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Cure palliative, festa per i 20 anni: «Assistiamo 800 persone l’anno»
Il presidente Francesco Luschi guida l’associazione dei volontari: «Grazie al cuore dei livornesi»
LIVORNO. Oltre 800 persone assistite all’anno, nelle loro case, con una media di 60, 70 pazienti al giorno. Grazie ad una squadra di 24 operatori, tra medici, infermieri, Oss, psicologi, addetti spirituali alla quale si aggiungono 50 volontari e un mondo che si muove nel segno della civiltà. E del grande cuore. Compie 20 anni la squadra di angeli, perché questo è il nome che meritano, dell’associazione Cure Palliative Livorno.
Angeli che si occupano di assistenza medico-socio-sanitaria domiciliare gratuita a pazienti affetti da patologie, oncologiche e non, in fase terminale o comunque avanzata. E supportano le loro famiglie. In quel percorso dolorosissimo che dividerà per sempre affetti e pezzi di cuore. E restano i ricordi.
Buon compleanno all’associazione Cure Palliative. «Siamo diventati un’eccellenza a livello nazionale grazie al grande cuore dei livornesi: se siamo arrivati qui lo dobbiamo al movimento di popolo che c’è intorno a noi e ci sostiene», afferma con grande orgoglio la storica presidente Francesca Luschi. Una che non si arrende.
«Dai bisogni fisici a quelli spirituali e psichici: noi ci prendiamo in carico globalmente i pazienti e sosteniamo le famiglie in un momento di dolore tale che necessita di grande supporto: la nostra associazione rappresenta un segno di civiltà».
Luschi parla a nome di tutta quella equipe cresciuta col tempo e che venerdì sarà a festeggiare insieme alla città questo importante traguardo al Teatro Goldoni. Con il grande del teatro Paolo Hendel, Adalgisa Vavassori e tanti bravi artisti livornesi e non solo, per una serata di musica, teatro e festa nel segno della donazione.
Luschi racconta numeri e attività svolta. Dà il quadro di quanto è importante e preziosa l’associazione Cure Palliative, che, ovviamente opera in collaborazione con la Usl Toscana Nord Ovest, distretto livornese e svolge prestazioni integrative dei servizi offerti dalla rete di Cure Palliative del distretto 6.
«Noi assistiamo dai 60 ai 70 pazienti il giorno con la nostra equipe di 24 operatori sul territorio – dice – annualmente si parla di oltre 800 persone assistite con una spesa a bilancio di circa 800mila euro all’anno, di questi il 70% riusciamo a coprirlo coi contributi dei cittadini livornesi e anche grazie ai patti etici che abbiamo con tanti imprenditori: per questo dico che noi riusciamo a fare tutto questo col grande cuore della città».
Luschi sottolinea che il restante 30% che aiuta a coprire le spese arriva da contributi istituzionali.
Ma come funziona l’attività dell’associazione? L’assistenza medico-socio-sanitaria domiciliare è completamente gratuita, sia per i pazienti sia per i loro familiari, e fa perno su un sistema integrato di servizi strettamente coordinati e interconnessi, finalizzato a mantenere e ottimizzare un sistema di assistenza domiciliare dedicato, in un’ottica globale che “guardi” alla persona e non solo alla malattia, e che garantisca, anche a domicilio, un livello tecnico di assistenza non inferiore a quello erogato dalle strutture sanitarie residenziali. L’associazione non offre sistemi assistenziali alternativi o contrapposti a quelli ospedalieri, ma opera in un sistema in cui la stretta collaborazione con le strutture sanitarie pubbliche rappresenta il valore aggiunto per rispondere adeguatamente alle necessità cliniche e sociali del paziente e della sua famiglia.
«Lo spettacolo di venerdì è proprio degno del ventennale: l’obiettivo è quello di diffondere il più possibile l’importanza delle cure palliative», continua Luschi. E il sold out del Goldoni dà il senso che il messaggio sia proprio arrivato. «Il titolo scelto per la serata “Ma il cielo è sempre più blu” per noi ha un messaggio particolare - continua il regista della serata di venerdì Alessandro Brucioni – Ovviamente il riferimento è alla canzone di Rino Gaetano, ma per noi è il senso del dono, del donarsi: se si alza lo sguardo al cielo anche nei momenti più bui si può desiderare il cielo sempre più blu, un segno del dove guardare insieme, soprattutto nel dolore».
E gli artisti che venerdì saranno sul palco del Goldoni si donano. Per l’associazione. «Queste sono occasioni in cui un artista deve donarsi, non è che si può fare, si deve fare», rincara Emiliano Geppetti dei Gary Baldi Bros. Annuisce il cabarettista Michele Crestacci e così fanno tutti gli artisti presenti.
Chiude la presidente dell’associazione di volontariato Francesca Luschi: «Ho un sogno nel cassetto, quello di un progetto che dia sostegno ai cosiddetti care giver, a quei familiari che da un giorno all’altro si ritrovano a sostenere una persona cara nel momento più tragico della vita e sono le prime ad andare in burn out: nessuno insegna loro cosa fare e invece servirebbero figure a sostegno».l
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