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L'ex viceprefetto di Livorno Daveti in carcere a 72 anni: «Vada ai domiciliari per limiti di età»
Cumulo di pene dopo due condanne in Cassazione. Il suo avvocato Massimo Girardi: «C'è anche un problema di notifiche, non ce le hanno mandate»
LIVORNO. Due condanne della Corte di Cassazione per un cumulo di pena – senza considerare il periodo già trascorso in cella o ai domiciliari in regime di misura cautelare – di cinque anni e sette mesi di reclusione. La somma della sentenza passata in giudicato partita dall’indagine della procura di Livorno per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati in materia fiscale e tributaria e contrabbando di tabacchi lavorati esteri e di un’altra, relativa a un procedimento penale a Prato, per concorso in accesso abusivo a sistema informatico o telematico.
Da tre giorni l’ex viceprefetto livornese Giovanni Daveti, 72 anni, è in carcere alle Sughere. Il funzionario statale, ora in pensione, aveva la delega per gli affari dell’Elba e tre anni fa era stato condannato anche dalla Corte dei conti a restituire allo Stato 72.325,47 euro: 29.200 all’Agenzia delle dogane e dei monopoli e 43.125,47 al ministero dell’Interno. A quest’ultimo, di fatto il suo ex datore di lavoro, per «un danno da indebita corresponsione di parte della retribuzione per interruzione del nesso sinallagmatico, corrispondente alla destinazione della propria attività lavorativa a finalità egoistiche, e non istituzionali», mentre all’altro ente per «un danno patrimoniale» cagionato all’organismo stesso. L’indagine, quella penale, era stata delegata dalla procura labronica alla guardia di finanza del comando provinciale livornese, ora diretta dal colonnello Cesare Antuofermo. Mentre attualmente, in tribunale, lo stesso Daveti insieme a un avvocato è a processo per abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici per non aver ritirato alcune patenti ad elbani trovati ubriachi alla guida.
Ad arrestarlo, su disposizione della procura generale della corte d’appello di Firenze, sono stati i carabinieri della stazione di Livorno centro nel pomeriggio di giovedì scorso. «I reati – spiegano i militari in una nota – sono stati commessi fra le province di Livorno e Prato fra il 2014 e il 2018». Il settantaduenne è stato rintracciato nella sua abitazione alle porte del centro e accompagnato alle Sughere.
Non è d’accordo con la decisione dei magistrati l’avvocato Massimo Girardi, che lo ha difeso insieme al collega Claudio Altini. «A nostro modo di vedere – spiega – l’esecuzione della sentenza del processo di Prato non è regolare, visto che mi mancano le notifiche. Non abbiamo ricevuto neanche l’avviso dell’udienza in Cassazione, motivo per il quale c’è stata e noi siamo stati dichiarati assenti. Questo, naturalmente, renderebbe tutto nullo».
Il legale sostiene, quindi, di non aver avuto notizia del terzo grado del processo, poi arrivato a sentenza definitiva. «In ogni caso, lunedì (domani per chi legge ndr) – prosegue Girardi – insieme al collega Claudio Altini presenteremo un’istanza di scarcerazione per tramutare la detenzione alle Sughere in arresti domiciliari. Daveti ha 72 anni, quindi più di 70 anni, ragione per la quale a nostro modo di vedere deve uscire dal carcere per sopraggiunti limiti di età». l
S.T.
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