Gioco
Livorno piange Roberto Papirii, ex vigile urbano e commerciante
Con la moglie Renata Losso, morta un mese fa, aveva aperto la ferramenta “La Rosa”. Il ricordo commosso della figlia Silvia
LIVORNO. È morto un mese dopo la moglie, di cui non aveva saputo più niente solo perché il giorno prima della tragedia, a causa di un malore improvviso, era stato ricoverato in ospedale in stato confusionale. Livorno piange l’ex imprenditore Roberto Papirii, insieme alla compagna di una vita Renata Losso “padre” della ferramenta “La Rosa” e, per 30 anni, agente della polizia municipale prima come vigile di quartiere al Mercato centrale (e anche a quello del pesce) e poi impiegato nell’aliquota della procura.
Ma sarebbe riduttivo descrivere Roberto solo come un componente delle forze dell’ordine che, nel tempo libero, faceva (per altro con grande successo) il commerciante, tanto da traghettare il negozio fino alle future generazioni (ora è guidato dai figli Valerio e Silvia, oltre che dal nipote Matteo). Perché l’ottantenne, scomparso ieri mattina nella Rsa Coteto dove era ricoverato dal 30 ottobre scorso dopo 25 giorni in viale Vittorio Alfieri, aveva svolto veramente tanti mestieri. Nel 1981, prima di aprire la ferramenta, portava avanti con successo una falegnameria, parallelamente al ruolo di vigile urbano, corpo di cui ha fatto parte dal 1970 al 2000, quando è andato in pensione. Appassionato di campagna, in particolare dei suoi olivi che curava come fossero figli, «ha fatto mille mestieri – ricorda la figlia Silvia Papirii – Dopo il diploma meccanico all’Iti fu chiamato in Fiat a Torino e dopo qualche anno, essendo nostra madre in attesa del primo figlio Valerio, scelse di lasciare e tornare a Livorno, entrando a lavorare alla Motofides».
Il concorso vinto a palazzo civico, come vigile urbano, lo ha poi portato a lasciare il lavoro alle dipendenze della gloriosa impresa labronica. «Mia madre – ricorda Silvia – quando a 38 anni era casalinga iniziava a essere depressa e chiese a mio padre di cercare un lavoro. Lei, oltre alla passione per i fiori, non aveva altri hobby. Alla Rosa, però, mancava una ferramenta e l’idea di aprirla è venuta proprio a mio babbo. Lui quindi ha chiuso la falegnameria, ci si è dedicato nelle ore libere, lei invece sempre, perché prima non aveva un lavoro. Lui di mattina faceva il vigile, di pomeriggio era in negozio. Mio padre le ha insegnato tutto, come si usano gli attrezzi ad esempio, essendo appassionato di campagna. Fra loro ha vinto la passione: due genitori così forti non so se posso paragonarli ad altri. Nei primi 3-4 anni di apertura dell’attività rientravano ogni sera alle 22, noi eravamo piccolo e non avevamo baby sitter o nonne, ci siamo arrangiati da soli e siamo cresciuti bene, nonostante i loro sacrifici». Domani, alle 11, ci sarà l’ultimo saluto nella chiesa della Rosa. «Vorrei esprimere un ringraziamento a tutti gli operatori della Rsa Coteto per aver permesso a mio padre di vivere gli ultimi giorni con dignità», conclude la figlia.
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