Gioco
Dal palco di Livorno a quelli d’Italia: Cavalleria Rusticana “Dodici anni dopo”
Echi dedicati a Mascagni, è la prima presentazione in città del “sequel”: l' opera è stata scritta da Lido Pacciardi e da Mario Menicagli che ha composto la musica
Livorno Una bella serata di musica e sorprese al Goldoni. Una serata speciale con prova aperta a un pubblico di invitati – tra gli altri Igor Protti, Marialina Marcucci, presidente del Carnevale di Viareggio, Giulia Perni di Sillabe, l’assessora Ferroni, l’ex direttore del Goldoni Marco Bertini, l’inviato del Vescovo don Simone Barbieri - che ha riempito il teatro per assistere a una nuova messa in scena di “Cavalleria Rusticana” ma soprattutto alla prima presentazione a Livorno del suo “sequel”: un’opera scritta qualche anno fa da Lido Pacciardi e Mario Menicagli (che ha anche composto la musica) “Dodici anni dopo”. Era la prova generale per la rappresentazione delle due opere che ci sarà al Teatro dell’Opera Giocosa di Savona il 27 e 29 ottobre prossimi.
A Livorno si vedrà soltanto “Cavalleria” nello stesso allestimento il 7 dicembre nell’ambito della Stagione lirica. La regia delle due opere è firmata da Carlo Antonio De Lucia, l’Orchestra è quella del Teatro Goldoni diretta da Mario Menicagli, Maurizio Preziosi maestro del coro.
Dopo il grido «Hanno ammazzato compare Turiddu» che chiude “Cavalleria rusticana” il sipario si riapre e ci troviamo davanti alla stessa scena di prima, con sullo sfondo un muro sbrecciato e cotto dal sole. In “Dodici anni dopo” non c’è più Turiddu e il dolore causato dalla sua uccisione incombe ancora sull’intero paese. C’è Turidduzzu (interpretato dalla sedicenne modenese di origini cinesi Yna Qiu), il figlio di Turiddu e Santuzza, deriso da tutti i ragazzi perché concepito fuori dal matrimonio e quindi “bastardo”.
Su lui vegliano la madre, la nonna che dopo l’omicidio del figlio ha perso un po’ la testa, e Zu Brasi, amico di famiglia. E c’è pure Lola, qui trasformata in una sciacquetta preoccupata solo del suo aspetto fisico. Dodici anni dopo esce dal carcere compar Alfio che dietro le sbarre si è pentito e ora chiede perdono senza ottenerlo in pieno ma comunque favorendo la pace generale. Il teatro di Savona ha messo in cartellone e prodotto l’opera di Menicagli invece dei soliti “Pagliacci” di Leoncavallo che si abbinano di solito a “Cavalleria”, ha deciso così di far conoscere al pubblico anche una composizione contemporanea che si richiama all’opera-capolavoro del teatro verista. Per mostrarne la continuità sono stati lasciati la stessa scenografia e gli stessi costumi ispirati ai dipinti macchiaioli. Il teatro di Savona non è il primo: l’opera “Dodici anni dopo” è già stata presentata alla Villa Bellini di Catana nel 2021 e poi nei teatri siciliani per il festival lirico Teatri di Pietra, ma anche al teatro Nazionale di Cluj in Romania (dove ha vinto il premio come miglior produzione romena) e persino in Giappone al Kitakyshu Teatro dell’Opera.
Il libretto è stato pubblicato da Sillabe. È in uscita il film-opera girato in Fortezza Vecchia con la regia di Valerio Groppa: tra gli interpreti l’attore livornese Luca Salemmi.
Impetuosa la musica di Mascagni, più lineare e descrittiva quella di Menicagli. Che omaggia il suo venerato maestro facendo emergere qua e là echi della “Cavalleria”: lo stornello di Lola che inneggia ai giaggioli, il vino del “brindisi” e la preghiera che diventa un’Ave Maria in latino. «Non potevo certo confrontarmi con Mascagni – dice Menicagli – ho fatto piuttosto delle citazioni perché tornasse la stessa atmosfera di “Cavalleria”, come l’intermezzo scritto in fa maggiore. La mia è un’opera tonale, non sperimentale, deve essere comprensibile. Ho dato più spazio alla melodia che all’orchestrazione ». Menicagli è diplomato in violino, dirige l’orchestra e scrive libretti. «Sono stato il primo allievo della scuola del paroliere Mogol. Mi è sempre piaciuto scrivere testi. L’ho fatto insieme a Lido Pacciardi anche per “Dodici anni dopo”. Il testo originario è del 1917, scritto e interpretato dall’attore siciliano Giovanni Grasso, uno che per le sue interpretazioni drammatiche ha fatto da modello per le più importanti scuole teatrali del mondo. Ma era solo un canovaccio, lui improvvisava molto, così noi l’abbiamo riscritto». Al Goldoni, a parte questa prova generale “Dodici anni dopo” non si rivedrà tanto presto: «Questo allestimento è stato pagato dal teatro di Savona. Non mi sembrerebbe corretto presentare un’opera mia prodotta dal Goldoni finché sono direttore generale. Quando non lo sarò più allora busserò alla porta». l
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