Il Tirreno

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La storia

Maltempo a Livorno, salvati dal nubifragio alla Puzzolente: «Quattro ore a piedi tra acqua e fango»

di Stefano Taglione
La famiglia mentre cammina in fuga da casa
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La famiglia mentre cammina in fuga da casa

Babbo, mamma, figlio di 12 anni e i loro due cani portati al sicuro da un vicino e dai vigili del fuoco: «Sono i nostri "angeli"»

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LIVORNO. «Claudio, dove sei? Guarda che il torrente sta tracimando». È giovedì scorso, sono le 19,30 in via Fonte della Puzzolente. Il rio Paganello, affluente del fosso Limone, è ingrossato dalla pioggia. Claudio Dinatti, 49 anni, è con la moglie, il figlio di 12 e due cani: vive nell’ultima casa della strada a ridosso del Parco delle Colline livornesi. A chiamarlo è Michele Marianucci, guardia venatoria che vive a pochi chilometri di distanza. «Quando ho riagganciato – spiega Dinatti – sono uscito fuori e ho visto che il mio orto era allagato. Di lì a poco avrei rischiato di finire sott’acqua». Non ci pensa due volte il quarantanovenne. Prende la famiglia (animali compresi) e con la sua jeep sale nel bosco a una quindicina di metri di altezza rispetto a casa. «Il rio – prosegue – era esondato in due punti, dove ci sono i ponti. Purtroppo qui capita spesso».

Al buio aspetta quindi l’arrivo dei soccorsi sotto la pioggia. Dall’altra parte, a due chilometri, c’è Marianucci che nel frattempo è stato raggiunto da una squadra dei vigili del fuoco. Al comando Guido Michelucci, l’angelo in divisa che poco più di due settimane fa ha salvato un uomo caduto nei fossi. «I mezzi dei pompieri – spiega Marianucci – non potevano scendere dalla collina di Villa Cristina, quindi ci siamo dovuti fermare, perché la strada era un fiume. Lungo il percorso, fra l’altro, abbiamo trovato smottamenti con vere e proprie cascate d’acqua. Eravamo bagnati fino all’ombelico».

Due ore a piedi. È quanto camminano i soccorritori per raggiungere Dinatti e famiglia. E altrettanti al ritorno. «Attraverso il cellulare – prosegue Marianucci – abbiamo contato 24.000 passi. Non è stato facile orientarci per raggiungere Claudio, io avevo il punto gps dove mi aveva detto che sarebbe andato. Al ritorno ho cercato di tranquillizzare suo figlio, non è facile sotto la piogge e di notte, ma erano tranquilli. Sono volontario in Misericordia dal 1980, ero anche fra i soccorritori del Moby Prince e dopo una vita trascorsa in queste associazioni non si dimentica mai come intervenire in certe situazioni…».

In un video girato dalla famiglia sulla via del ritorno si notano le evidenti difficoltà che hanno incontrato. Fra le 20,30 e l’una di notte, infatti, al buio e sotto la pioggia non è stato per niente facile muoversi nel bosco. Con le insidie di una strada che poco prima si era trasformata in fiume. «Ce la siamo vista brutta – prosegue Dinatti – perché rischiavamo di finire sott’acqua. Per fortuna, con l’aumentare del vento, la pioggia è diminuita e la casa si è salvata, ma non potevo sapere come si sarebbe conclusa quella nottata. Abbiamo dormito da mia cognata, poi siamo tornati alla Puzzolente di mattina. Gli operai del consorzio ci hanno ripulito la strada dal fango, perché era impraticabile, e devo dire che quando c’è bisogno ci sono sempre. Ringrazio Marianucci, per me un grande amico oltre che un vicino di casa, e i vigili del fuoco che rischiano la vita ogni giorno. Poche persone, sotto la pioggia e in piena notte, ci sarebbero venuti a salvare».

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