Il Tirreno

Livorno

L’avventura

Da Livorno in Turchia in Renault 4: «Viaggio epico su strade inesistenti»

di Simone Fulciniti
Da Livorno in Turchia in Renault 4: «Viaggio epico su strade inesistenti»

Ciucci e i fratelli Mignacca: «Scoprimmo una tomba oggi sotto l’Unesco»

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LIVORNO. «Una meta in piena libertà, tutto vissuto nel profondo. Una volta prese fuoco un’officina, noi ci prodigammo per aiutare a spegnere l’ incendio. E diventammo idoli locali, accolti anche dal sindaco». Uno, dieci, centomila aneddoti: il commerciante Ivo Ciucci, insieme ai fratelli Sandro e Roberto Mignacca raccontano, a distanza di 40 anni, il loro viaggio in Renault 4 da Livorno fino in Turchia. Diecimila chilometri da percorrere in auto fino a monte Nemrut, che con i suoi 250 metri è il massimo rilievo della Mesopotamia orientale. Il commerciante livornese lo racconta in un libro. Con penna verace e appassionata, corredando il testo con una serie di fotografie che attraverso un fascino poetico, superano con dolcezza le barriere del tempo che scorre.

Racconta un viaggio incredibile, alla ricerca di un sito archeologico poco conosciuto all’epoca, la tomba del re Antioco, dichiarato successivamente patrimonio dell’Unesco. «Un itinerario affrontato praticamente al buio (non esistevano navigatori satellitari o smartphone), ma spinti dall’entusiasmo della gioventù, dalla voglia di fare qualcosa di indimenticabile», racconta Ciucci. Tutto nasce nel 1984, quando la Renault Italia, indice un concorso, attraverso la stampa: occorre presentare domanda di partecipazione, con un itinerario di viaggio a carattere culturale e di ricerca.

In caso di vittoria, il premio consiste nell’auto per poterlo affrontare. Dopo alcuni tentativi, finalmente, nel 1986, i tre riescono a far breccia nel cuore della giuria. Ed è qui che l’impresa comincia. «Ho iniziato a stampare per caso quelle immagini. E mi è scattata una voglia irrefrenabile di farle vedere a più persone possibile. Non sono uno scrittore, mai fatto nulla del genere, ma ho ritenuto una cosa simpatica scrivere i dialoghi tra noi tre protagonisti in vernacolo».

Prima della partenza, ricevuta la Renault 4 rossa, equipaggiata, i nostri eroi, preparano un dossier personale, al quale allegano un prospetto chiarissimo e dettagliato di cose da fare, e da rispettare, per la perfetta riuscita del viaggio. «Ce lo siamo dimenticato. E, pur dovendo tenere aggiornata la Renault sui nostri spostamenti, siamo in realtà spariti. Abbiamo fatto forse una telefonata a casa». E incorrendo anche in qualche piccolo incidente. «Il caldo mi causò la rottura di una piccola vena del naso. Un problema che di solito risolvevo con un tampone e qualche ora. Dopo due giorni incontrai un dottore in un villaggio: ci mise una fasciatura abbondante, ma non servi a nulla. Fu clamorosamente un dentista a risultare decisivo: mi curò col nitrato d’argento. Ho ancora il bigliettino da visita».

Da buoni ventenni, e sul libro questo fatto è sottolineato, uno degli scopi principali della “gita” era conoscere ragazze. «Ma alla fine ne abbiamo conosciute tante di ragazze ma concluso zero, nonostante il fascino italiano». Sulla strada anche una tipa singolare di Firenze. «L’abbiamo incrociata per la prima volta a Istanbul: ha compiuto una parte di viaggio insieme a noi. Per un paio di giorni. L’unica cosa è che non sapevamo che fosse buddista, e le mattine recitava il suo mantra. Non l’abbiamo mai più rivista». Paesi aperti e curiosi. «Abbiamo trovato una splendida accoglienza, uomini, donne, persone che ci volevano conoscere – racconta Sandro Mignacca – Chi correva per trovare sedie per farci sedere, chi andava al fiume a prenderci l’acqua. Una volta abbiamo avuto paura: almeno io. Stavamo dormendo in macchina in un angolino. Sentivo dei rumori: mi alzai leggermente e vidi due occhi che mi fissavano da un finestrino. Cominciai ad urlare e chi mi stava osservando se la dette a gambe». Aggiunge il fratello: «Io ho imparato a viaggiare in una certa maniera con tanto tempo anche per risolvere i problemi sulla strada». Tra 3 anni ricorrerà il quarantesimo. Che sia l’occasione per tornare in Turchia? «Sono ottimista - chiude Ciucci- Da qui a tre anni, il mio libro sarà diventato famoso, e coi guadagni, ci torneremo».
 

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