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Livorno, ottocento osservazioni sull'urbanistica: così il nuovo piano rischia di rallentare
Il Comune dovrà correre se vuole approvare tutta la manovra prima delle elezioni. Viviani: «Ce la faremo e i numeri dimostrano che c’è stato il tempo di partecipare»
LIVORNO. Scadeva pochi giorni fa la possibilità di presentare osservazioni al nuovo Piano operativo e alla variante generale al Piano strutturale. In altre parole alla manovra urbanistica che è stata messa in piedi dall’amministrazione Salvetti con gli uffici di Palazzo Civico e che è stata adottata dal consiglio comunale a metà luglio. Chiunque, tra i livornesi interessati, poteva presentare osservazioni, chiedendo di rivedere parti di quei piani: singoli proprietari di aree private, associazioni di categoria, professionisti e così via. Anche perché, lo ricordiamo, il Piano strutturale e il Piano operativo sono quegli strumenti che vanno a toccare direttamente la carne viva, gli interessi pubblici e privati. Gli strumenti che per esempio dicono dove, quanto e come si può (o non si può) costruire. Quelli che, insomma, disegnano la Livorno da qui ai prossimi anni.
Ecco, lunedì 25 scadeva la possibilità di farsi avanti e presentare osservazioni. Quante ne sono arrivate? A ieri, considerando sia il Piano operativo che il Piano strutturale, in Comune ne risultavano quasi 800. Il conteggio non è ancora chiuso, perché ai documenti portati a mano in municipio e protocollati si aggiungono quelli inviati per posta (e in quel caso fa fede la data sul timbro). Tanto per rendere l’idea: ieri mattina sul tavolo c’erano poco meno di 750 atti, poi nel pomeriggio ne sono arrivati un’altra quarantina.
Per l’assessora Silvia Viviani «il numero è fisiologico per una città media che rinnova completamente gli strumenti urbanistici». Dopo le critiche piovute da più parti sull’apertura del periodo di osservazioni proprio in piena estate (e in pieno agosto), l’assessora aggiunge anche che «questo numero dimostra che le polemiche sul tempo messo a disposizione erano pretestuose». «C’e stato il tempo – sostiene – le osservazioni sono arrivate in un numero che ci racconta di una partecipazione cittadina concreta». Ed è «un numero più che plausibile per un nuovo piano che arriva dopo oltre vent’anni. Ora lavoreremo con impegno per controdedurre e accogliere le osservazioni che permetteranno di migliorare il piano».
Ok, ma quando si pensa di approvarlo in via definitiva? «Intendiamo chiudere entro il mandato con l’approvazione definitiva», risponde Viviani, che aggiunge di voler «lasciare alla città un patrimonio, un nuovo sistema di strategie e di regole completo, concluso e da mettere in opera già dal prossimo anno».
Sulla manovra urbanistica lo scontro con le opposizioni è stato in questi mesi accesissimo, per esempio sulla nuova area industriale prevista al Puntone del Vallino o sul completamento del Nuovo Centro e delle aree di via del Crocino. Si sa che anche le forze politiche hanno prsentato decine di osservazione.
Ma il punto ora è un altro: è realistico che il piano urbanistico possa essere davvero approvato in via definitiva prima delle elezioni? All’adozione (lo scorso luglio) si è arrivati a meno di un anno dalle amministrative (in calendario la prossima primavera) e ora gli uffici dovranno rispondere a 800 richieste di modifica, integrazione o chiarimento, quindi portare quelle che si chiamano controdeduzioni in consiglio comunale. E non è finita qui: il percorso prevede che a quel punto si attivi la conferenza paesaggistica regionale, per poi riportare il verbale in consiglio comunale per la ratifica. Sette o otto mesi al massimo per fare tutto. Così il rischio che tutto il percorso rallenti appare concreto, per non dire dietro l’angolo. E con le elezioni nel mezzo, che in caso di sconfitta dell’attuale maggioranza potrebbero anche rimettere in discussione la manovra.
L’amministrazione rafforzerà gli uffici per correre? «Abbiamo già un’unità competente», controbatte Viviani: «Intanto ci siamo dotati di un dispositivo informatico che ci aiuta molto. Comunque siamo pronti, se servirà, a rafforzare gli uffici. Prima però dobbiamo vedere le osservazioni, capire di che tipo sono, quindi che risposte richiedono». «A Prato – chiosa – a suo tempo, solo per il Piano operativo, ne arrivarono più di mille». Ma i tempi? «La conferenza paesaggistica va messa in calendario e io non posso controllare gli imprevisti. Ma ho il dovere di organizzarmi per non perdere tempo in modo da raggiungere questo obiettivo: non per mettermi al petto una stelletta, ma per dotare i livornesi di questo importante strumento da utilizzare». l
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