Il Tirreno

Livorno

Choc

Quarantenne ubriaco sequestra in casa due dottori a Livorno

di Giulio Corsi
La sede della guardia medica
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La sede della guardia medica

L'uomo chiama la guardia medica: «Mi sento male, fatemi un certificato» Poi si rifiuta di farsi visitare e per un quarto d’ora li blocca all’interno dell’appartamento

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LIVORNO. Venerdì sera, il 3 novembre. Sono le 22.30. Al telefono della guardia medica arriva una chiamata. Di là dalla cornetta c’è un 40enne livornese. «Non sto bene, ho bisogno di un certificato», dice. La dottoressa che gli risponde spiega che i certificati non si possono rilasciare al telefono. E che è necessario che il paziente si rechi nell’ambulatorio di via Venuti. L’uomo si altera. «Sono invalido. Mi scoppia il cuore, non mi posso muovere». Poi inizia a inveire. «Voglio il certificato», urla tra un’offesa e una bestemmia. E mette giù il telefono.

La dottoressa si consulta con i colleghi in turno con lei. Decidono che è il caso di andare a domicilio. Partono in tre, consapevoli che la situazione potrebbe non essere semplice da gestire. Sono un medico uomo e due donne, tutti trentenni: salgono in auto e si dirigono all’indirizzo del paziente, nella zona di via Provinciale Pisana. Suonano il citofono, ma non risponde nessuno. Allora lo contattano sul cellulare. L’uomo è appena uscito, sta andando in via Venuti. Torna indietro. I medici lo aspettano sotto casa. Salgono le scale con lui. È in uno stato di alterazione, ubriaco, forse sotto effetto di sostanze stupefacenti. Inizia a insultarli. Loro cercano di calmarlo.

Arrivati davanti alla porta di casa l’uomo apre e fa entrare soltanto il medico, poi richiude la porta. Il dottore si oppone. «Scusi, ma bisogna essere almeno in due», gli dice. Così riesce a far entrare una delle due dottoresse. La terza intanto contatta il 113, racconta la situazione, chiede soccorso.

All’interno dell’appartamento le due guardie mediche cercano di calmare il paziente. Provano a farlo sdraiare sul divano, a farsi visitare. Lui fa resistenza. «Voglio il certificato», continua a ripetere. Li minaccia. I due provano a convincerlo ad andare in pronto soccorso. «Le chiamiamo noi l’ambulanza». L’uomo va su tutte le furie. Perde il controllo. Si mette davanti alla porta. «Voglio il certificato. Non uscite da qui finché non mi fate il certificato». Sono secondi infiniti. Minuti concitati. I due giovani dottori tentano di uscire. «Dobbiamo fare altri servizi, ci aspettano altri pazienti», dicono. Niente. Lui blocca con la mano la maniglia di casa. Si inchioda davanti all’uscio. «Non ve ne andate».

I medici sperano nell’arrivo della volante, che però ritarda. Restano sequestrati, bloccati dentro l’appartamento, per 10 minuti, forse un quarto d’ora, prima di riuscire ad andarsene dopo un lungo tira e molla, mentre l’uomo continua a urlare, li minaccia, li offende.

Fuori dal palazzo i tre dottori, spaventati, chiamano di nuovo il 113. La polizia consiglia loro di aspettare sotto casa l’arrivo della volante. Si chiudono in macchina, poi vedono l’uomo uscire dal portone. Temono che possa andare loro incontro, allora mettono in moto e se ne vanno. Dopo pochi metri finalmente incrociano i lampeggianti della polizia. Tornano sotto l’abitazione, ma l’uomo è sparito.

Scortati in via Venuti i tre dottori raccontano i fatti agli agenti. Sono le due di notte quando i poliziotti terminano le pratiche. Dopo un’ora, dal pronto soccorso arriva una chiamata al 113: l’uomo si è presentato in via Gramsci. In pochi minuti le volanti sono in ospedale. Lo fermano, lo portano in questura. Scatta la denuncia d’ufficio per interruzione di pubblico servizio. Ma c’è anche l’offesa a pubblico ufficiale. Ed è ipotizzabile il sequestro di persone.

«È stata un’esperienza terribile che poteva finire molto peggio», racconta Lorenzo Del Secco, guardia medica, riportando le sensazioni vissute dai colleghi venerdì. «Purtroppo la gestione di alcuni pazienti è molto problematica. Per questo nelle visite domiciliari andiamo quasi sempre in due e nel caso specifico i colleghi erano tre. I problemi sono frequenti. Una collega, alcuni mesi fa, stava visitando una persona in ambulatorio quando si è vista sfondare la porta con un masso da una signora che era in attesa. Le aggressioni sono sempre più numerose, servirebbe un approccio più calmo da parte dei pazienti».

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