Gioco
Livorno, il Comitato alluvionati: «Sbagliata la portata del tombamento, così il Rio Maggiore è esondato»
Il gruppo di cittadini a dicembre ha presentato un esposto in Procura sugli aspetti idraulici che hanno portato alla tragedia: «La nostra denuncia in una cassetto, dopo sei anni ancora tanto da fare»
LIVORNO. Stefano Filippi e Francesco Archibugi sono le anime del “Comitato alluvionati”: 143 persone, la maggior parte delle quali hanno subito danni durante il nubifragio del 10 settembre 2017, ma anche soggetti che «si sono iscritte per solidarietà». Da allora non solo si battono per avere gli indennizzi, ma hanno anche fatto le pulci alle portate dei fiumi livornesi, alla costruzione delle casse di espansione, i lavori di ammodernamento e i progetti, in particolare quello del Nuovo Centro. Scoprendo presunte irregolarità che li hanno spinti, nel dicembre scorso, a depositare in Procura un esposto «che non sappiamo che fine abbia fatto. Forse sarà rimasto chiuso in qualche cassetto», dicono.
Sei anni fa la città si svegliava piangendo otto persone e con milioni di euro di danni. Con una pioggia simile oggi cosa accadrebbe?
«Probabilmente andrebbe un po’ meglio perché certe opere critiche, diciamo imbarazzanti, non erano state realizzate. Come l’argine finale del Rio Ardenza, lungo via Pacinotti che non era stato completato come invece indicavano i consulenti. Ma altrove le cose non so migliorate per nulla».
Ad esempio?
«Dov’è morta Martina (Bechini ndr) nessuno ha messo mano al ponte. In via Sant’Alò era prevista la costruzione di due ponti ma ad oggi non è stato fatto niente. Lo stesso per quello di via Mondolfi che era previsto nel 2021. Inoltre, nonostante lo stombamento del Rio Maggiore, la portata possibile del ponte su via dell’Ardenza è la stessa di allora. In altre parole se arrivasse la stessa quantità di acqua il rischio è che accada la stessa cosa. Che l’onda salti il ponte fino a invadere i terreni di Biricotti come nel 2017».
È per questo che avete presentato l’esposto in Procura?
«Il nostro obiettivo era portare a conoscenza della procura elementi nuovi per capire le possibili concause dei danni e delle vittime. Certi aspetti idraulici sono stati sottovalutati. In particolare l’acqua dal Rio Maggiore non doveva invadere la zona intorno allo stadio, ma incanalarsi nella parte tombata per arrivare al mare. A noi il processo non ci riguarda, ma ci sembra scorretto, che certi elementi clamorosi non siano stati presi in considerazione».
Ci potette fare degli esempi?
«I più evidenti sono tre: le casse di espansione non realizzate e la portata del tombamento del Rio Maggiore che è la metà di quella riportata nel progetto. Questa seconda incongruenza è stata ammessa anche dal Genio civile. In pratica rispetto ai 72 metri cubi al secondo ipotizzati dall’ingegner Pagliara, può riceverne solo 40. Infatti gli altri che non si sono incanalati nel tombamento se ne sono andati sulle strade. Ovviamente la procura farà quello che ritiene opportuno ma non solo a noi questo dovrebbe fa venire i brividi. Anche perché per realizzare il Parco Levante doveva essere realizzato – lo dice il progetto – un nuovo ponte sul Rio Maggiore, in via dell’Ardenza, che al contrario non è mai stato fatto. Magari rispetto alla tragedia questi tre aspetti hanno inciso poco, però questa sciatteria lascia perplessi».
Il 15 settembre, tra l’altro giorno del processo, scade il termine fissato dal giudice civile per accettare la proposta di transazione con la Regione per la causa pilota che avete intentato. Cosa farete?
«Non accettiamo la proposta del giudice. Cinque anni di fatica, ricerche e documentazione andrebbero a schifio. In secondo luogo se ci fosse un accordo, gli altri 142 soggetti all’interno dell’associazione non avrebbero modo di sfruttare la sentenza di un danneggiato. La causa pilota viene fatta per questo. Nel momento in cui, si spera, arrivasse vittoria che sancisce la negligenza da parte della Regione sul fiume, gli altri farebbero lo stesso».
Ma ad oggi gli altri risarcimenti sono stati pagati?
«Uno è arrivato dallo Stato veicolato da Regione e Comune. Ma l’indennizzo massimo era di 150 mila euro, se un condominio aveva subito più danni, quelli oltre a questa cifra, non sono stati rimborsati. Mentre chi ha avuto l’auto danneggiata o mezzi da lavoro distrutti con la merce dentro, come ad esempio gli ambulanti, non ha ricevuto nulla».
Come valutate invece il lavoro della giunta?
«Quando abbiamo presentato la richiesta danni alla Regione Toscana Salvetti ci criticò. Ma noi abbiamo bisogno di istituzioni forti che meritano stima e rispetto. Ad esempio avremmo voluto che la delibera di giunta del 22 gennaio 2020 sulle misure urbane: predisposizione banca dati su interventi protezione civili, convocazione della conferenza sui rischi, fosse stata attuata cosa che non è avvenuta».
Ogni anno alla fiaccolata ci sono sempre meno partecipanti. È un problema di impegno o di memoria?
«È un difetto dell’uomo. È vero che non si può vivere con l’ansia, ma serve una preparazione e una memoria sugli eventi eccezionali. Perché come vediamo ogni giorno ce ne saranno sempre di più».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
