Gioco
Livorno, la rabbia dei diportisti: «Barche usate per il sesso»
I proprietari: «Servono più controlli, salgono a bordo e vendono droga»
LIVORNO. Essere proprietario di una barca ormeggiata sui fossi e scoprire che rischia di essere rifugio per senzatetto, alternativa per consumare sesso e pure base per la consegna della droga. Per non parlare dei danni alle porte dei cabinati, ai gavoni o dell’attrezzatura rubata. Il Popolo delle barchette alza sempre più la voce. E il fenomeno pare non avere punti precisi dove puntare il mirino. Perché si va dagli scali Manzoni, vicino a dove l’Unione canottieri ha la storica sede, alla zona di piazza della Repubblica, fino pure a qualche moletto. Lo sostiene la Lega, che proprio sugli scali Manzoni, giù dallo scalandrone di faccia a dove si trovava la statua del Villano, ha tenuto ieri una conferenza stampa. Alla presenza di Michele Gasparri , segretario cittadino del Carroccio e di Carlo Ghiozzi, capogruppo in consiglio comunale, anche un paio di proprietari di imbarcazioni che hanno subìto danni, Domenico Carovano e Davide D’Angelo, iscritti al circolo Amici del Mare che ha sede lì.
L’auspicio a spingere più sui controlli, che ci sia presidio del territorio anche grazie all’ausilio delle imbarcazioni di finanza, polmare, carabinieri e polizia municipale. Si racconta di furti e di una serie di altre situazioni che creano timore ad arrivare al mattino presto, percorrendo la passerella fino al mezzo per andare a pesca. C’è chi ha trovato gente sdraiata in coperta o notata alla barca vicina, intenta a rovistare. Il chi va là, raccontano, serve a poco. Perché sono figure atletiche, schizzano come lepri e con tono minaccioso invitano il cittadino ancora col cuore in gola a non chiamare le forze dell’ordine. Possono fuggire quando vogliono, ma poi tornare. Dando fuoco alla barca. Lo dicono senza mezzi termini. Un rischio che nessuno vuole correre. Anche perché le fiamme si potrebbero propagare in fretta, attaccando i mezzi vicini. «Lo hanno detto qui, ma anche altrove, è un fenomeno che dilaga», dice Gasparri. Che poi continua. «Persone non di nazionalità italiana, che si accoppiano, che lasciano dentro lattine, cicche spente sulla resina, creando danno. Questi sono casi nei quali un proprietario se la cava più a buon mercato. Ma c’è chi già l’anno scorso ha dovuto spendere 1.500 euro per cambiare tutti i cuscini completamente irrecuperabili dopo lo sversamento di olio uscito da barattoli di tonno. Nello specifico, c’erano dei stranieri che avevano lasciato avanzi industriali di lattine di birra e la toilette in condizioni che non si possono raccontare. Pochi giorni fa, un uomo, è stato fermato e poi condotto a un centro di espulsione. Basta, serve cambiare registro». Si parla di droga. Le barche diventano appoggio per il malaffare. È sempre Gasparri a raccontare. «Uno arriva, appoggia un sacchetto ben nascosto e magari dopo un’ora spunta l’altro che ritira. Con l’arrivo della sera, il fenomeno si amplifica, sfruttando una illuminazione debole. Livorno ha una tradizione marinaresca, tanta gente fa sacrifici per avere un guscio che permetta di andare a fare il bagno alla Meloria, poter andare a pescare».
Carlo Ghiozzi rimarca che scali Manzoni sono solo uno spaccato. Ma che ovunque ci sono barche, il problema è quello. «Una situazione grave a livello cittadino. Livorno è già in primissima fila per furti e microcriminalità, i fossi vanno presidiati, anche con l’aiuto dei militari, rendere le zone insicure non più per le persone perbene ma per i delinquenti. Questa sarebbe prevenzione efficace. Ricordiamoci che molti, anche fra chi ha la barca, non vanno nemmeno a denunciare il furto con scasso, perché tanto non serve a nulla».
Gli fa eco Carovano. «È il mio caso. Mi hanno rotto la porta, mille euro per rifarne una nuova simile, perché originale costa 2.500 e non potevo spenderli. Alla fine mi hanno rubato un cappellino. Non ho fatto denuncia, un reato in meno da mettere in statistica, risparmiando però ore di attesa per fare il verbale che tanto finisce archiviato». Anche Davide D’Angelo ha subito sgradite visite. «L’ultima volta è accaduto il 29 agosto, un tizio giovane, ripreso con delle telecamere. Forse sempre il solito che era già venuto in precedenza. Ma di notte si vede male, e nell’ultima occasione aveva il capo coperto col cappuccio di una felpa. E aveva qualcosa in bocca, sembrava la lama di un coltello. Passava con agilità da una barca all’altra e quando era sulla mia ha aperto ovunque. Poi, ha steso dei materassini e si è riposato una mezz’oretta».
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