Gioco
Livorno, l'ex vicesindaco Bianchi sul caso Nannipieri: «Disse no alla vendita ai privati dell’albergo Corallo»
Il racconto del tentato scacco al sindaco
Livorno «La cosa che più ci fece arrabbiare, nella vicenda del tentativo di sostituire Alì Nannipieri con Luciano Bussotti alla guida della città, fu che il Pci, forte del suo cinquanta e oltre per cento, faceva e disfaceva senza consultarsi con noi che, nel bene e nel male, facevamo pur parte della maggioranza». A parlare è Massimo Bianchi, storico vicesindaco socialista, che interviene dopo l’intervista che Marco Susini ha rilasciato al nostro giornale rivelando retroscena avvenuti nelle stanze di partito in riunioni notturne tenute segrete. E dopo gli approfondimenti contenuti nell’intervento di Mario Tredici. Bianchi, in merito al caso Nannipieri, conferma la tesi di Susini e ricorda «come questo scarso rispetto per noi alleati e quello relativo ad altri episodi come il maltrattamento, subito poco tempo dopo, da Gianni De Michelis, ministro delle Partecipazioni Statali, in visita alla Spica (fischi e sputi) ad opera degli operai comunisti, fecero sì che la richiesta di Bettino Craxi di uscire dalle giunte rosse (che i vecchi demartiniani e la sinistra del Psi in prima battuta osteggiavano) poi prese piede nel Garofano facendo sì che il partito effettivamente abbandonasse i banchi della giunta nel 1983 (per ritornarvi nel 1990, assieme al Pri, grazie al fatidico calo sotto il 50% del Pci)».
Va ricordato come nel 1990 il Psi sia passato da cinque a otto consiglieri comunali, in provincia da tre a cinque ed espresse con Giovanni Fratini il suo primo consigliere regionale. «Il carico da undici per alimentare l’insofferenza della base socialista nei confronti del Pci - prosegue Bianchi - fu calato dal segretario comunista Sergio Landi che definì il governo Craxi “il governo del malaffare”. In compenso subimmo la scissione di Rocco Pompeo e della sua Lega dei Socialisti che fece sì che Pompeo successivamente entrasse in giunta. Ho un nitido ricordo su Alì – racconta ancora Bianchi –: poco dopo il fallimento dell’operazione “scambista” Nannipieri convocò la giunta e ci disse che avrebbe preso un periodo di riposo. Praticamente per un paio di mesi non lo si vide più. Proprio lui che in Comune mancava solo che ci dormisse. Non ci disse nulla in merito al motivo di questa annunciata assenza (figuriamoci, considerando la sua proverbiale riservatezza sommata al profilo del funzionario comunista rigorosamente muto verso terzi in merito alle questioni interne del suo partito), ma ritengo che quella “aspettativa” se la prese per smaltire l’amarezza per il tentativo di promuovere Bussotti sindaco». In compenso Lucio Capparelli (storico segretario del Psi livornese) riusciva a sapere tutto dal suo vicino di casa Luciano Bussotti. «Chi meglio di lui... E comunque non vorrei che dietro alla operazione del tentato ricambio ci fosse stato altro…», continua Bianchi. Ovvero? «Su alcune proposte di operazioni urbanistiche Nannipieri non era convinto... come la cessione dell’Albergo Corallo a privati». l
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