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Livorno, azienda spazzata via dalle onde di piena: «Siamo senza lavoro»

di Stefano Taglione
Livorno, azienda spazzata via dalle onde di piena: «Siamo senza lavoro»

La Lomas, che produce energia rinnovabile, è in ginocchio. «Siamo fermi, se va bene potremo riaprire fra due mesi»

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COLLESALVETTI. «Tutto ciò che stava sotto il metro e 30 centimetri non esiste più. Due onde di piena, a distanza di tre ore, giovedì scorso ci hanno distrutto tutto. Rimane solo il fango: da una settimana siamo senza elettricità e acqua. E nella migliore delle ipotesi potremo riaprire fra due mesi».

La società agricola Lomas di via Pisana Livornese sud, nel comune di Collesalvetti, è in ginocchio. L’alluvione della scorsa settimana ne ha paralizzato la produzione, fermandola del tutto. L’azienda – che in base al bilancio pubblicato l’anno scorso ha fatturato 3.306.256 euro, con un utile di 305.440, almeno in base a quanto pubblicato dal sito specializzato Reportaziende.it – opera nel settore delle rinnovabili e produce l’elettricità grazie alle bioenergie. Un fiore all’occhiello della nostra provincia che però, oggi, è completamente al buio. Perché l’esondazione dei botri Torricchi e Ficaiolo, riempiti dall’ondata di maltempo eccezionale che in Toscana ha seminato morte e distruzione, ne ha compromesso l’attività.

A raccontare la grave situazione in cui versano il titolare e i cinque operai che ci lavorano (o meglio che ci lavoravano) è il legale rappresentante, Gabriele Saracco. «Abbiamo subìto due alluvioni in poche ore – le sue parole – la prima attorno alle 17,30 di giovedì scorso, l’altra alle 20,30. Le conseguenze, per noi, sono state molto simili a quelle della terribile alluvione del settembre del 2017, che già aveva messo l’azienda a dura prova. I due botri si sono completamente riempiti già dopo la prima piena e i tubi del diametro di un metro che scaricano l’acqua sotto la strada Pisana Livornesi si erano subito riempiti, con l’arteria di fatto bypassata dalla pioggia. Alle 20,30, in pochi attimi, si è abbattuta un’onda di piena fortissima, che ha fatto seguito alla prima, allagando tutto ciò che c’era sotto un metro e 30 centimetri di altezza. Penso alla sala macchine, al trasformatore da 15.000 volts e ad altri locali. I danni ammontano a centinaia di migliaia di euro, ma per stimarli non possiamo ancora essere precisi, anche perché deve sommarsi anche il mancato incasso che sarà enorme».

Lunedì scorso, ad aiutare Saracco e i suoi dipendenti, sono arrivati anche molti loro amici. Che hanno dato una mano per svuotare l’azienda dal fango. «Dobbiamo fare presto – prosegue il titolare – dato che se aspettiamo ancora poi dovremo svuotare anche i cosiddetti “gestori” della produzione dalle biomasse, perché se muoiono i batteri questo provocherà danni ulteriori. Cosa chiedo? Per l’azienda nulla, perché più che rimettere in sesto non possiamo fare. Per il futuro, agli enti preposti, sicuramente di aumentare le sezioni dei tubi interrati perché ogni volta che pioverà così, e risuccederà, perderemo tutto. Il consorzio di bonifica si attiva quando li chiamiamo e certamente pulire meglio i fossi dalle canne ci darebbe una mano. Ma un intervento strutturale sui tombamenti è essenziale per garantire la sicurezza idraulica».

Giovedì scorso, quando le previsioni erano nefaste, un dipendente è rimasto a monitorare la situazione. Aveva parcheggiato la sua auto in un punto dove nel 2017, quando ci fu l’alluvione che a Livorno provocò otto vittime, non si erano verificati allagamenti. «Ma le onde di piena – prosegue Saracco – l’hanno spostata, riempiendola di fango. Quando mi ha chiamato mi ha detto: “Gabriele, ora siamo senza lavoro”. Ce la stiamo mettendo tutta per riaprire, ma nella migliore delle ipotesi non riusciremo a farlo prima di due mesi. La situazione è drammatica: produciamo energia, ma ora non abbiamo nemmeno la corrente. Andiamo avanti con un piccolo generatore di emergenza».


 

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