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Livorno, cade nel parcheggio della Coop e si rompe una costola: risarcita una parrucchiera livornese
L’incidente era avvenuto nel posteggio sotterraneo di Porta a Mare nell'aprile del 2018: 4.185 euro dopo oltre cinque anni
LIVORNO. È inciampata sulla piastra metallica dei carrelli dopo essere scesa dall’auto, rompendosi una costola. Per questo, un’ex parrucchiera livornese di 72 anni, dovrà essere risarcita per 4.185,98 euro da Unicoop Tirreno. L’incidente, infatti, è avvenuto attorno alle 17 del 15 aprile 2018 nel parcheggio sotterraneo di un supermercato della catena di Vignale Riotorto, quello di Porta a Mare. La donna, che era in compagnia dei familiari, si era «fratturata l’arco anteriore della settima costola di destra» e, in ospedale, le era stata anche diagnostica «un’infrazione dell’arco anteriore della quinta costola di sinistra», così scrive il medico legale chiamato come consulente dal tribunale.
Le motivazioni
La sentenza è stata depositata nelle scorse settimane dalla quarta sezione civile della d’appello di Firenze, presieduta dalla giudice Dania Mori. Il collegio ha stabilito anche il pagamento delle spese di lite per quattro quinti da parte della cooperativa (3.970,40 euro). «La struttura di raccolta dei carrelli in mezzo ai parcheggio delle auto – si legge nella sentenza – presentava a lato una piastra rialzata rispetto al piano di calpestio. Certo, se osservata con particolare attenzione, la piastra e il relativo dislivello dal pavimento erano visibili, ma una persona che fosse stata distratta ben avrebbe potuto non vederle, tanto più in condizione di luce non piena. E ciò è tanto più vero se si considera la persona che scendeva dall’auto parcheggiata accanto alla struttura, che si veniva a trovare la piastra subito dopo essere scesa dallo sportello, quindi senza aver avuto neppure abbastanza tempo per rendersi conto della conformazione del piano di calpestio».
Sentenza ribaltata
In primo grado, il tribunale di Livorno, aveva dato ragione alla cooperativa, negando il risarcimento all’artigiana. Che ha poi vinto dopo il ricorso in appello. «Il giudice di primo grado – si legge ancora nella sentenza – ha rilevato che le dichiarazioni dei due testimoni oculari, oltre a dover essere vagliate con particolare rigore in punto di attendibilità, trattandosi del genero e della figlia della vittima non permettevano di individuare con precisione la dinamica della caduta, né in particolare l’interazione causale. Il tribunale ha evidenziato che i testimoni non avevano confermato che lo stato dei luoghi fosse proprio quello rappresentato nelle fotografie prodotte agli atti, ricavandone un ulteriore motivo di incertezza sul luogo del sinistro. Il primo giudice ha aggiunto che, in ogni caso, il comportamento della donna doveva essere ritenuto tanto imprudente da assumere piena ed esclusiva efficienza causale rispetto alla caduta».
Concorso di colpa
La corte d’appello ha stabilito, inoltre, che l’incidente è stato causato da un concorso di colpa. L’80% a Unicoop Tirreno, il 20% alla vittima. Il danno non patrimoniale è stato quantificato in 4.240 euro (1.592 a titolo di danno biologico dinamico-relazionale, 398 come sofferenza soggettiva interiore media e 2.250 per l’inabilità temporanea) e, rapportato all’80%, equivale a 3.392 euro, che rivalutati dopo il tempo trascorso diventano 3.591,51. A questi vanno aggiunti i danni patrimoniali, conteggiati già nei quattro quinti, e con la rivalutazione monetaria, in altri 594,47 euro. l
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