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Livorno, i testimoni della difesa di Scarpa: «Non ce l’aveva con la municipale»
Il processo all’imprenditore livornese imputato per oltraggio ai vigili
LIVORNO. Siamo nel 2020, in piena era Covid. Ed esattamente nel mese di maggio, quando per le attività iniziavano le prime, timide riaperture, principalmente puntando sullo spazio esterno e sul suolo pubblico. È tenendo presente questo contesto di disagio economico che, secondo i testimoni della difesa, va interpretato il comportamento di Samuele Scarpa, attualmente imputato per oltraggio a pubblico ufficiale per aver offeso gli agenti della municipale. «Il suo – ha detto in aula Riccardo Persico, dipendente della Baracchina Rossa – fu uno sfogo generale. Non ce l’aveva con nessuno». «Non offese i vigili – ha sostenuto Massimiliano Caleo, titolare del locale insieme alla compagna di Scarpa – ma attaccava una situazione, un momento storico».
Così i due hanno risposto alle domande della legale dell’imputato, l’avvocata Anna Francini, del pubblico ministero Massimo Mannucci e dell’avvocato di parte civile (tre agenti della municipale) Ettore Puppo.
I fatti contestati, lo ricordiamo, risalgono al 21 maggio 2020 quando fuori dalla Baracchina Rossa Scarpa dette in escandescenze durante un controllo dei vigili sull’occupazione del suolo pubblico. «Ha preso la rincorsa per dare un calcio a un cartello del bar – aveva raccontato alla giudice Rosa Raffaelli uno degli agenti in una passata udienza – poi ha iniziato a gridarci dietro. Ha detto “siete venuti a rompere il c...”, “siete schiavi del potere”, “siete schiavi di questa amministrazione, dovete ribellarvi”, “non siete uomini”. Poi si è rivolto alle persone che passavano dicendogli “vedete cosa ci fanno passare? Siamo in una dittatura”, “vedete cosa fa quest’amministrazione? Non ci fa lavorare”». Scena peraltro ripresa in un video che, all’epoca, diventò virale, destando anche l’attenzione del sindaco Luca Salvetti, che convocò Scarpa in municipio per fare pace.
Ieri, dopo una serie di rinvii, si è tenuta un’altra udienza del processo in cui hanno testimoniato Persico e Caleo. «Ci eravamo un po’ allargati (con l’occupazione di suolo pubblico, ndr) – ha detto Caleo – ma in buona fede. Il geometra era stato investito (del compito di fare domanda di suolo, ndr) ma quando sono venuti i vigili la richiesta non era stata perfezionata». E, ha affermato Persico, «da dire “siamo venuti in toni sereni” a tirare fuori il blocchetto (delle multe, ndr) è stato un attimo». Fatto sta che a un certo punto dove sono gli agenti compare Scarpa e dà in escandescenze. «Era un movimento plateale – ha aggiunto Persico –. Diceva “siete schiavi del sistema, vi dovete vergognare”. Ma non erano offese personali dirette ai due vigili. È stato plateale, ha sdato, ma non si riferiva a nessuno in particolare». E che dire delle altre frasi? – gli è stato chiesto – Quelle riportate nella precedente udienza dagli agenti? «Quelle non le ricordo». La testimonianza di Caleo è stata grosso modo sulla stessa linea. «Quello di Scarpa è stato uno sfogo di pancia, ma poi ha capito che certe situazioni si potevano gestire diversamente e chiese scusa per il comportamento avuto. Ma non offese i vigili, attaccò una situazione facendosi paladino del coro del popolo». Dopo il rinvio richiesto dalla difesa, la prossima udienza – con la conclusione dell’istruttoria e la discussione – è prevista per il 10 gennaio.
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