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Porto, dissequestrati 700 vestiti da donna spediti dalla Tunisia
Livorno: il riesame ha accolto il ricorso dell'avvocata di un'imprenditrice cinese dopo l'operazione dell'Agenzia delle dogane. La donna resta indagata per frode in commercio
LIVORNO. Il tribunale del riesame annulla il sequestro dei vestiti. Restituiti a un’imprenditrice cinese di 41 anni, Xie Xie, i 700 capi di abbigliamento da donna sequestrati poco più di un mese fa in porto dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli per falsa dichiarazione di origine “made in Italy”. I giudici hanno accolto il ricorso proposto dall’avvocata della legale rappresentante dell’azienda di Prato, Luana Dettori, che rimane comunque indagata per frode in commercio.
Secondo l’accusa ci sarebbe stata una difformità fra quanto dichiarato in fattura e il contenuto nella spedizione via container, oltre a una non corretta etichetta del “made in Italy”. Il prodotto, tagliato in Toscana, era infatti stato cucito in Tunisia (dove era stato spedito da Prato) ed era appena sbarcato in porto dal viaggio di ritorno quando c’è stato il controllo dei funzionari livornesi, che alla ditta hanno chiesto anche un’ulteriore integrazione di documentazione per controllare i capi di abbigliamento che erano stati fermati alla dogana. L’imprenditrice, fin dall’inizio, si era dichiarata all’oscuro dell’etichetta, che sarebbe stata posizionata dal terzista nordafricano e non dai dipendenti della ditta pratese.
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