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Livorno, il sindaco Salvetti: «Chiuderò sempre le scuole quando ci sarà allerta arancione»
Dopo le due allerte arancioni in cinque giorni il primo cittadino si rivolge anche alla Regione. «Preferisco fare dieci figurette che mettere a rischio le persone. Ma non possono decidere i sindaci da soli»
LIVORNO. Due allerte arancioni per «possibili temporali e rischio idrogeologico» in cinque giorni: giovedì e ieri quando sono caduti 28 millimetri di pioggia al mattino e di pomeriggio. E altrettante chiusure del Comune di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Per i genitori che hanno figli in età scolare ma non ancora indipendenti – diciamo dall’asilo alle medie – si è trattato di un problema da risolvere in fretta attraverso la disponibilità di nonni e baby sitter, o con un giorno ferie. A chi pensa che sia una decisione esagerata il sindaco Luca Salvetti risponde in modo chiaro: « Ogni volta che la Protezione Civile e la Regione dirameranno un’allerta arancione per rischio idrogeologico chiuderò tutte le scuole di ordine e grado perché il mio riferimento è quello della massima cautela».
Sindaco, abbiamo ricevuto diverse mail che giudicano la chiusura delle scuole esagerata perché mette in crisi le famiglie, soprattutto le mamme che sono quelle che si sacrificano di più.
«Anche in Comune ne abbiamo ricevute: è una cosa che mi sorprende molto».
Perché?
«Avete visto quello che è successo alla scuola di Banditella? Se nel momento in cui la porta finestra ha ceduto, o i mattoni sono entrati nella struttura ci fossero stati i bambini, cosa avrebbero detto i loro genitori? Si parla finché le cose vanno bene. La scelta che ho fatto fin dall’inizio – anche dopo l’alluvione – è semplice e continuerò a portarla avanti».
Quale?
«Se l’allerta è arancione per temporali e rischio idrogeologico le scuole resteranno chiuse, se è per mareggiate si entra, visto che le scuole non sono ai bagni Pancaldi. Preferisco fare dieci figure barbine chiudendo le scuole per allerta arancione e il giorno dopo constatare che c’è il sole, rispetto a rischiare un danno o un incidente a un cittadino della mia città».
Con i cambiamenti climatici c’è la possibilità che le allerte siano più frequenti. Così si rischia che l’istruzione cambi a seconda del tempo.
«Intanto non esageriamo. Nel 2022 le allerte arancioni erano state tre, quest’anno cinque. È vero però che ci sono due tipi di problemi: uno riguarda la gestione del dopo allerta e l’altro la didattica».
Per la prima che cosa intende? Che la decisione sul chiudere le scuole la devono prendere i sindaci?
«Esatto. Credo che servirebbe una regia. L’allerta arancione la dirama la Regione Toscana, dobbiamo fare un ragionamento con la Protezione civile e la Regione per capire come gestire in modo complessivo le scelte sulle scuole che fino ad oggi, invece, sono lasciate alla sensibilità e responsabilità dei sindaci. Con la possibilità di avere situazioni a macchia di leopardo su un territorio interessato dallo stesso rischio».
Diceva della didattica...
«Su questo sono d’accordo col professor Lamberto Giannini (docente di storia e filosofia al Classico ndr): è giusto la massima cautela ma a livello nazionale serve garantire il diritto alla studio non facendo perdere a causa dell’allerta meteo giorni di scuola ai ragazzi. Come? Mi vengono a mente i rientri pomeridiani o andando a scuola il sabato per chi di solito non ci va per recuperare i 3 o 4 giorni persi ».
C’è un paradosso rispetto alle allerte: il Comune chiude le scuole ma nel pomeriggio gli impianti sportivi dello stesso Comune sono aperti a discrezione del gestore per le diverse attività.
«Non è un paradosso. Il quadro di riferimento delle scuole sono l’obbligo e il diritto allo studio. Se uno non va a scuola deve portare la giustificazione, anche perché poi se è assente vanno avanti con il programma. Quindi se c’è maltempo chi non può andare perché non può muoversi resta indietro. Al contrario i luoghi pubblici dello sport al pomeriggio non sono obbligatori e i gestori decidono se fare allenamento oppure no. Noi raccomandiamo di attenersi alle indicazioni del piano di protezione civile e alla massima prudenza».
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