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Livorno

Il racconto

Livorno, l'alluvione sei anni dopo tra luci e commozione: «Un dovere non dimenticare»

di Simone Fulciniti
Livorno, l'alluvione sei anni dopo tra luci e commozione: «Un dovere non dimenticare»<br>

Fiaccolata fino alla Rotonda nel giorno del sesto anniversario della tragedia. Salvetti: «Ora città più consapevole, aspettiamo la sentenza del processo»

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LIVORNO.  La luce per accendere il ricordo. I passi che percorrono il crinale della memoria. Sono passati sei anni da quel 10 settembre 2017, quando l’alluvione più violento che la nostra storia recente ricordi, si abbatté sulla città provocando otto morti e distruzione. Ma il trascorrere del tempo non scalfisce minimamente quei contorni tragici e terrificanti che tutti i livornesi hanno nel cuore. Per questo, ad ogni anniversario, si accende l’emozione, i pensieri tornano a qui giorni e le sensazioni che si riaffacciano sono quelle del buio e della commozione.

Ognuno ha le sue memorie, e sente il bisogno di condividerle con gli altri. Con ogni mezzo possibile. Il momento più toccante è la fiaccolata, che parte da una bella zona verde lungo il viale di Antignano, e scivola via lentamente, attraverso il lungomare, verso la rotonda d’Ardenza. Un percorso denso di pensieri, riflessioni, memoria. Silenzio, e passi lenti che sfiorano il terreno. L’ora è quella del tramonto, che stavolta, seppur straordinario, appare più triste del solito.

Il serpentone si sviluppa lunghissimo: con il sindaco Luca Salvetti in testa, dietro il gonfalone del Comune di Livorno. Con lui ci sono il vicepresidente della provincia Pietro Caruso, il consigliere regionale Francesco Gazzetti, l’assessore Rocco Garufo e tanti altri rappresentanti di istituzioni civili e militari, delle associazioni di volontariato e gente comune. Una camminata lenta: le persone che incrocia, anche casualmente, fermano qualsivoglia attività per rendere omaggio alle vittime. Giovani, anziani, uomini, donne, bambini, tutti in silenzio.

Una signora che sta camminando sulla via parallela, lungo la strada, lascia il marito e velocemente raggiunge il gruppo e si accoda. Chi fa jogging si ferma e aspetta il passaggio. Anche i ragazzi riuniti ai Tre Ponti per l’aperitivo, si alzano in piedi. Poi la pausa in prossimità del Gabbiano. Con l’intervento di Salvetti, seguito dallo struggente intervento del coro Spring Time diretto dal maestro Cristiano Grasso.

«Abbiamo avuto per cinque anni e abbiamo tutt’ora doveri e obblighi – dice il primo cittadino – Il primo è quello di tutelare il ricordo e la memoria, in questa giornata, ma anche in tutte le altre, su questo fronte. E per questo abbiamo allestito la mostra fotografica alla Rotonda. Il secondo è quello di consentire ai cittadini di vivere più sereni e più sicuri, e in questo senso il lavoro fatto con nuovo piano di Protezione Civile, con la struttura della protezione civile, e soprattutto col modo in cui abbiamo affrontato allerte e le situazioni più difficili con grande attenzione e presenza indubbiamente dà fiducia alla cittadinanza. Il terzo dovere è quello di controllare i lavori che sono partiti nel 2018 marcino spediti. E questo sta avvenendo: siamo al sessanta per cento delle realizzazioni ed il resto è appaltato e quindi è partito o sta per partire. E in un anno e mezzo dobbiamo arrivare a chiudere tutto. L’ultima cosa è quelle di attendere la giustizia, senza prendere posizione o sbilanciarsi in assurdi commenti o valutazioni. Dobbiamo aspettare che il giudice decida e dica quello che non ha funzionato quella sera e di chi sono le responsabilità. Questo lo devono ai cittadini livornesi e ai familiari delle vittime».

Prima di cominciare con le esecuzioni musicali, il maestro Grasso si dice «onorato di questa possibilità», e spiega la scelta «di brani molto significativi e come i suoi coristi abbiamo subito fatto quadrato per mettere insieme questo momento così coinvolgente». Successivamente il sindaco invita tutti i presenti a visitare la mostra fotografica, allestita con foto di Laura Lezza, Dario Marzi, Alessio Novi e Riccardo Repetti. Immagini raccolte nei giorni della calamità, immagini che rimarranno impresse nella storia della città. Poi il minuto di silenzio. L’ultimo saluto è per i parenti delle vittime presenti. La Rotonda d’Ardenza per una sera è la rotonda del ricordo, del sentimento, degli occhi lucidi: Livorno non dimentica. «Quel risveglio fu terribile – aggiunge Salvetti -, ricordarlo è difficile. L’unica consolazione è poter dire che la nostra città rispetto ad allora ha un’altra dimensione e un’altra presa di coscienza. Che si è tramutata in fatti: il lavoro dell’amministrazione, della Regione Toscana, del Genio Civile, e l’attenzione e la consapevolezza di tanta gente». l


 

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