Gioco
Baby gang a Livorno, il volontario: «Affidare i bimbi ad altre famiglie in alcuni casi è l’unica soluzione»
Riccardo Ripoli (Amici della Zizzi): «A Shangai e Corea situazioni pessime, ci sono tanti ragazzini problematici e per la famiglie educarli è difficile»
LIVORNO. «Il fenomeno delle baby gang, nella nostra città, non va sottovalutato. Ci sono quartieri come Shangai e Corea dove anche le migliori famiglie, purtroppo, non sono nelle condizioni di educare al meglio i figli. Basta che escano fuori, infatti, per essere trascinati nella delinquenza giovanile, in un mondo fatto di droga e violenza. La situazione purtroppo andrà sempre peggiorando, ma la soluzione a mio avviso c’è: nei casi più gravi bisognerebbe affidare i ragazzi a nuclei familiari che vivono altrove, per permettere ai minorenni, un domani, di avere un’alternativa, di scegliere cosa fare da adulti».
Riccardo Ripoli è il fondatore degli “Amici per la Zizzi” e con la sua associazione ospita contemporaneamente una quarantina di ragazzi disagiati, accogliendoli ed educandoli con amore. Bambini, molto spesso, che hanno alle spalle situazioni difficili (se non tragiche) dalle quali, lui e i suoi collaboratori, provano a farli riemergere.
Ripoli negli ultimi giorni, a Livorno, sono avvenuti diversi episodi di delinquenza giovanile. La situazione a Shangai e Corea è così drammatica al punto da suggerire l’affido dei minori ad altre famiglie?
«Solo in questi due rioni vivono tanti bambini e ragazzini problematici, che a dieci anni vedono realtà molto brutte. È come il mito della “Caverna di Platone”: quando da piccolo hai di fronte solo certe situazioni poi, da grande, è difficile avere un’alternativa».
L’importante però è l’educazione dei genitori, potranno fare un buon lavoro anche in realtà difficili.
«Non penso che a Shangai e in Corea non ci siano brave persone, tutt’altro. Dico solo che, quando ti affacci alla finestra e vedi spacciare, educare è complicato. A maggior ragione se, uscendo in giro, un ragazzino conosce persone più grandi che potrebbero portarlo sulla cattiva strada».
È così che nascono le baby gang?
«Molto spesso sì, si originano dal ghetto. Noi, nella nostra associazione, cerchiamo di insegnare i valori che spesso la società non trasmette».
Lei quindi propone, come salvezza, l’affidamento dei ragazzini ad altre famiglie?
«Chiariamoci: esistono ragazzini che delinquono anche nelle famiglie benestanti, ma è molto più probabile che la cattiva strada la imbocchino coloro che crescono nei quartieri malfamati, dove vedono realtà drammatiche dinanzi ai loro occhi. Sicuramente l’affidamento è una soluzione».
E come funzionerebbe?
«Deve entrare in campo il Comune, ma a Livorno come in molte altre realtà italiane succede solo in modo marginale. Ci sono due ordini di problemi: il primo economico, perché l’amministrazione deve pagare le famiglie affidatarie e se queste falliscono anche la comunità. Poi c’è il consenso: togliere i figli ai genitori non lo porta affatto. Io penso, però, che chi decide di dare una chance a un bambino faccia un gesto di grande altruismo. Consentendogli, in futuro, una vita migliore. Consentendogli di scegliere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
