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Insulta la moglie e le vieta anche di uscire e truccarsi: condannato un livornese
Due anni e quattro mesi in rito abbreviato per un cinquantatreenne: non le avrebbe neanche pagato 25.500 euro di assegni familiari, mancando di rimborsarla di 20.000 euro per un prestito usato per un progetto miseramente fallito
Livorno L’avrebbe insultata ogni giorno, impedendole di truccarsi e perfino di uscire di casa per andare al lavoro. Controllando il modo in cui si vestiva e vietandole addirittura di andare in palestra o salutare le persone per la strada. Un livornese di 53 anni è stato condannato in rito abbreviato a due anni e quattro mesi di reclusione per maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie, la violazione del suo domicilio e per non aver versato, dopo la separazione, 25.500 euro di assegni di mantenimento. Fra l’altro, durante la relazione, la donna le avrebbe anche prestato 20.000 euro per avviare un progetto di rivendite di auto miseramente fallito, senza che la somma venisse mai restituita.
È una storia di violenza psicologica quella che vede come vittima una livornese, assistita come parte civile dall’avvocato Francesco Tantussi, che con l’ex convivente ha avuto una figlia. Il Tirreno non scrive il nome e il cognome dell’uomo per non rendere riconoscibile la donna vittima di violenza. Per lei, il giudice dell’udienza preliminare Marco Sacquegna, ha disposto un risarcimento di 30.000 euro, oltre al pagamento da parte dell’ex marito delle spese processuali e del versamento di tutti gli assegni di mantenimento mai saldati fino a questo momento. «La quotidianità, la reiterazione negli anni di certi atteggiamenti prevaricatori – si legge nelle motivazioni della sentenza di primo grado – le fobie dell’uomo per il timore costante di relazioni extraconiugali della moglie, hanno inquinato irrimediabilmente e dalle fondamenta il rapporto coniugale».
Gli episodi – stando alla ricostruzione – sarebbe andati avanti dall’aprile del 2020, a partire dal periodo più duro dell’emergenza Covid. «Quando era al lavoro o fuori casa – si legge nei capi di imputazione contestati al cinquantatreenne – lui le telefonava o le inviava messaggi chiedendo ossessivamente con chi e dove fosse, il più delle volte non appena la donna era uscita di casa, come se la stesse pedinando, svalutando amici e conoscenti con i quali per caso si trovasse». l
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