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Livorno, il progetto sperimentale per gestire i pazienti cronici

di Simone Fulciniti
Livorno, il progetto sperimentale per gestire i pazienti cronici

Al via l’iniziativa della Pubblica Assistenza per facilitare i percorsi dei pazienti. Insufficienza renale, broncopneumopatie e scompenso le patologie gestite

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LIVORNO. Si chiama chronica.net ed è un progetto di telemedicina che interessa la popolazione affetta da malattie croniche. Un progetto sperimentale, che punta a gestire la cronicità di alcune patologie come lo scompenso cardiaco, l’insufficienza renale cronica e la broncopneumopatia cronico ostruttiva.

Nata per volontà di Svs Livorno, l’iniziativa, che coinvolge 150 pazienti per la durata di un anno, è finanziata in parte dalla regione Toscana, in parte da donazioni, da risorse della Società Volontaria Soccorso e dall’impegno volontario di tanti professionisti.

Primi in Toscana

«È forse il progetto più ambizioso per quanto ci riguarda dopo l’apertura del centro Alzheimer – dice Marida Bolognesi, presidente Svs –. Siamo convinti che la forza del mondo del terzo settore, che da sempre si occupa di vicende socio sanitarie, possa fare sul territorio molto di più. Da tanto tempo si parla di telemedicina e telesorveglianza, ma concretamente è molto difficile mettere in campo progetti di questo genere. Occorrono risorse importanti. Siamo convinti che le nuove tecnologie possano aiutare ad evitare inutili code, lunghe liste di attesa. In Toscana una cosa del genere non è mai stata sperimentata, E pertanto può essere un progetto pilota esportabile. Inoltre fare rete con l’Asl e con tante associazioni, è stato fondamentale».

Come funziona

La centrale operativa Svs dedicata al progetto, gestita da personale infermieristico, garantisce la raccolta delle richieste (che arrivano direttamente dai medici di base), prende in carico la persona, coordina servizi, professionisti sanitari e operatori coinvolti, attivando soggetti e risorse del portale. «Il problema della gestione delle cronicità è sicuramente uno dei problemi più importanti dal punto di vista sanitario – spiega Roberto Bigazzi, coordinatore sanitario del progetto –. E la risposta consiste in una sfida piuttosto importante. L’Istituto superiore della sanità ci dice che in Italia oltre il 50% della popolazione ha almeno una patologia cronica. E all’interno di questo numero allarmante, c’è un 25% di persone che hanno due patologie. E questi sono principalmente i pazienti che intendiamo monitorare e curare. La situazione in Toscana è sulla stessa linea. E andando avanti nel tempo, dai 65 anni agli 85, il numero aumenta».

Cinque medici in pista

Sono cinque i medici specialisti che si prestano a questa prima fase: Stefano Bianchi e Roberto Bigazzi (Nefrologia), Alessandro Pingitore (Cardiologia), Rigoletta Vincenti (Pneumologia), Gaetano Parlato (Diagnostica vascolare). Con altre figure di supporto, tra cui infermieri, fisioterapisti e operatori sociali svi. L’obiettivo è prendere in carico 150 pazienti. Migliorare gli indici di progressione clinica e ridurre gli accessi ospedalieri. Inoltre, ed è una delle cose principali, migliorare la qualità della vita di pazienti e familiari.

«L’idea che ci ha portato a fare questa proposta e poi a essere finanziati – prosegue Bigazzi –, è stata il cercare di dare una risposta a tutto tondo al problema della presenza di patologie croniche. Abbiamo riunito un gruppo di lavoro di professionisti, che all’interno del nucleo salute si occupano di questi temi, ai quali spero in futuro possano se ne possano aggiungere altri. Professionisti che hanno il compito di gestire la progressioni delle malattie, che più di altre hanno incidenza». A disposizione degli specialisti c’è un sistema di tele monitoraggio composto da una piattaforma web con cartella clinica informatizzata, sensori indossabili che permettono un flusso programmato di informazioni, e un’applicazione sul cellulare del paziente, per la cura personalizzata individuale. Chiaro lo scopo del progetto. «Abbiamo già all’interno di Svs – conclude Bigazzi –, la struttura che ci permette di fare un buon lavoro. Sul territorio mancano i giusti rapporti tra una sanità che Italia è incentrata sull’attività ospedaliera e luoghi decentrati che stanno più arrancando, per integrarsi, dove ci sono esigenze che hanno bisogno della specialistica. La nostra centrale operativa è capace di intercettare tutti i bisogni. Grazie a una cultura del supporto ormai radicata. Siamo un polo salute che ha ampliato le proprie potenzialità».

Da sottolineare l’importante donazione effettuata dall’ingegner Roberto Saletta, che ha permesso di acquistare i sensori necessari al monitoraggio intensivo dei pazienti.
 

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