Gioco
Livorno, la sorella di Zeb: «Se non ritrovano il corpo per me continua a essere vivo»
Eva Fedi racconta questi 15 anni senza “Davi”: un limbo
Livorno «Finché non sarà ritrovato il corpo, per me non è morto». Eva Fedi lo dice con forza. A distanza di 15 anni da quando per l’ultima volta salutò quel suo fratellone geniaccio, artista e graffitaro coltissimo che per almeno 30 anni ha parlato con i muri di Livorno.
Quel fratello scomparso all’età di 42 anni a fine maggio del 2008: l’auto posteggiata vicino al ponte dei suicidi, a Calignaia. Cellulari e documenti nella sua casa di Montescudaio, panni ancora stesi. Lui, artista nel segno di Diabolik, protagonista di mostre in giro per l’Italia prima della sua scomparsa, autore di opere rimaste negli occhi di tanti e collezionate per la grandissima parte dal suo mecenate e amico, il gallerista di Ponte a Egola Filippo Lotti è come scomparso nel nulla. Nessuna traccia, solo tante ipotesi e illazioni su di lui che negli ultimi tempi appariva, a detta degli amici più stretti, spaventato e tutt’altro che tranquillo, forse per un libro “compromettente” che voleva scrivere. Legione straniera, da qualche parte in Francia, forse in Papua Nuova Guinea come si racconta in “Zeb, una biografia inventata”, lo spettacolo scritto da Viola Barbara e interpretato da Lara Gallo che giovedì sarà a Milano e successivamente a Catania nel circuito del Fringe festival.
«Dalla sua scomparsa è passata una vita, sono nati nipoti: che dire, spero sia in Papua Nuova Guinea come si narra nello show, a fare una vita senza le sovrastrutture della società che lui mal supportava, una vita nella natura, senza il concetto dei soldi. Davi così lo chiamavamo in famiglia, dal sistema si sentiva costretto».
Mamma Piera oggi ha 83 anni: «Nostra madre non ha una tomba su cui piangere: la cosa peggiore di questa situazione è che viviamo in un limbo, senza certezze rispetto alla sua morte – e guarda a se stessa – Per quanto mi riguarda non credo che lo rivedremo mai più, col tempo me ne sono fatta una ragione e devo dire la verità non ho più speranze, quando il telefono squilla non sussulto».
Le speranze sono state inghiottite dagli anni passati. Lui è sparito, ma non la sua arte. Come ribadisce anche lei che, lavoro permettendo, sarà in prima fila a Milano a vedere lo spettacolo. «Ho apprezzato molto lo spettacolo, ho incontrato l’autrice e l’attrice, ho raccontato loro aneddoti che sono stati inseriti nel lavoro».
Rispetto a quel che resta dell’arte urbana in giro per la città firmata Zeb, Fedi ha una sua scritta del cuore. Quella che, secondo lei, andava protetta più di ogni altra: «La scritta ‘Su questo lunghissimo bel muro Zeb non scriverà mai’ in via della Cinta Esterna andava protetta, era quella che meglio lo rappresentava». Rispetto alla quasi totale sparizione delle sue scritte sui muri, Fedi si mette a disposizione. O meglio metterebbe a disposizione i bozzetti di ogni scritta fatta sui muri livornesi che suo fratello faceva. «Sarebbe bello organizzare dei tour virtuali per far rivivere le sue scritte, alcune tutt’ora attuali: se facessero iniziative su di lui sarei contenta, metterei a disposizione i bozzetti che ho».
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