Gioco
Droga da Livorno alla Sardegna, a Fauglia il centro di stoccaggio: quattro condanne, i nomi
Cocaina, eroina e marijuana nascoste dentro l’ovile. Camionisti compiacenti poi la traghettavano dal porto fino alla destinazione
LIVORNO. La base dove stoccare la droga stava a 25 chilometri dal porto di Livorno, in un ovile di San Regolo, una frazione di campagna del comune pisano di Fauglia. Cocaina, eroina e marijuana depositate nell’azienda agricola e pronte per essere imbarcate sulle navi per la Sardegna, sui camion guidati dagli autotrasportatori compiacenti. Più di 40 i chili sequestrati dai carabinieri nel corso delle indagini, andate avanti dal giugno all’ottobre del 2020, subito dopo il periodo più duro della pandemia. Mentre un altro quintale, dalle intercettazioni, sembrerebbe che sia stato movimentato fra la nostra città, Cagliari e Nuoro, queste ultime le province dove le sostanze stupefacenti sarebbero state vendute al dettaglio, dopo il passaggio dallo scalo labronico.
Le condanne
A due anni dagli arresti arrivano le prime sentenze dopo l’operazione “Mandra”, una delle attività investigative più importanti degli ultimi anni coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e delegata al nucleo investigativo del comando provinciale dell’Arma, allora diretto dal maggiore Michele Morelli e oggi guidato dal pari grado Guido Cioli. Il principale imputato – secondo l’accusa – era il quarantaseienne sardo Robertino Dessì, originario di Nuoro e residente nel comune pisano di Crespina Lorenzana, al quale sono stati inflitti 16 anni di reclusione per spaccio internazionale di droga con il rito abbreviato, quindi con lo sconto automatico di un terzo della pena. Stando agli accertamenti dei militari sarebbe stato sotto il suo controllo l’ovile di Fauglia dove veniva stoccata la droga e sarebbe stato sempre Dessì a capo del gruppo criminale di cui avrebbero fatto parte anche gli albanesi, domiciliati a Livorno, Indrit Alla (53 anni e condannato come il quarantaseienne sardo a 16 anni) e Veli Ilies (per lui 13 anni di reclusione) , ritenuti dalla Dda l’anello di congiunzioni con i fornitori spagnoli. Otto anni invece per il cinquantenne cagliaritano Andrea Serra, all’epoca dei fatti residente nel comune di Villacidro, ritenuto sempre dagli inquirenti il collegamento fra i trafficanti sudamericani e alcune’ndrine calabresi, fra cui i Gallace di Guardavalle, al centro di un’altra inchiesta dei carabinieri labronici, smantellata nell’aprile del 2021.
«Assalti anche ai caveau»
«Il riconosciuto capo dell’organizzazione condannato alla pena di 16 anni – riepiloga la Direzione distrettuale antimafia di Firenze – è risultato mantenere stretti rapporti con esponenti’ndranghetisti della cosca Gallace e con esponenti della criminalità organizzata sarda dediti all’assalto ai caveau di depositi di contanti e ai portavalori. Altro componente del sodalizio, condannato alla pena di otto anni, è risultato parimenti legato alla medesima’ndrina». l
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