Gioco
Zeb gira l’Italia (a teatro). Ma a Livorno le sue scritte sono quasi un ricordo
Lotti, gallerista e amico del graffitaro scomparso nel 2008: «Peccato, da salvare almeno quella che resta ad Antignano»
LIVORNO. Diventa uno spettacolo la sua storia. Il suo geniaccio artistico, le scritte sui muri di lui cresciuto col mito di Basquiat e Lichtenstein gireranno l’Italia a teatro. Eppure in città le parole di Zeb, vergate lungo le strade a bomboletta, stanno scomparendo. Zeb non parla più con i muri e dai muri non parla più ai livornesi. Peccato. È proprio quel David Fedi, artista nel segno di Diabolik e graffitaro ormai diventato quasi una leggenda nazionale, misteriosamente scomparso 15 fa anni, a 42 anni, senza lasciare traccia. Quel “Davi” come lo chiamavano gli amici stretti, mamma Piera e la sorella Eva, che prima di sparire stava facendo carriera, anche se nel suo giro della Livorno artistica e creativa, si diceva che negli ultimi anni avesse cominciato a farsi largo un pizzico di amarezza, la sensazione di non essere stato valorizzato, aiutato. Quel Fedi che ha ispirato con una delle sue scritte labroniche anche Ligabue, protagonista di mostre a Milano e a Livorno con le sue rivisitazioni personali di Diabolik. Poi il giallo della sua sparizione, le mille ipotesi tra cui il suicidio (mai ritrovato il corpo), la storia che fa il giro del Paese e finisce a Chi l’ha visto.
L’angoscia di familiari e amici che per anni hanno sperato in un suo ritorno “coup de theatre”. «La città doveva salvaguardare quelle scritte negli anni, rendere questa eredità un patrimonio per Livorno visto che Zeb è stato collocato in un murale in viale Sauro accanto a illustrissimi livornesi come Ciampi, Mascagni, Modì». A parlare è Filippo Lotti, mecenate di Zeb e amico. Fedi dipingeva per il gallerista di Ponte a Egola. È uno degli ultimi a fine maggio del 2008, a sentire al telefono Zeb prima che sparisse, insieme a mamma Piera. «Mi chiamò, 14 minuti: era spaventato, qualcuno lo minacciò dicendogli “ti si mette a sedere”», racconta Lotti. È dispiaciuto Lotti che quell’eredità di street art, firmata dall'inconfondibile omino con la sigaretta (o la canna?) che pende dalle labbra e dalla zeta grande, che per più di 30 anni ha urlato disagi, riflessioni, provocazioni in mezza città è praticamente sparita. Quell’ironia tagliente, dissacratoria della morale, in bilico tra pubblico, privato e politica, sopravvive grazie al web. In alcuni libri, in mostre fatta in passato e in vecchie foto che gridano concetti, ribellione, risveglio delle coscienze solo nell’etere. «Livorno non le ha protette – ribadisce – Zeb amava e odiava la città, come si pretende tanto dalle persone che si amano, così per lui Livorno era una città fantastica ma poteva applicarsi di più».
Le scritte, un ricordo
“La cosa più bella delle elezioni è che il giorno prima stanno tutti zitti”, uno dei suoi muri più famosi oggi è solo un ricordo.
Via delle Grazie “Il passo felpato calcò la foglia che scricchiolava”: addio. Via della Cinta Esterna: “Su questo lunghissimo ber muro Zeb 'un ci scriverà mai”, stessa sorte. Ennesima provocazione: “Io voto Zeb, poi fate voi". Poi lungo la parete dello stadio "Vota te stesso così capisci e si capisce meglio che deficiente sei", “Ha vinto il peggio perché il meglio è uguale a loro”. Ad Antignano cita Cary Grant con "La felicità non è ben vista, se sei felice non lo dire a nessuno.'Un lo fa' nemmen capi'". Muri ripitturati (alcuni pubblici, altri privati), sgretolati, imbrattati. Di queste scritte (erano tante) che hanno scandito la vita di tanti e la leggenda di uno (Zeb) non v’è più traccia. Sopraffatte dalla fragilità della street art. A niente è valsa la petizione del 2011 sui social per tutelarle.
Proteggere il graffito cult
È lungo viale Vespucci, ad Antignano,c’è lo Zeb pensiero cult “È 22 anni ’he mi sembra di parlà co’ muri” (ritoccato nel 2008, poco prima di sparire). «Invito il Comune a prendersi cura della scritta cult che resta: mi metto a disposizione per iniziative e mostre per ricordarlo». Non si è mai fatto una ragione della scomparsa: «Spero di vederlo ad una mia mostra o che appaia con una scritta sarcastica delle sue».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
