a maggior ragione con l’uso concreto o potenziale di armi, quando si subisca violenza psicologica e quando si sta fuggendo con i propri figli da un contesto di pericolo per la propria e la loro incolumità».
Una stanza ad hoc
L’arma dei Carabinieri di Livorno, nell’anno in corso, ha continuato a focalizzare il proprio impegno al contrasto di tali crimini grazie al particolare contributo offerto dai referenti provinciali, inquadrati nel Nucleo Investigativo e facenti parte della rete locale e nazionale contro la violenza sulle donne, e gli altri militari specializzati che possono aiutare concretamente le vittime di violenza che si rivolgono all’Arma.
Questo supporto professionale trova supporto nel progetto denominato “Una stanza tutta per sé” dell’Arma dei Carabinieri e del Soroptimist International d’Italia grazie al quale a Livorno e provincia sono state allestite, all’interno di caserme di Livorno, Cecina e Portoferraio – ed è alle fasi finali la consegna della stanza portatile alla Compagnia di Piombino – particolari locali destinati all’ascolto protetto di donne vittime di violenza che permettono di accogliere in un ambiente confortevole, riservato e meno “istituzionale” le vittime di abusi.
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