Gioco
Capraia, le donne “legano” l’isola dalla Torre alla vecchia Pieve con i centrini fatti a mano
Il progetto è stato realizzato da 59 donne, l’inaugurazione sabato 16 settembre. «È segno d’amore nato durante il Covid e portato avanti ispirandosi a una performance del dell’artista sarda Maria Lai»
CAPRAIA. Un filo lavorato a crochet per ottenere tante piccole "mattonelle" di maglia. Una tira l’altra, fino a diventare un’opera di yarn bombing, ovvero un filo che lega passato e presente guardando al futuro. Ed ecco allora un progetto ad hoc per Capraia che il 16 settembre "legherà" virtualmente e realmente un pezzo dell’isola, dall’antica torre del 1540 che domina il porto (tornata da un paio d’anni a nuova vita grazie al suo recupero e alla trasformazione in biblioteca pubblica e centro culturale), fino alla Pieve di Santo Stefano, l’antica chiesetta (oggi sconsacrata) che rappresenta l’ultimo baluardo urbano prima della piana, ovvero prima dei sentieri da percorrere a piedi. Seguendo il motto - che dopo spiegheremo meglio - restiamo uniti (maschi e femmine) anche solo da un filo di lana.
Una premessa, questa, che apre lo spumeggiante racconto di Simonetta Filippi promotrice del progetto. «Il nome dell’iniziativa è Con-centriamoci a Capraia - racconta Simonetta - che prende spunto dalla parola ’centrini’, cioè le mattonelle a maglia che tradizionalmente servivano per realizzare scialli e altri lavori in stile patchwork. Un’idea nata sull’isola nel dicembre 2021, quando ancora c’era il Covid».
«Io sono livornese - prosegue Filippi - Qui a Capraia sono arrivata la prima volta nel 1983. Dopo aver vinto il concorso, sono sbarcata sull’isola in qualità di maestra e vi sono rimasta per quattro anni, quando me ne andai portando questa terra emersa nel cuore. Nel settembre del 2020, dopo essere andata in pensione, ho così esaudito il mio desiderio di trasferirmi a vivere a Capraia. Era sta appena inaugurata la biblioteca nella torre genovese e io, che amo i libri, cominciai a dare una mano come volontaria. Con la direttrice, Viola Viteritti, mettemmo su un gruppo di lettura frequentato in maggioranza da ragazze giovani. Allora pensai: come possiamo coinvolgere anche le over 60 come me?».
Simonetta Filippi cominciò a rimuginare: «L’ispirazione mi venne da una performance del settembre 1981dell’artista sarda Maria Lai, che in tre giorni fece legare le une alle altre le case del paese di Ulassai per ’abbracciare’ la montagna vicina. Una performance per legare simbolicamente il passato con il presente. Un legame fra vecchio e nuovo che a Capraia mancava».La torre genovese rinata con la biblioteca era comunque un punto di partenza. «Pensai allora allo yarn bombing, i centrini all’uncinetto, lavorati con filo di lana o di cotone, protagonisti di tante iniziative in Italia, ad esempio a Genova e a Livorno, ma anche in Europa, negli USA e in altre parti del mondo. Un’idea che mi venne conoscendo le donne capraiesi, ma anche quelle straniere stabilitesi sull’isola, che si ritrovavano nelle case dell’una o dell’altra per lavoro con l’uncinetto o con i ferri da maglia. Con Anna Turrina, architetta veronese anima del progetto, chiedemmo se volevano sviluppare l’idea che ci era passata per la testa. Chiedemmo loro di fare fare tanti centrini da utilizzare per unire il percorso fra la torre sul porto e la Pieve di Santo Stefano».
Nell’era dei social, il progetto non poteva che essere lanciato attraverso la Rete. Il debutto è stato nel gennaio 2022. «Abbiamo avuto una valanga di riscontri - spiega Simonetta - Bastavano mille centrini per segnare il percorso, ma alla fine ne abbiamo ricevuti oltre duemila. Abbiamo lavorato per mesi, qui a Capraia, tutte insieme, uscendo dalle case e ritrovandoci nella Sala Ipogee. E lì siamo diventate il gruppo delle Sammule, dal nome della pianta che cresce sull’isola. Abbiamo messo i fili a tutti i centrini che andremo a collocare lungo il percorso stabilito. E non ci siamo fermate a chiedere solo le mattonelle all’uncinetto: alle donne che hanno partecipato, infatti, abbiamo richiesto anche le foto delle mani che lavorano i fili, quindi il nome, l’età e la provenienza. Ed abbiamo rivolto una domanda specifica: cos’è un’isola? Le risposte sono state bellissime ed emozionanti. Il 16 settembre ci saranno alcune sorprese».
Ma come Simonetta Filippi definisce questa idea diventata realtà? «Questo è un progetto d’amore per un’isola. Dove l’altra metà del mare è di sesso femminile. Non è un progetto per turisti, ma per le donne di Capraia... ed ecco il motto delle simmule di cui abbiamo detto all’inizio di questo racconto. Un progetto che continuerà il suo cammino su Fb anche attraverso un libriccino di 40 pagine scaricabile da Internet».
E poi c’è il manifesto-collage che riproduce le foto, e quindi i volti, delle 59 donne di Capraia che vi hanno partecipato. Più la cagnolina di una di oro, che si chiama Lizzie. E allora, come dice il titolo di un film di Mario Monicelli, "speriamo che sia femmina"
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