Gioco
Cavalleria Rusticana, Montenero, la moglie di Salvatore Todaro e il marinaio del sommergibile: quanta Livorno nel film Comandante
Sala piena al The Space, il regista De Angelis: un film è un atto pubblico e quindi un gesto politico. E la figlia dell'ufficiale Graziella Todaro: non ho mai conosciuto mio padre, so dai racconti di mia madre che era un uomo coraggioso, leale, sensibile, umano, con tanti interessi
Livorno “Comandante” di Edoardo De Angelis è come un’esplosione sottomarina. Si propaga, colpisce e, quando è passata l’onda d’urto, continua a far tremare tutto quello che c’è intorno.
Un film importante, che sa essere avventuroso, ben ritmato e con momenti altissimi, ma che ha anche un’innegabile componente “didattica” forte, che forse sarebbe giusto definire “politica”.
È un gran bel lavoro quello che il regista napoletano, classe 1978, ha portato nelle sale italiane affidando a Pierfrancesco Favino un ruolo difficile, di un eroe dell’Italia fascista, l’integerrimo e umanissimo comandante sommergibilista della Regia Marina Salvatore Todaro, nato a Messina ma vissuto a Chioggia e approdato, da ragazzo, a Livorno, per studio, in Accademia Navale; città nella quale poi sposò, nel 1933, Rina Anichini, nostra concittadina.
Per tutti questi collegamenti alla città, il film è stato presentato lunedì sera nella grande sala 1 del cinema “The Space” (sold out) , alla presenza del regista, della figlia di Todaro, Graziella Marina e della nipote, Jasmin Bahrabadi.
Impossibile non notare quanta “Livorno” ci sia in scena nella proiezione avvenuta a Livorno lunedì 6 novembre. Nei primi dieci minuti, il film è accompagnato musicalmente solo dall’Intermezzo di Cavalleria Rusticana di Mascagni, prima fischiettato, poi eseguito al piano dall’Anichini (interpretata dall’attrice Silvia D’Amico).
Si parla anche di una casa a Montenero, e i livornesi vengono citati più volte (c’è pure un marinaio rissoso dall’animo iconoclasta che ha il nostro accento).
Il film racconta la missione del sommergibile “Comandante Cappellini” in navigazione nell’Atlantico nel 1940. Qui, si troverà a combattere a colpi di cannone e siluri contro il piroscafo “Kabalo”, battente bandiera belga. Prima Todaro lo affonderà e poi ne salverà l’equipaggio. Perché il comandante Todaro, appunto, “distrugge il ferro, sì, ma salva gli uomini”.
La proiezione è stata l’occasione, dopo i titoli di coda, per un dibattito che ha visto partecipare lo stesso regista e i familiari di Todaro. Sul palco, sotto il grande schermo, anche la truccatrice del film, la livornese Paola Gattabrusi.
«La vera storia del comandante Todaro – racconta il regista alla platea del The Space – è balzata ai nostri occhi (dei due sceneggiatori, lo stesso De Angelis e lo scrittore fiorentino Sandro Veronesi, ndr), grazie a un intervento dell’ammiraglio Pettorino che, nel luglio del 2018, durante un discorso al governo, ribadì che “salvare le vite in mare è un obbligo di legge e morale”. In quell’occasione Pettorino citò, per metafora, la vicenda del comandante Todaro».
La stessa vicenda era stata narrata da un giornalista del Tirreno, Mauro Zucchelli, nell’agosto dello stesso anno, sulle pagine del nostro quotidiano. Commossa di vedere il film nella sua Livorno Graziella Todaro: «Non ho mai conosciuto mio padre, so dai racconti di mia madre che era un uomo coraggioso, leale, sensibile, umano, con tanti interessi. Di mio padre avevo le foto, ma quello che mi mancava era la voce. Pierfrancesco Favino me l’ha data e io lo ringrazio. È stata un’emozione indescrivibile».
È Jasmin Baharabadi, nipote di Todaro, a spiegare il contesto in cui ha iniziato a muoversi l’idea del film (che è anche un libro di successo, uscito per Bompiani a gennaio 2023, sempre a firma di De Angelis e Veronesi): «Avevamo una chat di gruppo di WhatsApp, dove c’erano anche Veronesi e De Angelis, nata per pensare qualcosa di pratico da fare sul fronte degli sbarchi, per dare una mano concretamente (erano gli anni di Matteo Salvini Ministro degli Interni, ndr). Un giorno Veronesi postò proprio il discorso dell’ammiraglio Pettorino che citava mio nonno. Non ebbi il coraggio di dire chi era Todaro per me, però mandai a Sandro, in privato, l’articolo del Tirreno firmato da Zucchelli. Il resto lo sapete: seppur col Covid in mezzo, è arrivato questo splendido film».
Un film che impressiona anche per il suo realismo. Difficilmente in un film italiano si sono viste scene con effetti speciali così verosimili (combattimenti, esplosioni, immersioni) e così ben dissimulati da essere percepiti come veri. È infatti la truccatrice Paola Gattabrusi (il fratello Massimo ha curato le acconciature del film) a precisare che «ci siamo focalizzati molto sulla realtà. Abbiamo provato ad essere veri dal punto di vista visivo, quasi in modo da rendere percepibili i sapori e gli odori. Sono grata di aver fatto parte di questa squadra».
È in sostanza un film che ha una chiara visione politica del mondo, senza mezzi termini: «Chi sta naufragando va salvato e basta, anche in barba alle regole». Al termine del dibattito abbiamo chiesto su questo punto una chiosa a De Angelis, che conclude: «Un film è un atto pubblico e quindi un gesto politico. Negarlo significa negare la sua natura. Che poi è la natura stessa del cinema: è politica. Anche quando non vuole. Io in questo caso l’ho cercato e l’ho voluto. È il motivo per cui faccio film: continuare la visione del mondo. Il cinema deve intrattenere e deve avere una sua dimensione spettacolare, ma questi sono strumenti per veicolare una visione del mondo che è politica. C’è chi potrà non essere d’accordo, ma io ribadisco con forza questo tipo di ruolo del cinema». l
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