Gioco
Livorno, imprenditore muore a 62 anni: aveva gestito una sala scommesse
Appassionato di cavalli, Damiani era un habitué della Baracchina Rossa. I ricordi degli amici: «Persona davvero buona, ma che dalla vita non ha avuto molta fortuna»
LIVORNO. Poco più di un mese fa, mentre era da solo in casa, aveva perso i sensi a causa di una gravissima insufficienza cardiaca, che lo aveva costretto a un lungo ricovero in ospedale e anche alle cure della terapia intensiva. Era stato dimesso e sembrava che potesse sopravvivere Vincenzo Damiani, per tutti Enzo. Ma purtroppo, poco prima dell’alba di ieri, è morto a 62 anni a casa del figlio, in via Bat Yam, dove si trovava per la riabilitazione post-ospedaliera.
È una tragedia che sconvolge i tantissimi amici che aveva, la scomparsa dell’imprenditore livornese, che fino a poco prima dell’emergenza Covid aveva gestito un’importante sala scommesse a Fucecchio, in provincia di Firenze, insieme a un ragioniere suo socio, e poi da solo. Habitué della Baracchina Rossa (ma anche della Bianca e degli altri bar del viale Italia), quasi ogni mattina insieme agli amici andava a fare colazione vista mare e chiunque lo volesse salutare sapeva di poterlo trovare lì.
Fra loro Piero Giambruni, ex direttore dell’Agenzia Manzoni, che lo conosceva da una vita e, per l’ultima volta, lo ha visto pochi giorni fa: «Enzo era una persona infinitamente buona che purtroppo nella vita non ha avuto molta fortuna – racconta –. Era appassionatissimo di scommesse, in particolar modo di quelle legate ai cavalli, ma purtroppo ha dovuto chiudere la sua attività a causa del mercato avverso. Era appassionatissimo pure di tennis, ammirava Andre Agassi. Lo ricorderò con una persona a volta un po’ burbera, ma con un grande cuore».
«Un bravissimo uomo – aggiunge un altro amico, Giorgio Barsotti, giornalista, grande esperto di ippica – me lo ricordo quando gestiva l’agenzia della Snai, sono andato a trovarlo diverse volte. La sua più grande passione erano le corse dei cavalli. Era un grande intenditore, insieme a lui e ai suoi amici ci trovavamo spesso a fare colazione alla Baracchina Rossa». Un punto di ritrovo, per lui e la comitiva, il bar di viale Italia. Da qualche anno Damiani abitava da solo in via di Popogna, mentre dopo le dimissioni dall’ospedale era andato a vivere insieme al figlio Gabriele, in via Bat Yam, che lo ha accudito fino all’ultimo istante con grande amore. In passato ha abitato anche ad Ardenza e in via Grande.
A ucciderlo un malore improvviso, con ogni probabilità conseguenza delle gravissime insufficienze cardiache e renali che lo avevano colpito oltre un mese fa. Immediata, quando si è sentito male poco prima delle 5 di mattina di ier, la chiamata al 112 del figlio, con le ambulanze della Svs di Ardenza e della Misericordia di via Verdi (quest’ultima sia con i volontari, che con il medico del 118) subito sul posto. I sanitari hanno fatto il possibile per salvarlo, cercando di rianimarlo con le manovre salva-vita e anche con il defibrillatore.
Ma purtroppo per l’imprenditore non c’è stato niente da fare e il dottore non ha potuto far altro che dichiararne il decesso.
Da ieri pomeriggio è stata allestita la camera ardente nelle sale della Svs di via don Aldo Mei, di fronte al cimitero dei Lupi, mentre stamani (martedì 12) alle 9.30 sempre a cura delle onoranze funebri della Pubblica assistenza labronica si celebrerà il funerale e ci sarà la cremazione.
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