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Livorno, i racconti choc in classe: «Noi seguite e molestate, non ci sentiamo sicure»
Professore raccoglie le confessioni delle studentesse: «Giovani donne che soffrono». Le iniziative dei presidi delle scuole della città: le nostre interviste
LIVORNO. «Ragazzi che in gruppo ti circondano e sei costretta a divincolarti, adulti alla guida che si accostano fanno avances, commenti pesanti, ti invitano a salire e spesso si toccano le parti intime: ignorare e aumentare il passo? E se poi ci seguono e magari ci fanno male? Oppure affrontarli a muso duro dicendo sto chiamando la polizia?». Da una parte ci sono loro, giovani studentesse livornesi tra i 14 e i 18 anni che reagiscono così, con questi pensieri disorientati, spaventati, e impauriti ai tanti episodi di violenza al maschile subiti nella loro quotidianità. Dall’altra c’è un docente di una scuola superiore livornese che raccoglie queste testimonianze e scrive, perché da sempre sensibile alle questioni di genere (ma non solo). Perché ai ragazzi ci tiene. Li ascolta. Li osserva.
Nel mezzo c’è il femminicidio di Giulia Cecchettin, l’ultimo in ordine di tempo, a fare da detonatore. A far riflettere l’opinione pubblica. A far sgorgare paure da parte di queste giovani donne livornesi che raccontano di vivere i disagi della molestia, dell’insistenza, del gioco di potere del branco. Una sofferenza che si vive nella vita quotidiana. Capitano alle fermate del bus, quando si esce da scuola, quando si va a buttare via la spazzatura. «E non importa come sei vestita», raccontano ancora al professore. E in questo caso anche il mondo della scuola si interroga. Per capire cosa si possa fare di più. Per educare i futuri uomini. Per far capire che bisogna segnalare. Perché il silenzio è tossico.
Molestie nel quotidiano
«Tutte le ragazze in ogni classe in cui l’argomento è stato affrontato, hanno raccontato di esser state avvicinate da sconosciuti mentre erano impegnate in azioni di vita quotidiana, tipo andare a portare giù la spazzatura, oppure, attraversando le piazze del centro uscendo da scuola, con altre compagne, o scese dal mezzo pubblico mentre andavano verso casa, perfino mentre camminavano con amici e familiari vicini», racconta il prof.
Il suo è un osservatorio che vuole delineare una sofferenza diffusa. L’anonimato è d’obbligo. Per proteggere. Anche perché non serve dire chi e dove, la questione è trasversale. «Le ragazze di oggi a Livorno non si sentono tranquille ad uscire», continua la lettera del docente. Non si sentono sicure rispetto a chi? Rispetto a quale forma di violenza e di insistenza subita? E i “predatori”, coloro che tolgono alle giovani donne serenità sono sia adolescenti in gruppo, la maledetta logica del branco, che adulti, 30,40, 50enni. «Raccontano di venire avvicinate da gruppi di ragazzi, di solito adolescenti in gruppo, oppure adulti alla guida di auto, che, abbassando il finestrino, le hanno invitate a salire, a seguirli da qualche parte».
Non si sentono sicure
E le studentesse come reagiscono? «Sono ragazze che studiano, che vogliono prepararsi per il proprio futuro, che vogliono viaggiare, hanno sogni da coltivare», le descrive ancora l’insegnante. Queste ragazze della porta accanto, un po’ come Giulia Cecchettin, cosa raccontano? «Hanno rivelato, che talvolta non sanno cosa sia meglio fare: ignorare e aumentare il passo? E se poi ci seguono e magari ci fanno male? Oppure affrontarli a muso duro per allontanarli dicendo sto chiamando la polizia? Non sanno cosa fare, per fortuna la maggior parte chiama i genitori e ne parla, ma poi?», si chiede il docente. Sono parole che raccoglie. Per riflettere a voce alta. A voce alta. Perché quello che ha raccolto possa essere uno spunto costruttivo per tutti. «La sensazione di timore ad uscire è concreta, non sono tranquille, questo mi è chiaro - e ribadisce - La mia riflessione è che siamo tornati indietro, purtroppo per loro, la società è regredita anziché progredita, in termini di rispetto ed emancipazione femminile, con un enorme dispiacere da parte mia come docente, come persona che prende atto delle sofferenze delle giovani donne ma che, per questo, non può tacere ignorando le testimonianze di numerose studentesse, certa che altre studentesse di altre scuole provino simili timori e si sentano limitate nelle loro scelte».
I dirigenti e i progetti
«Non bisogna mai tacere, il silenzio è l’aspetto più preoccupante, stai zitta perché ti vergogni, perché ti senti in colpa, e invece no: mai sottovalutare il minimo segnale che è già l’allarme di una relazione tossica che va interrotta», esordisce così la dirigente dell’Iti di via Galilei, Manuela Mariani. Che ribadisce l’importanza nella sua scuola dello Sportello di ascolto. «In questi anni abbiamo notato un forte incremento di richiesta del servizio, che è di tipo orientativo e aperto sia agli studenti ma anche a genitori e insegnanti. Prevenzione, preallarme ma anche lo strumento della cultura per capire e difendersi: sono elementi essenziali». All’Iti il flashmob è previsto per domani, all’esterno in occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Strumenti in campo contro la violenza di genere, e contro le varie forme di disagio anche al vicino liceo Cecioni: «Noi abbiamo un coordinatore che si occupa proprio dell’area Benessere degli studenti – spiega il dirigente Rino Bucci – Abbiamo una sezione che si occupa in modo specifico di cyberbullismo, lo sportello di ascolto che funziona due volte a settimana, il venerdì, dalle 15 alle 17 e inoltre siamo l’unica scuola ad avere all’interno un presidio infermieristico. Questo per dire che la scuola c’è e gli strumenti in campo sono utili: è capitato di raccogliere segnalazioni che poi noi convogliamo alle autorità competenti».
All’istituto Vespucci-Colombi a parte lo sportello psicologico due volte a settimana e la figura del tutor d’ascolto, si investe molto soprattutto da quest’anno, nella cultura. «La cultura ci rende liberi e noi qua ci crediamo – premette la dirigente Francesca Barone – La scuola sta, infatti, acquistando pacchetti di biglietti per cinema e teatro per i propri studenti: l’altro ieri abbiamo portato 150 ragazzi a vedere il nuovo film di Paola Cortellesi proprio sulla violenza contro le donne e l’attrice si è anche collegata, e ancora abbiamo acquistato uno stock biglietti per gli spettacoli di prosa al Goldoni di Rocco Papaleo, Angela Finocchiaro e Sabina Guzzanti». Promuovere la cultura, la lettura la scuola organizza anche i gruppi di lettura, i pomeriggi in biblioteca. All’istituto Buontalenti, Cappellini e Nautico lo sportello di ascolto non c’è. «Avevo provato lo scorso anno ad istituirlo ma non c’è stata una grande risposta – spiega la preside Maria Domenica Torrombacco – Con le risorse del Pnrr faremo un bando per il reclutamento di pedagogisti clinici esperti in orientamento».
Tante le attività in campo al liceo Niccolini Palli. È la dirigente Teresa Cini a spiegarle. «Martedì le ragazze e i ragazzi rappresentanti si sono attivati con un flash mob per Giulia. Tutti in giardino hanno preso la parola a rotazione e condiviso riflessioni toccanti – racconta – Anche i ragazzi, direttamente coinvolti, hanno espresso la loro solidarietà alla famiglia e il disprezzo per ogni atto di violenza sia essa psicologia o fisica contro le donne». Cini agevola la partecipazione degli studenti a convegni e spettacoli a tema. «Nel corso della Notte dei Licei del 22 dicembre promuoveremo un laboratorio». Scorrendo le attività formative, questi alcuni dei progetti "Adolescenza e dintorni: istruzioni per l'uso" (solo per classi prime); "Educazione all'affettività e alla convivenza civile" (per prime e seconde). E ancora “La costruzione della felicità" (per seconde e terze). «Quest’anno – continua – siamo nella rete delle scuole per la salute della Regione l'area di intervento scelta è “Affettività e sessualità consapevoli" e l’Asl ha effettuato interventi sul tema dell’affettività». E ancora in accordo con l’Asl una delle azioni programmate è un incontro di due ore in orario scolastico con operatori esperti del consultorio.
Anche al liceo scientifico Enriques esistono da anni uno sportello d’ascolto tenuto da docenti formati ad hoc e quello psicologico. «Sono entrambi molto richiesti», prosegue il dirigente Ersilio Castorina. Anche qui ci sono i progetti con la Asl di educazione all’affettività e alla sessualità e l’istituto collabora con l’associazione Randi. «Da quest’anno siamo inseriti anche nel progetto regionale di promozione alla salute con la Asl», chiude.
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